Il ristorante a Roma che stupisce per pasta alle ciliegie e prezzi

La tavola a Roma finalmente si evolve, e con Riccioli d’Oro ritrova guizzi di creatività e identità al di fuori di social e comunicati stampa. Al ristorante di Luca Ronzoni a Montesacro è caduta la dittatura dei video brevi. E l’instagrammabile non è più criterio dirimente per i piatti in menu. Alleluia!

Posso anche confermarvi una nota. Buonissima la Calamarata, ciliegie, foglie di fico e parmigiano. A giudizio di Vincenzo Pagano 2026 la pasta è stata tra i migliori assaggi del Bob Fest 2026 in Calabria (lo trovate a n° 43).

Il ristorante è nato nel 2023 dall’idea dello chef Luca Ronzoni insieme a Damiano Lucidi e Mirko Arena. In un quartiere ormai convertito alla formula mainstream bistrot/vineria con cicchetti/tapas, in cui è quasi assente il tentativo di ristorazione identitaria. La sala sempre piena di Riccioli d’Oro dimostra che la cucina contemporanea e accessibile non solo è possibile ma anche sostenibile.

Il locale si trova in via Conca d’Oro, in una zona lontana dalle rotte della ristorazione del centro. È una posizione che contribuisce a definire il carattere del ristorante. Quindi, un indirizzo di quartiere che propone una cucina più strutturata di quella che ci si aspetterebbe da una trattoria contemporanea, senza arrivare alla rigidità del fine dining.

Riccioli d’Oro e l’atmosfera di casa

Riccioli d'Oro, sala interna

Riccioli d’Oro si è voluto distinguere anche per l’ambiente.

I tavoli in legno, le porcellane, le madie d’epoca e le poltroncine retrò arrivano in parte da abitazioni private. Ci sono un pianoforte d’epoca, una radio di famiglia trasformata in giradischi, vinili e libri. L’insieme non segue un progetto di arredamento uniforme, ma restituisce l’idea di un luogo costruito nel tempo.

È una scelta coerente con il nome del ristorante, che riprende la fiaba di Riccioli d’Oro e i tre orsi di Robert Southey. L’intenzione è quella di creare un ambiente familiare, più vicino a un salotto che a una sala formale.

Anche il servizio segue questa impostazione. La sala è professionale ma diretta, con un rapporto con il cliente che evita formalismi eccessivi. La familiarità però finisce qui. Niente di quello che si assaggia è riconducibile a una cucina casalinga, men che mai casareccia, anche se gli ingredienti sono di facilissima reperibilità. Diversamente, dove starebbe la sorpresa?

Luca Ronzoni e Riccioli d’Oro

Mise en place di Riccioli d'Oro

La storia professionale di Luca Ronzoni passa attraverso diverse cucine di livello, a Roma e all’estero. Ha lavorato da All’Oro di Riccardo Di Giacinto, da Pipero, al Mirabelle, al Capofaro di Salina e all’estero allo Zafferano di Londra e nella cucina di Martin Wishart a Edimburgo. È poi passato dall’Open Colonna e da La Pergola di Heinz Beck, prima di dedicarsi a un progetto personale.

Con Riccioli d’Oro, il percorso prende una direzione precisa: una cucina contemporanea che non rinuncia alla riconoscibilità (e alla sostenibilità, anche economica) degli ingredienti.

Il menu cambia periodicamente, seguendo la disponibilità dei prodotti e la stagionalità. È un principio che riguarda anche i piatti più rappresentativi della cucina. Ronzoni considera infatti la stagionalità parte integrante dell’identità di una preparazione, evitando di trasformare i piatti ‘signature’ in ricette immutabili.

Una parte consistente della carta è dedicata al mondo vegetale. Circa il 60% dei piatti è vegetariano e in buona parte anche vegani (ma senza strillarlo, non è per questo che sono buoni).

Chi la mezza, chi la piena

Riccioli d'Oro, tartare

La carta di Riccioli d’Oro è organizzata in due sezioni.

Le Mezze sono porzioni di dimensioni più contenute, pensate per iniziare il percorso o per essere condivise. Le Piene comprendono invece le portate più sostanziose e abbondanti, primi e secondi.

