Nella prefazione al libro “Appennino Bike Tour. 3.100 km di pedalate facili lungo stradine secondarie”, scritto da Sebastiano Venneri per Mondadori, il cantautore ricorda gli anni dell’infanzia trascorsi nella sua Pàvana
Nelle sue opere Francesco Guccini ricorda più volte gli anni dell’infanzia trascorsi sulle montagne dell’Appennino, nella sua Pàvana. Quei monti che è tornato ad abitare da più di vent’anni. A Pàvana, nel 1989, dedica il suo primo romanzo, Cròniche epifaniche. Un forte senso di appartenenza ai luoghi di origine ha segnato la sua poetica, diventando un tema ricorrente di altri suoi romanzi, come di molte sue canzoni. Ne abbiamo scelte otto, lungo cinquant’anni di onorata carriera. Ecco un estratto della sua prefazione al libro “Appennino Bike Tour. 3.100 km di pedalate facili lungo stradine secondarie”, scritto da Sebastiano Venneri per Mondadori.
Sono nato a Modena, ma i miei primi cinque anni di vita li ho trascorsi al mulino di Pàvana. Poi da Modena sono andato ad abitare a Bologna, dove sono rimasto per quarant’anni, fino al 2001. Da allora sono tornato fisso a Pàvana.
Ogni occasione era buona per “scappare” sulle montagne del mio Appennino: a Natale, a Pasqua, d’estate. […] Pàvana, il Mulino e l’Appennino mi hanno fornito un imprinting che mi ha segnato per tutta la vita […]. Ogni canzone, ogni libro che ho scritto sono stati naturalmente influenzati dal mio bagaglio personale, dal cammino che ho scelto di percorrere, dai ricordi e dalle esperienze che ho affrontato. E così tanti personaggi che ho descritto vengono da qui. Evidentemente queste belle montagne sono il mio bagaglio di vita. A Pàvana ci sono le mie radici, non ne ho mai fatto mistero. Un esempio? Il Mulino di Chicon, che eredita il suo nome da quello del mio bisnonno […]. Io l’ho visto funzionare da piccolo. Era una sorta di centro di intrattenimento, una specie di piazza. Chi veniva coi sacchi di grano, portati in spalla o dai muli, aspettava la fine della macinazione, raccontava le chiacchiere degli altri paesi. Si parlava di tutto, con tutti.
E sarebbe bello che fosse anche questo percorso in bicicletta lungo l’Appennino a riportare un po’ di persone da queste parti, con la voglia di chiacchierare, raccontarsi storie e ripartire un po’ più ricchi. Perché queste montagne arricchiscono chi le attraversa. […] Proprio qualche settimana fa ricordavo, con degli amici, come tante persone se ne siano andate da qui. […] Come dico spesso “i tetti, qui, non fumano più”; i camini sono spenti durante l’inverno perché non c’è più nessuno.
Questa cosa mi dispiace molto perché la Pàvana che ricordo io non esiste praticamente più. Ma io mi sento uno di qui, uno dell’Appennino. Noi montanari siamo come i marinai: giriamo il mondo e poi, quando viene il momento, torniamo a casa. E la mia casa è questa: queste valli, questi boschi, queste montagne.
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