Nel segno di Anna Politkovskaja

Un primo piano di Anna Politkovskaja

La figura della giornalista russa, assassinata nel 2006 per i suoi reportage dalla Cecenia e la sua opposizione a Putin, è più attuale che mai. Un graphic novel necessario

la cover del fumetto "Anna Politkovskaja

“A quei giornalisti che scelgono ancora di fare il loro mestiere”. Con questa dedica si apre il volume Anna Poltkovskaja, pubblicato da Beccogiallo nel 2010 e ristampato nelle scorse settimane per il sedicesimo anniversario della morte della giornalista russa, uccisa il 7 ottobre 2006 con quattro colpi di pistola nell’ascensore di casa sua. Su Anna Poltkovskaja sono stati scritti libri, articoli. La sua figura è diventata oggetto di documentari. Questo fumetto – ha scritto nell’introduzione Ottavia Piccolo, interprete del monologo Donna non rieducabile dedicato alla reporter – “completa il ventaglio di accessi a una figura nobile e necessaria come la sua”. E lo fa, ci permettiamo di aggiungere, nella maniera migliore possibile. Per chi conosce bene la sua storia e per chi non ne sa nulla. Dietro l’apparente semplicità di questo esile graphic novel c’è il lavoro straordinario dei suoi autori: lo sceneggiatore Francesco Matteuzzi e la disegnatrice Elisabetta Benfatto, entrambi insegnanti alla Scuola internazionale di comics di Padova.

La storia è raccontata dal punto di vista della stessa Politkovskaja. È la voce della giornalista a ripercorrere i fatti: dal 1999, anno del suo primo viaggio in Cecenia, a pochi mesi dallo scoppio della guerra, al tragico epilogo del 2006 a Mosca, proprio nel giorno del compleanno di Putin. Nel mezzo ci sono le esecuzioni di chi nella repubblica caucasica parlava con lei, le pressioni delle autorità per “rieducarla”, le tensioni nella redazione della Novaya Gazeta. C’è il sequestro del teatro Dubrovka, con la giornalista nel ruolo di mediatrice. E poi la sconvolgente vicenda della scuola di Beslan, in Ossezia del Nord, dove Anna Politkovskaja non arriverà mai perché avvelenata sul volo aereo. Sono queste le pagine più dolorose del graphic novel: disegnate però senza mancare di rispetto alle persone coinvolte, per la maggior parte bambini, molti dei quali non sono sopravvissuti. L’irruzione delle forze speciali russe nella scuola scatenò un massacro che causò più di trecento morti, fra cui 186 bambini, e oltre settecento feriti.
In appendice il libro riporta anche la cronistoria della vita di Anna Politkovskaja, un intervento del giornalista Andrea Riscassi, fondatore dell’associazione Anna Viva, e la lunga intervista realizzata da Matteuzzi al giornalista Paolo Serbandini, che ha incontrato Anna Politkovskaja in due occasioni. Leggendo il fumetto e gli altri contributi non sembra passato così tanto tempo da quel 7 ottobre del 2006. C’è la guerra, c’è Putin. A mancare è il prezioso lavoro di una straordinaria giornalista, di cui in questi tempi sentiamo ancora di più la mancanza.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER