Sedici anni senza Anna Politkovskaja, la reporter che non abbassava la voce

Un primo piano di Anna Politkovskaja

Il 7 ottobre 2006 la giornalista russa è stata uccisa per i suoi reportage dalla Cecenia e la sua opposizione a Putin. Il ricordo di Amnesty International

 

A volte, mi capita di dialogare con giornaliste e giornalisti sul rapporto esistente tra la loro professione e l’attivismo per i diritti umani. La risposta, quasi sempre, è che si tratta di due attività distinte: nobili ma diverse. Chi fa giornalismo, mi dicono, deve tenere una sorta di “giusta distanza” emotiva dai fatti che racconta, evitando di parteggiare e di perdere, di conseguenza, oggettività. Non ho purtroppo avuto la possibilità di parlarne con Anna Politkovskaja. Tuttavia, credo di non peccare di presunzione nel desumere il suo punto di vista dalla sua storia professionale.
Anna è stata una giornalista e insieme un’attivista per i diritti umani o, ancora meglio, una difensora dei diritti umani. Non c’era nessuna “giusta distanza” per lei, o più semplicemente non c’era una “distanza”. Era “insieme” a ciò di cui scriveva, con una empatia, una solidarietà e una compassione forse senza precedenti. Anna ha interpretato al meglio il senso e il fine del giornalismo. Per citare Robert Fisk, un altro gigante, “il giornalismo è dare voce a chi non ha voce”. La voce di Anna faceva rumore, si opponeva al silenzio che è la colonna sonora dei regimi autoritari. Per questo motivo, esattamente per questo motivo, il 7 ottobre 2006 le è stata tolta la voce.
La riedizione del fumetto pubblicato da “Becco Giallo” è quanto mai necessaria e questo focus su “Nuova Ecologia” è prezioso perché il lascito di Anna è attualissimo. Ci stiamo chiedendo, da oltre sei mesi, che cosa avrebbe scritto Anna sulla guerra della Russia contro l’Ucraina. La risposta, anche in questo caso senza peccare di presunzione, la conosciamo: sarebbe stata dalla parte delle vittime, senza se e senza ma. Sarebbe stata la loro voce. Fino a quando avrebbero chiuso il suo giornale, la “Novaya Gazeta”: cosa effettivamente successa all’inizio dello scorso settembre.

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