La prima stagione de I Cesaroni usciva nel 2006. L’Italia era Campione del Mondo e i tempi fra costume, società e cultura erano molto diversi da oggi. Vent’anni dopo la famiglia della Garbatella più conosciuta del piccolo schermo c’è ancora: i palazzi sono quelli, persino la casa è la stessa, ma è cambiato tutto. Due decadi non sono uno scherzo, periodo di tempo in cui questa famiglia – televisivamente parlando – è tornata qualche volta per poi prendersi una pausa piuttosto lunga.
L’ultimo episodio, prima del ritorno recentissimo, è datato 19 novembre 2014. Da allora sono trascorsi 12 anni. Un’attesa che, senza dubbio, nella mente degli appassionati ha aumentato la voglia e la curiosità di capire se ci potessero essere gli estremi per un domani mediatico dalle parti della bottiglieria più nota della Garbatella.
I Cesaroni sono tornati
Quel domani è diventato oggi, fra curiosità, battaglie realizzative (portare a termine le riprese e mettere in piedi la produzione della nuova serie non è stato semplice) e necessità di palinsesto. Il 13 aprile 2026 I Cesaroni tornano in prima serata con nuove storie e qualche rimando al passato. Senza memoria è impossibile andare avanti, quindi Amendola (che del progetto eredita anche la regia) non fa tabula rasa ma quasi. Cerca di iniziare un nuovo cammino ricordando quelli che c’erano e non ci sono più.

A cominciare da Antonello Fassari. Fratello nella fiction e amico fraterno nella vita per il regista e l’attore romano. Il compianto interprete al ritorno dei Cesaroni avrebbe dovuto prendere parte, ma il destino (beffardo) ha compiuto altre scelte. Adesso Fassari è altrove, a guardare la serie da una prospettiva privilegiata che ha fatto commuovere un Paese intero. Al netto delle uscite di scena forzate, ci sono alcuni personaggi che non ritroviamo per motivi legati ad accordi economici e disponibilità.
Una rivoluzione a metà
Non si parla soltanto di Elena Sofia Ricci e Alessandra Mastronardi, senza contare Micol Olivieri, che dal cast si erano già allontanate qualche anno fa. Il riferimento, in particolare, è a Max Tortora che avrebbe dovuto e potuto interpretare Ezio Masetti. Il meccanico amico di famiglia che sosteneva, in termini interpretativi e di sceneggiatura, la fiction più amata a colpi di imprevisti ed espedienti narrativi di tutto rispetto. I Cesaroni, in origine, erano un quartetto: Giulio, Cesare, Augusto ed Ezio. Uniti si vince. Infatti vincevano e vincono. Le battute delle loro imprese televisive si ricordano ancora.

Oggi l’unica grande verità l’ha detta Matteo Branciamore nel primo episodio di quello che è un reboot intriso di possibilità e con poco slancio: “Anche i Cesaroni cambiano”. È lecito sottolinearlo perchè pensare di ritrovare tutto come vent’anni fa sarebbe stato anacronistico, però non si può neppure pretendere di tornare alla Garbatella (mediaticamente parlando) senza sapere tutto quello che è successo prima.
Giulio Cesaroni sempre più solo
L’inizio della nuova serie cerca di fare un riassunto delle puntate precedenti, affidato alla solerzia di uno dei nipoti di Giulio che, con il pretesto di un video per la promessa di matrimonio dei genitori, serra le fila di quanto staremo per vedere. Non basta, non è sufficiente perché Giulio Cesaroni (Claudio Amendola) si è ritrovato senza le spalle artistiche di una vita intera. Il suo personaggio si nutre delle peripezie degli altri che sarebbero state risolte con la solita lucidità e con qualche strategia particolarmente controversa e divertente racchiusa in quello che gli estimatori chiamano “metodo Cesaroni”.
