Roma, 13 settembre 2026 – Dietro il botta e risposta fra Zelensky e Putin c’è il duello su chi stabilirà la geometria del negoziato. L’ambasciatore Ettore Sequi, presidente dell’Atlante Geopolitico Treccani e già segretario generale della Farnesina ha spiegato la strategia che potrebbe trovarsi dietro le parole del presidente ucraino.
Ambasciatore Sequi, Zelensky invita Putin al G7 di Miami e il Cremlino replica invitandolo a Mosca. È il solito balletto diplomatico?
“C’è una continuità, ma anche una discontinuità. La novità è che non si sta ancora negoziando direttamente la pace: si stanno negoziando le condizioni alle quali un vero negoziato potrebbe cominciare. Zelensky vuole dimostrare a Washington e all’opinione pubblica internazionale di non essere lui a impedire il dialogo: si dice pronto a incontrare Putin. E Putin, naturalmente, non vuole apparire come quello che chiude la porta”.
Si decide chi detta le regole?
“Sì, perché la vera partita riguarda la geometria del negoziato. Zelensky non vuole che diventi esclusivamente russo-americano, mentre Putin non vuole che sia semplicemente russo-ucraino: per Mosca l’interlocutore fondamentale resta Washington. E gli Stati Uniti, che hanno fretta di arrivare a qualche risultato, cercano di mantenere l’abbrivio diplomatico. Chi riesce a determinare la geometria del negoziato può influenzarne l’agenda, le condizioni e soprattutto il perimetro del compromesso”.
Perché proprio Miami?
“Perché Miami gli permette di evitare un duello bilaterale con Putin, nel quale la Russia sarebbe inevitabilmente favorita. Zelensky dice: sono pronto a incontrare Putin, ma voglio farlo all’interno di una cornice internazionale e multilaterale, nella quale Mosca non possa determinare unilateralmente le condizioni. Putin risponde ‘vieni a Mosca’ proprio perché accettare Miami significherebbe accettare la cornice diplomatica di Zelensky”.
Una cornice che consentirebbe anche all’Europa di rientrare nel negoziato senza risultare troppo indigesta a Trump?
“Esatto. La battaglia, oggi, non si combatte soltanto sul terreno per conquistare territori, ma anche per conquistare il controllo della forma del negoziato. Zelensky insiste sul fatto che un incontro debba produrre risultati: vuole essere dentro il processo fin dall’inizio, non essere informato alla fine di decisioni prese da Mosca e Washington. E la cornice multilaterale gli consente anche di riportare indirettamente l’Europa dentro la partita”.