Garlasco (Pavia) – “Io ti dico la verità, Sempio non l’ho mai visto”. In un’intercettazione del 13 marzo 2025 Giuseppe Poggi parla con il figlio Marco e con la moglie Rita Preda. La famiglia di Chiara si trova così, stranamente, coinvolta nella nuova inchiesta sull’omicidio del 13 agosto 2007 a Garlasco non solo come parte offesa. Un “clima di opposizione – scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano nelle Informativa finale – con la famiglia Poggi che legittimamente osteggia le indagini riaperte dalla Procura della Repubblica di Pavia; dal primo momento si è registrata una difesa apodittica di Andrea Sempio e della sua totale estraneità alla dinamica omicidiaria”.
Le anomalie segnalate dagli investigatori
Tra le anomalie segnalate dagli investigatori innanzitutto la “discordanze” rispetto alla frequentazione della casa da parte dell’indagato amico del figlio. “Perché se veniva – precisa però Giuseppe Poggi nell’intercettazione del marzo dello scorso anno, a indagine già nota – quando veniva con mio figlio, io ero a lavorare, quando tornavo la sera alle sei dal lavoro non c’era più Sempio a casa mia”. I carabinieri, oltre alla “ostilità” dello stesso Marco Poggi rilevata nell’audizione del 20 maggio dello scorso anno, in particolare sui video intimi della sorella con il fidanzato che per gli inquirenti sono il movente, riportano anche alcune intercettazioni alla famiglia della vittima che riferiscono che i legali sarebbero stati contattati dall’ex pg di Milano Laura Barbaini “a suggerire di far intervenire formalmente la Procura Generale di Milano” ipotizzando quasi “un potere censorio alla legittima attività della Procura di Pavia”.
La dura nota della famiglia Poggi
“Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia – replicano con una durissima nota gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali dei genitori e del fratello di Chiara Poggi – abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima, la cui incredibile colpa sarebbe stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale concluso con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio”.

“Per rispetto istituzionale – proseguono i legali della famiglia Poggi – abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività d’indagine compiute dai carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici’, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l’omicidio di Chiara e interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza”.