Flotilla, la scrittrice Anna Foa: “Sembrava Guantanamo, Ben-Gvir è un fanatico”

Roma, 21 maggio 2026 – “Sembrava Guantanamo”. Il giudizio di Anna Foa sul video realizzato con gli attivisti della Flotilla dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, non prevede sfumature. Per la storica e scrittrice torinese, vincitrice del Premio Strega Saggistica lo scorso anno col suo Il suicidio di Israele (Laterza), sono “immagini di una gravità inaudita che potranno costituire un pericolo per gli ebrei nel mondo”.

Foa, la sua prima impressione qual è stata?

“Quando tutti hanno iniziato a chiamarmi ero in treno e non avevo visto il video. Me lo hanno descritto e già solo a parole mi è sembrato un gesto di una gravità inaudita. Poi, arrivata a casa, l’ho visto e non volevo crederci: mi si sono drizzati i capelli”.

Non sembra un video improvvisato: i sorrisi, la sfilata, l’inno, la bandiera di Israele. Lei cosa pensa?

“Credo sia un gesto politico e studiato per dirci qualcosa di molto chiaro”.

Manifestazioni per la Flotilla
Gli studenti del liceo classico Carlo Rinaldini di Ancona si sono riuniti stamattina davanti a scuola e hanno organizzato uno sciopero per chiedere l’immediato rilascio e la liberazione del loro professore di filosofia e Scienze Umane, Vittorio Sergi, sequestrato e arrestato dalla Marina israeliana mentre si trovava a bordo di una delle imbarcazioni della missione umanitaria Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza, 20 maggio 2026. ANSA/Mazzanti Francesco

Ovvero?

“Ben-Gvir ha voluto dire al mondo: noi possiamo fare quello che vogliamo, arrestare tutti in mezzo ad acque internazionali, incarcerare, trasformare la dignità umana in polvere”.

Il ministro degli Esteri israeliano si è dissociato dal collega.

“Se perfino Gideon Sa’ar ha protestato, perché ha capito che questa cosa era grossa e avrebbe avuto conseguenze”.

Quali conseguenze prevede?

“Un’azione del genere rischia di rendere Israele uno Stato canaglia agli occhi del mondo. Sono scene che ricordano Guantanamo, o la soldatessa di Abu Ghraib che portava al guinzaglio il detenuto. Cose inaudite”.

Che cosa voleva ottenere, secondo lei, Ben-Gvir?

“Il ministro è un fanatico dell’isolazionismo, crede che Israele debba stare da solo e vede chiunque faccia un’azione o si permetta di criticare come un nemico da eliminare. Così ha fatto con gli attivisti della Flotilla in quel video: li ha simbolicamente eliminati. La sua è una cultura dell’annientamento”.

Come reagirà il mondo?

“Credo in una nuova ondata di indignazione globale, come lo scorso settembre, con manifestazioni in tutto il mondo”.

Ma vede il rischio che la protesta si radicalizzi?

“Non credo. Penso, anzi, che, un’azione del genere spinga ancora di più i manifestanti a reagire per contrasto, con la non violenza. Anche se un rischio c’è”.

Quale?

“La reazione del mondo di fronte a una cosa del genere può colorare di antisemitismo l’antisionismo e può coinvolgere la diaspora. Ecco perché l’azione di Ben-Gvir, oltre che deplorevole, è anche molto pericolosa per gli israeliani nel mondo”.

E gli israeliani in Patria, come l’hanno presa, a suo parere?

“Ho visto che il video è una notizia di prima pagina su Haaretz. Con l’altra Flotilla e i precedenti arresti non era successo. Questa mossa, invece, ha fatto chiasso anche in Israele: è una bomba a mano lanciata in una situazione di grande tensione. Ma non credo che Ben-Gvir sia uno sprovveduto, tutto rientra in una sua strategia politica”.

Sembra un’escalation. Concretamente: come se ne esce?

“Io mi auguro che ci sia una ripresa della strategia della pace di Trump, di riconoscimento della Palestina, di pressione economica su Israele e di boicottaggio economico da parte del mondo”.

L’ultima volta non ha funzionato, se non per giustificare licenziamenti, come con Teva.

“Non credo che l’azione sui farmaci, così limitata e circoscritta, possa giustificare dei licenziamenti. Immagino perciò che le ragioni di quella scelta vadano cercate altrove. Il boicottaggio, come strumento politico, è non violento, non sparge sangue e funziona se agisce in larga scala. Con il Sudafrica ha funzionato”.