Il comico e scrittore spezzino racconta il suo rapporto con la bicicletta e i centri storici italiani. E promette di partecipare a una tappa dell’Appennino Bike Tour. A patto però di essere “assistito”. Non solo nella pedalata
di LUDOVICA SCHIAROLI
Dal mensile di giugno – La quinta edizione dell’Appennino Bike Tour potrebbe avere un “corridore” molto speciale. Si tratta di Dario Vergassola: comico, cabarettista, scrittore e spezzino doc, che quest’anno potrebbe cimentarsi persino in una tappa per sostenere la causa ambientale. Ma soltanto a determinate condizioni… «Ho preso la mia prima mountain bike quando su Airone c’era ancora la pubblicità del rampichino Cinelli. Sono stato tra i primi matti, eravamo in tre, ad andare sull’Alta Via dei Monti Liguri anche con la neve. Ma era 34 anni fa. Oggi posso dire che una delle più grandi invenzioni dopo la ruota è stato il motore elettrico nelle biciclette, chi ha inventato la pedalata assistita dovrebbe vincere il Nobel. Ha riportato sui monti gente che non ce la faceva più. La pedalata assistita ha riaperto un mondo ai cinquantenni, ai sessantenni: hanno ripreso a fare cose a cui non avrebbero mai pensato. Diciamo che la pedalata assistita sta all’Appennino come il Viagra al sesso».
Lei, da uomo di mare, che rapporto ha con l’Appennino?
Un rapporto antico. Da queste parti andiamo a pescare e a funghi. Mi piace stare in mezzo alla natura, poi quando cammino produco endorfine e scarico l’ansia, non cerco la forma fisica, non l’ho mai avuta né l’avrò, ma mi rilassa. Qui alle Cinque Terre c’è gente che alla mattina butta le nasse in mare, poi va a coltivare la vigna piuttosto che a zappare nell’orto, poi alla sera ritorna sulla barca a riprendere le nasse. La definizione da dare è “contadini vista mare”.
La pandemia ha contribuito a far riscoprire l’Italia dei piccoli borghi. Secondo lei, che cosa servirebbe a questi luoghi per farli vivere non solo come mete turistiche?

Un lavaggio di cervello a quelli che ci abitano (ride, nda). A volte chi vive in questi posti non ne comprende la bellezza. Oggi possiamo dire che in Liguria queste crêuze, queste mulattiere strette e verticali che si arrampicano tra paese e montagna sono il nostro oro e vanno protette. Spesso sugli scalini di pietra si trovano antiche incisioni lasciate dagli scarpellini che con grandissima fatica hanno costruito questi borghi, da proteggere e tutelare. La fortuna di questi posti è che le vie sono strette, non si può posteggiare le macchine, così sono rimasti com’erano. Poi ti guardi attorno e capisci che l’unica cosa che manca qui è la periferia! Certo, devi dare tutti i servizi e le comodità possibili per incentivare chi ci vive a rimanere e il turista a venire. Ma vanno mantenuti come sono, questa è la cosa più importante.
Qual è il gesto ambientalista di cui è più orgoglioso?
Qualche anno fa in un paesino in Toscana, mentre stavamo girando una puntata del programma di Sky Arte sui borghi più belli d’Italia, ci troviamo in una strada incantevole di fronte a una bellissima targa in arenaria. Davanti c’era però un palo con un’insegna orrenda, così ho chiamato il sindaco e non so come l’ho convinto… È arrivato poco dopo con uno smeriglio e ha tagliato il cartello. È stata una delle più grandi buone azioni che abbia mai fatto. Girando per questi borghi mi sono reso conto che siamo invasi da cartelloni assurdi, un inquinamento visivo a cui siamo abituati. In ogni paese c’è poi l’insegna della farmacia, ormai diventata lisergica, colorata, con stelle, rombi. Ti ipnotizza, resti imbambolato lì davanti e se ci arrivi di notte ti sembra di stare a Taiwan. È colpa della lobby dei cartelli! Voi di Legambiente potete capirmi, anzi chiedo il vostro sostegno per una campagna contro la cartellonistica.
Che tipo di turista è Dario Vergassola: sostenibile o insostenibile, consapevole o inconsapevole?
Sono tutto e il contrario di tutto. Ma se domani, con l’aiuto di Legambiente, diventassi Imperatore della Galassia mi impegnerei a fare due cose per l’ambiente. Ci sono quelli che vanno a camminare per i sentieri con il proprio cane, quando fa i suoi bisogni li raccolgono, li mettono nel sacchetto di plastica e poi lo gettano sopra un cespuglio dove magari ce ne sono altri dieci. Ecco, per loro dovrebbe venire un dio che gli prende il cane, lo dà a una famiglia più intelligente e questo signore o signora deve essere privato degli studi che ha fatto. Se è ingegnere deve diventare geometra, se è geometra deve diventare muratore, se è primario deve fare l’infermiere. Ci vuole un meccanismo che gli cancelli gli ultimi studi perché non è in grado di capire. E poi vorrei chiedere agli amici che fanno le gare in bici nei boschi di smettere di spruzzare di rosa e giallo alberi e sentieri, quando vado per i boschi voglio perdermi nei pensieri e l’unico segnale deve essere quello bianco e rosso del Cai.
In nome dell’ambiente sarebbe disponibile a fare l’Appennino Bike Tour in bici? Anche una sola tappa…
Lo farei in nome dell’ambiente, del divertimento e della salute. Sarebbe un’esperienza fantastica, ma devo salvaguardare la mia integrità fisica, le mie ginocchia. Certo la bici con la pedalata assistita… ma bisogna tenere conto che ho 65 anni e vado già assistito in tante alte cose! Per Legambiente però mi potrei offrire volontario per fare un pezzetto piccolo, assistito dallo psichiatra, dallo psicologo… poi mi ci vuole il Lexotan perché sono un po’ particolare io. Nel caso, scelgo l’Appennino tosco-emiliano, dove ci sono dei posti molto belli. Lo farò al passo di un alpino pensionato. Non certo da bersagliere, sia chiaro.
SCARICA IL PDF >>