Una struttura semplice, che permette di comporre la cena senza dover necessariamente seguire un percorso prestabilito.

Tra i piatti che hanno un ruolo stabile nella proposta ci sono l’Onion Ring alla Francese e il Tortello acqua e farina, fusaje e noce moscata. Quest’ultimo prende spunto dalla lasagna e la rilegge attraverso un ripieno di lupini preparati come un ragù, una salsa alla noce moscata e un olio al basilico.

Accanto a queste preparazioni, la carta segue il calendario degli ingredienti. Un approccio che rende il menu meno prevedibile e permette alla cucina di modificare la propria proposta durante l’anno.

Quanto costa il ristorante Riccioli d’Oro a Roma

Babà di Riccioli d'Oro

I percorsi sono da 5, 7 o 9 portate, rispettivamente a 35, 45 e 60 € (con il consigliatissimo pairing di 9 calici sono altri 50 €). Per conoscere la cucina di Riccioli d’Oro a Roma, la cosa migliore è scegliere la degustazione al buio.

È una formula che permette allo chef di avere maggiore libertà nella costruzione della cena e al cliente di affidarsi alla cucina.

C’è anche l’ulteriore possibilità di un percorso da 6 portate, composto scegliendo i piatti della carta, uguali per tutto il tavolo (55 €, più, volendo, 35 € per un pairing di 6 calici).

Cosa si mangia da Riccioli d’Oro (invito stampa)

Fagiolino alla brace di Riccioli d'Oro

A questo punto non resta che entrare nel vivo della degustazione, che si apre con il fagiolino alla brace, pepe verde e alga wakame. Ovvero, come vestire a nuovo il semplice fagiolino, qui c’era tanto sapore, grazie all’abbinamento con le alghe e l’abbraccio di una salsa a base di latte di soia leggerissima e avvolgente.

Cime di Altilia, Trento Doc

Insieme arriva la bolla Cime di Altilia, Trento Doc millesimato 2021 extra brut. Beva elegante, persistente e molto equilibrata, giocata tra le note di mandorla tostata e crema pasticcera.

Peperone alla brace di Riccioli d'Oro

Seconda ‘mezza’ dal menu di Riccioli d’Oro, il peperone alla brace, con panna (di soia) e vodka, libera reinterpretazione delle pennette anni ’80, con la parte fumé demandata ai carboni. Generosa e irresistibile la salsa, che chiama a gran voce la scarpetta prontamente garantita dall’arrivo provvidenziale del cestino del pane (ottimo, del Forno degli Amici).

Riesling di Franz Dahm

Ci abbiniamo il riesling della Mosella Cueser Weißenstein Kabinett trocken di Franz Dahm, annata 2021. Naso intenso ma zero kerosene, anzi. È un tripudio di frutta a polpa gialla, frutta secca e una splendida beva sfumata al bergamotto, lunga e salina.

Mezze alla francese

Ostrica, patate e salsa rouille

Con l’ostrica passata al cannello, patate ed erba cipollina Riccioli d’Oro ci porta nel regno dell’umami, sostenuto dalla cremosissima salsa rouille che esalta i ricordi marini e aggiunge piccantezza.

Ostrica chiama Muscadet, e così è stato: quello firmato da Gunther Chereau nella tenuta di Château du Coing de Saint-Fiacre (Valle della Loira) inganna con un attacco apparentemente esile, ma che si rivela sulla distanza, con una parte iodata e marina lunghissima.

Onion ring alla francese di Riccioli d'Oro

Restiamo più o meno in Francia, con una soupe d’onion liberamente reinterpretata da Riccioli d’Oro. L’Onion ring, che in realtà richiama i menu dei fast food, è tutt’altro. Un guscio cipolloso fuori croccante, dentro cremoso, perché il cuore è di zuppa di cipolle e fontina fondente. Piatto ghiottissimo.

