Roma, 13 maggio 2026 – “Partiamo dai fatti e non dal panico. È una malattia che ha una contagiosità bassissima e diventa trasmissibile solo nelle fasi finali in presenza di un contatto prolungato”. Andrea Crisanti, microbiologo, già docente all’Università di Padova e all’Imperial College di Londra, oggi senatore eletto come indipendente nel Pd e segretario della Commissione Cultura, Istruzione e Ricerca, invita a non creare allarmismo riguardo ai recenti casi di Hantavirus.
La donna affetta da Hantavirus, salita per pochi minuti sull’aereo Klm, può aver contagiato altri passeggeri?
“Tutto è possibile, ma rimarrei molto, molto sorpreso”.
È necessario un contatto prolungato?
“La variante sudamericana di Hantavirus colpisce i polmoni e nei casi gravi, in condizioni di vicinanza a pazienti per prolungati periodi di tempo, ha una bassa capacità di trasmettersi da uomo a uomo. Una contagiosità simile si riscontra nel virus Ebola: soltanto le persone che accudiscono i malati, in genere, si ammalano. La gravità della malattia non necessariamente si associa alla contagiosità”.
I campioni biologici del 25enne calabrese – uno dei 4 italiani a bordo del volo Klm – che avrebbe presentato sintomi simili a quelli dell’Hantavirus, saranno inviati allo Spallanzani di Roma. Esclude possa risultare positivo?
“Con la biologia attuale del virus sarebbe veramente sorprendente. Nel caso risultasse positivo bisognerebbe sequenziare il virus per vedere se è cambiato”.
In attesa degli accertamenti clinici necessari, la quarantena precauzionale per chi ha avuto contatti con persone affette dal virus è una misura necessaria?
“È una misura precauzionale che non mi sento di stigmatizzare. È una malattia che ha una mortalità del 30-35%, ed è nell’interesse dei pazienti che venga individuata precocemente in modo da iniziare la terapia giusta”.
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Isolare le persone esposte al virus ci mette al riparo dal rischio epidemico?
“Non c’è tale il rischio. Il recente focolaio è dovuto al particolare ecosistema presente all’interno di una nave, che è estremamente fragile: migliaia di persone stipate in spazi angusti che condividono servizi comuni, bagni, piscine. Il fatto che ci sia stato un piccolo cluster non stupisce nessuno. Lo scorso anno ci sono stati 220 casi di Hantavirus in Sud America, ma non c’è stato mai alcun focolaio. Sono tutte persone che si sono contaminate con deiezioni di roditori. Il Covid era un virus nuovo, che non si era mai trasmesso all’uomo, non se ne conosceva la biologia. Di questo virus si sa praticamente tutto, ci sono già dei test”.
C’è la possibilità che alcune persone, magari asintomatiche, sviluppino una maggiore contagiosità?
“No, perché questa è una malattia che colpisce le vie aeree profonde. Prima che il virus venga emesso la persona sta molto male”.
A quanto sembra è già corsa al vaccino, a oggi inesistente.
“Il vaccino non è realizzabile perché su una malattia che ha 220 casi all’anno manca la possibilità di testarlo. Dal punto di vista epidemiologico bisognerebbe fare un esperimento che dura 10, 20 anni prima di avere un numero di casi sufficiente. E non ci sono neanche i numeri per giustificarlo dal punto di vista economico”.