Miliardario a caccia di trofei muore schiacciato da 5 elefanti: “Voleva la testa di un’antilope dal dorso giallo”

Roma, 24 aprile 2026 – Ernie Dosio aveva cacciato elefanti per tutta la vita. Li aveva inseguiti, abbattuti, montati sulle pareti delle sue sale trofeo. È morto calpestato da uno di loro, in una foresta del Gabon, mentre cercava tutt’altro. Dosio, 75 anni, cacciatore californiano e proprietario di vigneti, sarebbe morto il 17 aprile 2026 in Gabon. Si trovava nella foresta pluviale del Parco nazionale di Lopé-Okanda, guidato da un professionista, per una battuta da 30.000 sterline alla ricerca del raro duiker dal dorso giallo, un’antilope schiva, e del bufalo nano di foresta, entrambi cacciabili con regolare licenza. La vicenda è stata riportata dal Daily Mail.

Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, il gruppo si sarebbe imbattuto in cinque elefanti femmina con un cucciolo. Gli animali, nascosti nella vegetazione fitta, sarebbero apparsi “dal nulla” caricando immediatamente. Il cacciatore professionista sarebbe stato scaraventato via e disarmato, mentre Dosio, rimasto con un fucile da caccia, l’unico consentito per quel tipo di preda, sarebbe stato calpestato mortalmente. La morte sarebbe stata rapida. La compagnia safari Collect Africa avrebbe confermato l’episodio in una breve nota, indicando il rimpatrio della salma negli Stati Uniti.

Chi era Ernie Dosio

Dosio cacciava fin da giovane e nel corso della vita avrebbe abbattuto elefanti, leopardi, rinoceronti, bufali e leoni in Africa, oltre a numerose specie di cervi negli Stati Uniti. Possedeva sale trofeo private con centinaia di esemplari imbalsamati. Le sue attività, viene sottolineato, si svolgevano nell’ambito di licenze e programmi di gestione faunistica.

Sul piano professionale era proprietario della Pacific AgriLands Inc, azienda con un grande vigneto a Modesto e attiva nella gestione di realtà vinicole locali. I figli Jeff e Blake lavorano entrambi nell’attività di famiglia.

Era anche una figura di primo piano nella comunità di Lodi: membro del Sacramento Safari Club, membro a vita di California Wildfowl, nel consiglio della Lodi Winegrape Commission e per trent’anni “Grande Alce” nel distretto centrale della California degli Elks, associazione filantropica da 750.000 membri impegnata a sostegno di veterani, giovani e vittime di catastrofi. Organizzava mensilmente eventi di raccolta fondi frequentati da giudici, imprenditori e personalità locali. Il segretario della loggia Tommy Whitman lo ha ricordato su Facebook come “un pilastro della comunità, sempre pronto ad aiutare chi ne aveva bisogno senza mai cercare riconoscimenti”.

Il contesto: caccia a trofeo e incidenti recenti

Il Gabon viene spesso definito “l’ultimo Eden africano”: circa l’88% del territorio è coperto da foreste e ospita una quota significativa degli elefanti di foresta rimasti al mondo. Le elefantesse possono raggiungere dimensioni imponenti e velocità elevate, rendendole estremamente pericolose in caso di attacco.

Episodi simili, seppur rari, non sono nuovi. Nel 2024 il cacciatore americano Asher Watkins è morto in Sudafrica in seguito all’attacco di un bufalo durante una battuta nel Limpopo. Nel luglio dello stesso anno fece scandalo l’uccisione del leone “Blondie” in Zimbabwe, attirato fuori dalla riserva con carne in putrefazione e abbattuto da un cacciatore a trofeo, episodio che ha riacceso i ricordi della morte del celebre leone Cecil nel 2015, ucciso da un dentista americano con arco e frecce.