Eugenia (Roccella) e Luigi (Cavallari) sono stati per cinquanta anni, con i loro due figli, una bella famiglia italiana.
Lei, come ci ha raccontato in un libro che sprizza amore filiale, è cresciuta con due genitori spesso assenti per inseguire i loro sogni. Franco Roccella è stato giornalista de Il Giorno e parlamentare. Fu tra i fondatori del Partito Radicale. La madre Wanda fu invece pittrice, scrittrice, femminista. Eugenia li ha amati nonostante i frequenti abbandoni e li ha persino seguiti nella militanza radicale organizzando in quell’ambito un movimento femminista “della differenza” che è, a ben vedere, la spiegazione delle sue attuali posizioni. Si contrappone infatti alle teorie di genere fluide che negano il sesso biologico producendo, a suo dire, una moderna forma di oppressione maschile. Tuttora rimane il riferimento di una grande area femminista, in parte collocata anche a sinistra.
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Viene disegnata come una “bigotta” ma è protagonista della legge sul femminicidio, raro caso di unanime consenso. Guida il movimento globale contro l’”utero in affitto” che riscontra il sostegno di governi di diverso colore.
Luigi, architetto e docente universitario, la conosce bene e sa quanto il suo percorso politico, nonostante le apparenze, sia stato continuo. La incontra diciottenne e da quel lontano momento la ama, riamato, nel contesto di un meraviglioso rapporto di complicità. La comprende e la sostiene quando per due anni seguirà in Canada, dopo una sfortunata operazione, la madre sprofondata in uno stato vegetativo che si rivelerà per fortuna reversibile.
E così lei, più tardi, sarà lungamente al suo fianco quando un trauma cardiocircolatorio lo paralizzerà con effetti largamente assorbiti. I due vivono in totale simbiosi. Di Luigi ci sono pochissime fotografie. Eppure, discretamente, lui c’è sempre.
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È ben vero che agli eventi preferiscono la compagnia dei figli, le buone letture, l’incontro con i conoscenti che reputano interessanti. Così come Eugenia, per non alimentare gli odiatori che non detesta ma compatisce, rinuncia spesso alla pubblicità mediatica. Persino in queste ore, alcuni di loro, non hanno avuto il buon senso di tacere. Si dirà che è facile parlare bene di chi soffre. È anche vero, tuttavia, che negli amici la tragica separazione di una misconosciuta coppia ideale induce ancor più il desiderio di raccontare la loro perfezione, quell’invidiabile dedicarsi reciprocamente che nasce soprattutto da una vita semplice. Anche se uno dei due fa il ministro. E, vale la pena sottolinearlo, della famiglia.
Comunque finiranno le pazienti ricerche, moltissimi sperano che il terribile dolore non spezzi l’impegno pubblico di Eugenia Roccella.
Le sue esperienze di vita concorrono tutte a riconoscere la necessità di rivitalizzare la fondamentale cellula della nostra comunità. Luigi vorrebbe certamente continuare ad ammirarla.