Roma, 25 giugno 2026 – Standing ovation e tre minuti di applausi per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine del suo intervento alla Camera, per gli 80 anni dell’Assemblea costituente. Il capo dello Stato ha parlato in piedi dallo scranno della presidenza.
La Repubblica è di tutti
È il principio scandito dal presidente Mattarella nel suo intervento alla Camera. “Una delle interpretazioni critiche del lavoro dell’Assemblea Costituente – ha ricordato il capo dello Stato – tendeva a presentare lo sforzo di dialogo e di sintesi, che lo contraddistinse, come un compromesso nel senso deteriore del termine, il cui esito si sarebbe tradotto in strutture fragili della Repubblica. Nulla più, secondo quei critici, di un baratto tra i principali protagonisti, la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, ciascuno dei quali avrebbe puntato a salvaguardare visioni se non interessi propri. Al contrario – ha sottolineato Mattarella – si obbediva a un principio elementare che si è, via via, affermato nel comune sentire dei cittadini: la Repubblica è di tutti. La fecondità della stagione costituente la abbiamo misurata nella salute delle istituzioni repubblicane: né rivoluzione in corso tradita né rivoluzione annunciata, come pure qualcuno presumeva di prefigurare, bensì sapiente indirizzo dell’equilibrio tra i diritti dei cittadini e quelli della comunità”.
Nel suo discorso Mattarella ha anche citando una riflessione di Calamandrei. “La Costituzione conserva intatto, per chi resta fedele alla Resistenza, il suo valore di messaggio. Dai suoi articoli parlano a noi le voci familiari, auguste e venerande, del nostro Risorgimento – ha detto –. La Repubblica dell’art. 1, la Repubblica pacifica dell’art. 11 che ‘ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli’, è Giuseppe Mazzini; lo ‘spirito democratico’ che, secondo l’art. 52, deve presiedere alla ricostruzione dell’esercito, è Giuseppe Garibaldi. Nell’art. 8, che proclama tutte le confessioni religiose ‘ugualmente libere dinanzi alla legge’, par di riconoscere la voce di Camillo Cavour; dall’art. 27, che abolisce la pena di morte, parla Cesare Beccaria; dall’art. 115, che riconosce l’autonomia regionale, riecheggia, dopo un secolo, il monito di Carlo Cattaneo: ‘bisogna che le regioni si sveglino alla vita pubblica…’”.
Dopo aver concluso il discorso, in piedi dallo scranno della presidenza, Mattarella si è spostato e prima di raggiungere il suo posto ha salutato la premier Giorgia Meloni. Per il governo, presenti tra i ministri Luca Ciriani, Carlo Nordio, Paolo Zangrillo. Assente il vicepremier Matteo Salvini che è al ministero dei Trasporti (come riferisce il suo staff), mentre l’altro vicepremier Antonio Tajani è in Francia. Dopo l’intervento di Mattarella in aula si sta esibendo l’orchestra e il coro del teatro dell’Opera di Roma diretti da Michele Mariotti.