Il cambio della guardia nel preserale di Canale 5 è importante perché da una parte chiude la parentesi di Caduta Libera affidata a Max Giusti, assunto da Mediaset per occuparsi di un paio di eredità pesanti. Mon solo il programma storicamente affidato a Gerry Scotti, ma anche una edizione di rilancio di La Sai l’Ultima. Un cambio che riporta al centro della scena Paolo Bonolis con la sedicesima edizione di Avanti un Altro. Com’è andata davvero…?
Caduta Libera, com’è andata
Partiamo dalla versione ufficiale della rete, affidata alle parole del direttore di rete Giancarlo Scheri: “Max Giusti ha presidiato per la prima volta e con successo il preserale di Canale 5, portando energia e leggerezza.”
I numeri dicono che la media stagionale supera di poco i 2,5 milioni di spettatori, 17% di share individui, 18% sul target commerciale. Solo in qualche puntata la trasmissione ha sfiorato i 3 milioni. Sono mancati i campioni storici, gente come Nicolò Scalfi che portò a casa oltre 800 milioni di euro o Michele Marchesi, costretto a lasciare il titolo dopo 103 serate da imbattuto perché aveva esaurito ferie e permessi e doveva tornare al lavoro.
I freddi numeri
Nonostante siano mancati i campioni indimenticabili, quelli di Caduta Libera sono numeri comunque rispettabili. Anche se non hanno mai messo paura a nessuno. L’Eredità di Marco Liorni su Rai 1 alla stessa ora ha viaggiato stabilmente sopra il 21-25%, con picchi che superavano i 4 milioni di spettatori. Il divario non è un dettaglio tecnico: in una fascia così strategica per la costruzione dell’inerzia serale, ma soprattutto per l’appeal dei grandi brand commerciali, perdere 8-10 punti di share rispetto al concorrente diretto significa che quella fascia non ha funzionato come avrebbe dovuto.
Giusti lo sapeva. A febbraio, in un momento di ascolti particolarmente difficili (14% contro il 25% di Liorni), aveva detto a Repubblica: “L’importante è fare bene le cose, oggi per un punto di share si scatena l’inferno.” È la risposta –molto onesta e sincera per la verità – di chi ha capito il problema e sa di non poterlo risolvere.
Caduta Libera, cosa ha funzionato
L’inizio è stato sorprendente. La prima puntata di Caduta Libera con Giusti aveva fatto 3,7 milioni di spettatori con il 24% di share, un numero che nessuno si aspettava e che per un momento aveva fatto sembrare la stagione più brillante di quanto si profilasse poi. Il debutto su Canale 5 di un conduttore che portava con sé la curiosità del cambio, e quella curiosità si è trasformata in ascolti.
Giusti ha portato nel preserale un’energia che Caduta Libera, nella sua versione con Gerry Scotti, non aveva nel senso dell’improvvisazione e della leggerezza. Scotti era il classico padrone di casa rassicurante, quello che il pubblico del preserale conosce a memoria e che forse vuole vedere ogni sera.

Caduta Libera, Giusti e Isobel
Giusti è un personaggio televisivo diverso: più reattivo, meno prevedibile, capace di sfruttare l’imprevisto meglio di chiunque altro. Ma a volte capace anche di eccedere un po’: nel tono della battuta, nel complimento, nel calore. Con i concorrenti più estroversi e situazioni che uscivano dal copione, con le battute a caldo… lì Giusti funzionava. In qualche altro caso diventava un orpello.
La scelta di affiancargli Isobel Kinnear, ex ballerina di Amici, ha aggiunto un elemento di riconoscibilità per il pubblico più giovane senza stravolgere la struttura del programma. E l’introduzione di nuovi giochi nella seconda parte della stagione, con il montepremi tornato a 500mila euro dal 2 febbraio, ha provato a dare nuova tensione a un format che diversamente rischiava di apparire piatto.
Cosa non ha convinto
Il problema di fondo non era Giusti: era il confronto. Caduta Libera è un format israeliano storico, comprato e adattato al mercato italiano, con una struttura rigida e un ritmo che non lascia molto spazio alla personalità del conduttore. Scotti ci aveva costruito sopra una presenza quasi notarile: la sua autorità derivava dalla posizione, non dall’improvvisazione. Giusti ha tentato di fare il contrario, di iniettare personalità in un meccanismo che non era progettato per assorbirla.
Quanto a Isobel… carinissima, sufficientemente svagata da essere simpatica. Ma quando Giusti le chiede spiegazioni a domande o risposte e lei nel suo italiano stentato tenta di sembrare autorevole il meccanismo risulta davvero molto forzato. Come le troppe, davvero troppe inquadrature sullo stacchetto di Bottiglie Vuote dei Pinguini Tattici Nucleari.
Il risultato è stato una stagione trasversale, senza un’identità ben precisa. Non abbastanza Scotti da rassicurare il pubblico fedele, non abbastanza Giusti da attirarne uno nuovo più amante della situazione comica.
D’altronde il preserale è la fascia più conservativa della televisione italiana: il pubblico non accende il televisore alle sei di sera per essere sorpreso ma solo per ritrovare qualcosa che già conosce. E Giusti, per quanto bravo, onesto e volenteroso, non era ancora abbastanza conosciuto in quella fascia da diventare il punto di riferimento che il preserale richiede.
Max Giusti è davvero il personaggio giusto?
Dipende per cosa. Per Caduta Libera nel preserale di Canale 5, i numeri dicono che la risposta è complicata. Il format non esalta le sue qualità migliori, e la concorrenza di Liorni su Rai 1 non lascia spazio agli esperimenti.
Ma Giusti nel 2026 ha dimostrato di funzionare bene altrove. Scherzi a Parte, che Mediaset gli ha affidato in prima serata mettendogli addosso una scommessa mica da ridere, ha girato numeri ben diversi. È lì, in un contesto che richiede reazione, improvvisazione e gestione del caos, che il suo profilo emerge in modo più pulito. Giusti paradossalmente ha fatto meglio nel prodotto più complicato e difficile, quello dove molti prima di lui avevano fallito.
“Torno un po’ a casa, ne ho bisogno”, ha detto Giusti nel congedarsi finale da Caduta Libera. È la frase di chi ha fatto il suo lavoro, l’ha fatto correttamente, pur sapendo benissimo che non fosse il suo territorio naturale.