Femina, Etna bianco di Patria

Bello l’Etna bianco in pairing: Femina, di Patria, da uve 100% Carricante coltivate a 700 metri slm, affinate in acciaio. Schietto ed elegante insieme, un bouquet avvolgente di fiori bianchi e agrumi che con il sostare del vino nel calice diventano sempre più maturi.

Le piene di Riccioli d’Oro

La prima ‘piena’ è la calamarata alla purea di ciliegia, olio di foglia di fico, parmigiano di bruna alpina e ciliegie confit. La diffidenza iniziale sfuma al primo assaggio: la pasta, volutamente indietro di cottura, resta callosa e cattura l’essenza acidula della ciliegia in doppia consistenza, mentre l’olio di foglie di fico rivela una nota di cocco che chiude il cerchio e armonizza i picchi. Piatto sorprendente.

Pordo, cesanese di Roberto Giacobbe

Al calice arriva un ottimo Cesanese di Roberto Giacobbe: Pordo. Solo acciaio, per un naso e una bocca freschissimi, dai tannini delicati di bella persistenza. Retrolfattiva di frutti rossi e chiodi di garofano.

Spaghettone al burro e pesce dry di Riccioli d'Oro

Segue lo spaghettone al burro affumicato alla ‘pescatora dry’ (totano, pesce, molluschi, seppia etc, tutto essiccato). Una versione molto gustosa e più complessa del classico burro e alici, saporita e intensa.

Ci sta molto bene l’Orange di Pépin, un assemblaggio di uve bianche (in prevalenza Gewurtztraminer, Pinot Grigio, Sylvaner) da terreni calcarei e marnosi dell’Alsazia. Fermentazione spontanea su lieviti indigenti e macerazione pellicolare per un sorso di buon corpo, lievemente tannico e vibrante.

Secondo e dessert

L'ombrina alla brace, mandorla e finocchio di mare di Riccioli d'Oro

Con l’ombrina alla brace su fondo di pesce, perle di sciroppo di aceto di sambuco, salsa di mandorle e finocchio di mare Riccioli d’Oro torna sulla costa del mediterraneo, con una successione di dolcezze e acidità che non satura il palato. Ombrina ottima, e per chi apprezza, pelle fantastica.

Vermentino Nero La Nerine di Terenzuola

Ci beviamo un interessante Vermentino Nero di Terenzuola prodotto a Fosdinovo, un IGT toscano da godersi giovane, affina in cemento e poi bottiglia. Rivela un bel naso di frutti rossi, e una beva aggraziata, fresca, con tannini delicati e adeguata acidità di sostegno.

Riccioli d'Oro macedonia di frutta e verdura

Concludiamo con una macedonia di frutta e verdura gradevolissima, a base di zucchine, barbabietola, melanzana su base di sedano, carota e mela verde, macerata al basilico, zenzero e acqua di lavanda e addolcita da uno sciroppo di fiori di hibisco. Leggerissima e rinfrescante.

Eclissi amaro di Ideale Liquori

Ultimo calice, Eclissi, di Ideale Liquori, il brand fondato da Fabio Pelliccia (sommelier di Antonello Colonna a Labico) in era di Covid, amaro di nuova concezione che utilizza lo zucchero di cocco e tecniche di produzione che garantiscono l’estrazione totale delle botaniche. Buono, intenso, finalmente amaro.

La carta dei vini

vino Orange di Pépin, da Riccioli d'Oro

Come probabilmente si è intuito, anche la carta dei vini cerca l’originalità. Libera da pregiudizi produttivi, concentrata soprattutto su Italia e Francia, cambia spesso, in base agli assaggi del sommelier, che gira le cantine più delle pagine dei cataloghi.

Accanto alle denominazioni più conosciute trovano spesso spazio piccoli produttori di nicchia, che offrono bevute interessanti e sorprendenti anche per degustatori navigati.

A Montesacro, Riccioli d’Oro è da mettere in agenda per chi cerca un’idea di cucina contemporanea nuova, aperta, e vuole alzarsi da tavola con sapori che restano nei ricordi, senza spendere per forza un patrimonio.

Ristorante Riccioli d’Oro. Via Conca d’Oro, 38, 00141 Roma RM. Telefono: 331 809 7135. Instagram

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