La favola di Pico Lopes: dal messaggio su LinkedIn al Mondiale con Capo Verde

Atlanta, 16 giugno 2026 – Quando l’arbitro Adham Makhadmeh ha fischiato la fine di Spagna-Capo Verde, il risultato diceva 0-0. Per gli spagnoli è stata una delusione, per Capo Verde una pagina di storia. E tra i protagonisti della serata, dove su tutti ha spiccato il portiere quarantenne Vozinha, c’è stato anche Roberto “Pico” Lopes, difensore centrale che fino a pochi anni fa conduceva una vita molto diversa da quella di un titolare a una partita dei Mondiali di calcio.

Dall’Irlanda a Capo Verde, passando tramite… LinkedIn

La sua storia sembra scritta apposta per ricordare quanto il calcio possa prendere strade imprevedibili. Nato a Dublino da madre irlandese e padre capoverdiano, Lopes è cresciuto lontano dalle rotte tradizionali del calcio internazionale. Prima di diventare professionista a tempo pieno, infatti, divideva le sue giornate tra il pallone e un impiego in banca, dove lavorava come consulente per i mutui. Ha iniziato a muovere i primi passi con i Bohemians, una delle tre squadre importanti di Dublino, in un percorso che però non lasciava immaginare un futuro da protagonista sulla scena mondiale. La svolta è arrivata nel 2019 ed è passata da uno strumento che normalmente serve a trovare lavoro, non a costruire una carriera internazionale. Sul suo profilo LinkedIn è comparso infatti un messaggio inviato da Rui Aguas, allora commissario tecnico di Capo Verde. Lopes, però, non gli ha dato peso. Quel testo era scritto in portoghese, una lingua che non conosceva, e gli è sembrato il classico messaggio indesiderato che finisce nel dimenticatoio. Il difensore ha raccontato più volte di aver ignorato quella richiesta per mesi. Del resto, aveva creato il profilo LinkedIn ai tempi dell’università e praticamente non lo utilizzava più. Soltanto l’insistenza del ct capoverdiano ha cambiato il corso degli eventi. Dopo circa nove mesi è arrivato un secondo contatto, questa volta in inglese. A quel punto Lopes ha deciso di approfondire, ha tradotto il primo messaggio e ha scoperto che non si trattava affatto di spam. La proposta era semplice quanto sorprendente: Capo Verde stava cercando giocatori di origine capoverdiana sparsi nel mondo e voleva sapere se fosse interessato a rappresentare la nazionale. Per Lopes è stata una rivelazione. Pur avendo vestito in passato la maglia dell’Irlanda Under 19, non aveva mai realmente preso in considerazione la possibilità di giocare per il Paese del padre.

Le due partecipazioni alla Coppa d’Africa e l’esordio mondiale

Ha accettato senza esitazioni e da quel momento la sua carriera è cambiata velocemente. Nel frattempo è passato agli Shamrock Rovers e ha deciso di lasciare il lavoro in banca per dedicarsi completamente al calcio. La nazionale capoverdiana gli ha offerto una dimensione nuova, permettendogli di diventare uno dei punti di riferimento della squadra. Negli anni successivi Lopes ha partecipato alla crescita di una selezione che è riuscita a ritagliarsi spazio nel panorama africano, partecipando a due edizioni della Coppa d’Africa consecutive, fino a conquistare una storica qualificazione al Mondiale. Un traguardo impensabile per un Paese di poco più di mezzo milione di abitanti e altrettanto impensabile per quel ragazzo di Dublino che, per quasi un anno, aveva lasciato senza risposta il messaggio che gli avrebbe cambiato la vita. Contro la Spagna, una delle grandi favorite del torneo, Lopes ha guidato la retroguardia capoverdiana con una personalità da veterano. Eppure la sua storia racconta l’esatto contrario. Racconta di un calciatore che lavorava in banca, di un profilo LinkedIn dimenticato e di un messaggio scambiato per spam. Un possibile spam che da lì li porta fino ai Mondiali.