Roma, 8 ottobre 2025 – Divieto del velo integrale che copre il volto in luoghi pubblici, uffici, scuole e università; regolamentazione dei finanziamenti alle moschee; pene più severe per il reato di induzione al matrimonio mediante l’inganno e la possibilità di punire chi propaganda idee fondate su superiorita’ e odio di natura religiosa: sono le principali misure contenute nella proposta di legge di Fratelli d’Italia contro il “separatismo islamico”. Nel provvedimento, presentato questa mattina alla Camera dei deputati da Sara Kelany, responsabile del Dipartimento immigrazione del partito, dal capogruppo Galeazzo Bignami e dal sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, si legge: “Il presente disegno di legge mira a garantire il rispetto delle leggi e dei principi costituzionali della Repubblica italiana nei campi esposti a rischio fondamentalismo e separatismo religioso. Non si puà, infatti, prescindere dalla considerazione che, sempre più spesso, le confessioni religiose che non abbiano stipulato un’intesa con lo Stato ai sensi dell’articolo 8, comma 3, della Costituzione, si organizzino in modo poco limpido, con il concreto rischio di propagandare ai loro fedeli idee contrarie all’ordine pubblico e pericolose per la pubblica sicurezza. Allo stesso tempo, ragioni di equità e di eguaglianza richiedono che le stesse norme a favore di chiarezza e trasparenza che sono imposte per i finanziamenti a tutte le confessioni riconosciute attraverso le intese con lo Stato italiano, vengano previste anche per le confessioni che tali intese non abbiano sottoscritto, in particolar modo ove provenienti dall’estero”.
Per quanto concerne, poi, gli aspetti penalistici, si ritiene necessario introdurre nuove fattispecie di reato che puniscono condotte spesso prodromiche ad altri e più gravi reati già previsti nel nostro ordinamento, al fine di estendere la tutela ai soggetti più fragili, spesso soggiogati da coloro che, facendosi forti di precetti culturali o religiosi, calpestano i più basilari diritti umani.
L’articolo 1 del documento presentato reca disposizioni in merito al finanziamento e alla realizzazione di edifici di culto, al fine di rendere chiara e trasparente la provenienza dei fondi e di evitare che gli stessi derivino da persone fisiche o giuridiche con fini contrari all’ordinamento dello stato e che possano in qualche modo turbare l’ordine pubblico. L’articolo 2, invece, disciplina la comunicazione dei finanziamenti provenienti dall’estero, specificandoli, al Ministero dell’Interno.
L’articolo 3 modifica, innalzandole, le pene previste dall’articolo 558 del codice penale (induzione al matrimonio mediante inganno), per contrastare al meglio il fenomeno dei matrimoni combinati, che spesso ledono i diritti di persone minorenni o comunque molto fragili.
Si inseriscono, inoltre, due nuove fattispecie penali, relative all‘esame obiettivo di verginità’ e al rilascio del certificato di verginità. È prevista la causa di giustificazione per il medico che effettua l’esame di verginità per ragioni sanitarie. Si prevede, poi, il riallineamento delle disposizioni previste per i reati di violenza sessuale, relative a circostanze aggravanti, ignoranza dell’età della persona offesa, pene accessorie e comunicazione al tribunale per i minorenni (articoli 609 ter, 609-sexies, 609-nonies, 609-decies c.p.), includendo il riferimento alle nuove fattispecie.
Con l’articolo 4 si prevede sia l’allargamento del perimetro del reato di cui all’art. 604 bis del codice penale, disponendo che sia punito anche chi propaganda idee fondate su superiorità e odio di natura religiosa, sia la possibilità, per il Prefetto, di procedere alla chiusura temporanea dei luoghi di culto e delle relative pertinenze in cui si svolgono le condotte delittuose previste nella norma citata.
L’articolo 5 reca il divieto di indumenti che coprono il volto, maschere o qualunque strumento atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in tutti i luoghi pubblici, aperti al pubblico, negli uffici pubblici o privati, nei luoghi di istruzione di ogni ordine e grado e nelle università, al fine di garantire la sicurezza pubblica.