Baveno, 27 luglio 2026 – È un ritorno felice e inaspettato, quello di Massimo Zamboni a Baveno, località affacciata sul Lago Maggiore, provincia di Verbania, dove il 23 luglio è stato ospite dell’edizione 2026 di “Musica e Spiritualità“, il festival che da quattro anni porta in questi luoghi di grande suggestione naturalistica e ancora lontani dal turismo di massa, i protagonisti della musica italiana invitati a raccontare la loro relazione con le fonti di ispirazione piè profonde
“Nel 1990 – dice – qui, in uno dei grandi hotel del lungolago, la Virgin Records, allora la nostra casa discografica, organizzò una convention internazionale per presentare i suoi artisti e per l’Italia fummo scelti noi, introdotti personalmente da Richard Branson, vestito per l’occasione da mago. Noi inventammo uno spettacolino nel quale imitavamo gli imbonitoti televisivi, per “vendere“ ai buyer arrivati da tutto il mondo il “prodotto“ Cccp”. Il musicista reggiano è da poco arrivato da Ulan Bator, Mongolia e da Pechino, dove ha suonato insieme a Giovanni Lindo Ferretti i brani dei Csi, accompagnati dai giovani musicisti de Lostatobrado, in attesa del tour con tutti i componenti originali che inizierà il 28 agosto a Marzabotto.
Zamboni, la Mongolia continua a essere un riferimento obbligato per Csi e per lei personalmente.
“È una terra sorprendente, nel bene nel male. Ulan Bator è una sorta di enorme periferia cresciuta senza regole, sotto lo sguardo di un popolo che ha dovuto fare i conti velocemente con la modernità. L’elemento più affascinante del panorama sono le palazzine costruite dai sovietici, che ispirano una tenerezza infinita, colori impossibili, azzurrine, dorate, una architettura che esprime adesso tutta la sua umanità al cospetto degli enormi palazzoni del boom edilizio che la soffocano. Non esiste più quell’immaginario affollato di mongoli a cavallo e di yurte”.
In mezzo a tutto questo c’è il Playtime Festival.
“È una realtà importante per la musica dal vivo in Mongolia, uno dei festival più grandi dell’Asia, molti palchi, da quello techno a quello rock a quello di musica tradizionale. Tantissimi ragazzi, nonostante il costo del biglietto equivalga a un mese di stipendio, dimensione occidentale: c’è stata una accelerazione nell’evoluzione dei costumi impressionante, e questo è il risvolto positivo della trasformazione veloce del paese”.
Come è andato il concerto?
“Molto apprezzato, sia dai ragazzi del luogo, sia da un consistente gruppo di italiani che erano in viaggio in Mongolia e sono venuti a sentirci. Tanta curiosità, e per noi l’esperienza bellissima di cantare i brani dei Csi accompagnati da un gruppo giovane, che ha riarrangiato le nostre canzoni, Lostatobrado”.
È vero che c’è un legame particolare che unisce i Cccp a questi giovani artisti che quando avete esordito non erano nati?
“Si, un giorno mi chiama un ragazzo di Reggio Emilia per chiedermi di ascoltare alcuni brani che aveva composto. Era il il figlio dello psichiatra dei Cccp, sentiamo insieme le canzoni, non ascoltavo della musica di gruppo esordiente così’ bella da tanto tempo. Era Lostatobrado, ho pensato subito a loro per le date in Mongolia e in Cina”.
Lo psichiatra dei Cccp?
“Uno degli psichiatri dei Cccp. Ce n’era più di uno che ci seguiva”.