Roma, 18 aprile 2026 – Donald Trump rinfocola la polemica contro il Papa e taglia i finanziamenti alla Chiesa cattolica statunitense sull’immigrazione, altro tema incandescente nei rapporti mai così tesi fra Washington e Santa Sede. Dalle parole ai fatti in uno scontro che la Casa Bianca, nonostante il rischio più che concreto di perdere il voto cattolico alle elezioni di Midterm, non sembra intenzionata a ridimensionare. Leone XIV non si sottrae alla denuncia della guerra e dal Camerun, seconda tappa del suo primo viaggio in Africa, sottolinea come “l’umanità abbia fame di pace”. Quindi, sempre dalla cattedrale di Bamenda, alza il tiro, parlando “di un mondo devastato da una manciata di tiranni”. Un messaggio forte e deliberatamente non circostanziato, ma che, nel contesto della diatriba con la Casa Bianca, deve aver fatto fischiare le orecchie a Trump.
Poche ore dopo l’omelia del Pontefice, il tycoon, senza rinunciare alla sua proverbiale verve messianica – il capo del Pentagono Pete Hegseth gli va a ruota in una funzione religiosa, inciampando però su un falso versetto biblico, tratto in realtà dal film Pulp Fiction –, sciorina la sua lezione (di Religione) al successore di Pietro. “Il Papa deve capire che questo è il mondo reale”, scandisce Trump, parlando sul prato antistante la Casa Bianca, concedendo a quei cattolici conservatori desiderosi di deporre l’ascia di guerra con il Vaticano la sola garanzia di “non avere nulla contro il Pontefice”. Flebile, considerando che poco dopo aggiunge: “Devo fare ciò che è giusto, il Papa deve capirlo”. Sottinteso, Prevost ’benedica’ il conflitto in Iran.
https://www.quotidiano.net/esteri/mistero-degli-scienziati-usa-scomparsi-o-morti-dyw7rxp0
Ma su questo ultimo tema è l’episcopato Usa a rimandare in Catechesmo il vice di Trump, JD Vance, per il quale “Dio sostiene le guerre giuste”. Non proprio, a leggere la dichiarazione di monsignor James Massa, presidente della Commissione per la Dottrina della Conferenza episcopale statunitense. Secondo il presule, per essere accettabile a livello di dottrina cattolica un conflitto “deve essere una difesa contro un altro che conduce attivamente la guerra”. Quanto successo e accade a Teheran appare piuttosto un’applicazione del si vis pacem para bellum. Così, sullo sfondo di questa logica, pur confidando nella conversione del tycoon, il cardinale filippino Pablo David lancia l’allarme: “Una guerra nucleare non è un timore irrealistico, questo suscita comprensibilmente grande preoccupazione”.
https://www.quotidiano.net/esteri/meloni-parigi-stretto-di-hormuz-xxady5zr
Resta da capire, se, come e quando Trump ricucirà con la Santa Sede. Per il momento preferisce colpirla. Indirettamente e sul piano finanziario. L’amministrazione Usa ha rescisso un contratto da 11 milioni di dollari, attivo da 60 anni, per l’assistenza ai bambini migranti con la Catholic Charities di Miami, citando il calo dell’immigrazione clandestina come fattore determinante.
https://www.quotidiano.net/esteri/meloni-parigi-stretto-di-hormuz-xxady5zr
“Il presidente Usa dovrebbe avere tutto l’interesse a recuperare con il Vaticano, dato il disastro causato – è l’analisi di Giovanni Maria Vian, ex direttore dell’Osservatore Romano –, ma è difficile prevedere il comportamento di un narcisista”. A definirlo così “è stato l’intellettuale cattolico conservatore statunitense George Weigel. Tuttavia, bisogna tenere conto del fatto che la linea del presidente, oltre ad essere imprevedibile, potrebbe anche nascondere una strategia. Quale? Non è dato saperlo”. Di chiaro c’è che, se con Francesco la destra cattolica Usa fece fronte comune davanti al pericolo rosso in Vaticano, ora il primo pontificato americano nei fatti l’ha frazionata. Almeno sul rapporto Casa Bianca e Santa Sede, Impero e Chiesa.