Ora tutto questo non c’è più perchè, di fatto, non ci sono più gli artefici che lo hanno portato alla ribalta. Non c’è più Cesare con i suoi ‘Che amarezza’, non c’è più Ezio che evita di andare in officina con ogni scusa. Accompagnato dall’immancabile Corriere dello Sport sotto braccio che avrebbe letto di nascosto sullo sgabello della bottiglieria per trascorrere un’altra giornata fra l’ennesima goliardata e qualche imprevisto da risolvere. Non c’è più nemmeno Augusto, incarnato da Maurizio Mattioli che partecipa nella prima puntata (il tempo di incasinare, quanto basta, le sorti dei Cesaroni) della nuova stagione per poi sparire.
Matteo Branciamore e la maturità di Marco Cesaroni
A Giulio Cesaroni cosa resta? Una bottiglieria – diventata ristorante per necessità – da mandare avanti con tanti nuovi amici e colleghi (incarnati da Lucia Ocone e Ricky Memphis, senza contare la parentela acquisita per esigenze di copione con Marta Filippi) ma nessun complice. Giulio Cesaroni è solo, e per questo defilato. Nei nuovi Cesaroni il centro della scena non è lui, ma suo figlio Marco con la moglie (anzi, futura moglie) Virginia e due figli.
Una avuta da Eva che arriva a Roma per stare accanto alla famiglia paterna, l’altro frutto dell’amore con la nuova compagna che lo ha portato nella sua vita con tutto quel che implica. Spazio per costruire una nuova complicità esiste e sicuramente ci sarà modo di capire e provare a interpretare nuovi possibili sviluppi nell’arco di 5 puntate, ma per il momento a rubare la scena c’è il grande vuoto lasciato attorno al protagonista principale.
L’importanza dei legami
Catapultato nell’ennesimo ciclone familiare, ma rimasto orfano delle sue spalle migliori. Gli amici fidati e due fratelli con cui è cresciuto che valgono più di qualunque altra cosa. I Cesaroni sono stati definiti troppo spesso una serie sulla famiglia: non è così. I Cesaroni sono una fiction che determina l’importanza della complicità. Quei legami che possono essere di sangue, ma diventano importanti anche e soprattutto quando avvengono con parenti acquisiti o amicizie improbabili. I Cesaroni trasudano autenticità da ogni poro. Stavolta, in questo reboot, ci sono molti spunti da portare avanti ma troppa lentezza e anche qualche risvolto retorico che non lascia spazio a sorprese.
È un peccato perché le premesse per far bene ci sarebbero anche. Parlare di disabilità in televisione, ad esempio, con particolare riferimento allo spettro autistico è una grande opportunità inclusiva. Serve, tuttavia, anche qualcos’altro che faccia uscire chi guarda da quel loop di scontentezza e retorica che popola, nella maggior parte dei casi, le altre fiction presenti sul piccolo schermo. Il valore aggiunto de I Cesaroni è sempre stato l’essere imprevedibili e travolgenti. Nella settima edizione, almeno in questo inizio, è tutto troppo prevedibile. Tanta attesa per qualcosa che forse poteva essere anticipato.
Tra Beautiful e Ritorno al Futuro
Con i sè e con i ma non si fa la storia, ma non attendere 12 anni prima di tornare in scena magari avrebbe aiutato. Anche solo per il fatto che avremmo potuto avere Fassari in una forma smagliante. Tuttavia ora I Cesaroni sono questo e il ricordo di Antonello Fassari, in un messaggio vocale dal tono commovente, da solo vale tutto l’esordio del nuovo capitolo intriso di scenari da scoprire.
Un settimo capitolo che sembra un mix fra Beautiful e Ritorno al Futuro alla amatriciana dove a prevalere, per il momento, sono i rimpianti e un pizzico di malinconia. Magari, visto anche il periodo complicato lontano dagli schermi, sarebbe servita qualche risata in più. Arriveranno, forse, i sorrisi. Intanto rimane un grande punto interrogativo su un reboot particolarmente atteso e clamorosamente svilito dall’usura del tempo e la mancata volontà di ricercare davvero qualcosa di nuovo e pungente.