Tre cooperative, una sola scommessa: a Money Vibez la storia della cooperativa agricola Progeo

“Il grano è vita che genera il pane.” È una frase che Graziano Salsi, ospite di questa nuova puntata di Money Vibez porta con sé da quando era bambino, pronunciata da suo padre in un campo dell’Emilia, ed è forse la chiave più semplice per capire un uomo che oggi presiede una delle cooperative agroalimentari più importanti del Paese, ma che parla ancora del grano con la stessa meraviglia di chi, la prima volta, ha visto una spiga da vicino.

Progeo è un nome che pochi conoscono fuori dai confini di Reggio Emilia, Modena e Bologna, eppure è dentro moltissimo di ciò che finisce sulle tavole italiane, anche quando non se ne vede traccia: i mangimi che nutrono gli animali da cui arrivano il latte e il Parmigiano Reggiano, le farine che diventano pane, pasta, pizza. Un’azienda che si vede poco, ma che pesa molto.

Dall’istituto agrario alla presidenza: cresciuto con la passione per la terra

Graziano Salsi non è nato con l’idea di guidare un giorno una cooperativa da centinaia di migliaia di tonnellate di prodotto. Diplomato tecnico, cresciuto in una famiglia che lavorava in agricoltura, la passione per la terra ce l’ha avuta fin da subito, ma il primo lavoro, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, ha iniziato da operaio agricolo. Fu poi assunto in un’associazione professionale di agricoltori, un’esperienza che gli permise di conoscere a fondo il mondo che avrebbe attraversato per tutta la carriera.

Da lì il passaggio a Legacoop Emilia, dove per anni segue le latterie sociali legate al Parmigiano Reggiano. Nel 2002 arriva la svolta: la proposta di diventare presidente della cooperativa agricola di Novellara, una realtà nata dal lavoro dei braccianti, di quelli che andavano nelle stalle alle tre di notte o nei campi sotto un sole pesante, senza le tecnologie di oggi. “Sono andato a fare il presidente per conquistare anche la fiducia di quei braccianti”, racconta Salsi, descrivendo un’esperienza che gli è “piaciuta tantissimo”: un’azienda di dimensioni importanti, tra produzione di Parmigiano Reggiano, suini pesanti per il Prosciutto di Parma e coltivazione dei terreni. È in quegli anni, da socio di Progeo, che entra anche nel consiglio di amministrazione della cooperativa. Nel 2017 arriva la proposta di diventare vicepresidente di Progeo, con un ruolo più operativo, e più di recente la presidenza. “Un’esperienza che mi ha onorato tantissimo”, dice. “Ce l’ho messa tutta, e spero di aver portato un contributo.”

Tre cooperative, un solo progetto: la nascita di Progeo

Il nome stesso, Progeo, racconta una scommessa che negli anni Novanta non era affatto scontata: mettere insieme tre cooperative distinte, una di Reggio Emilia, una di Modena e una di Bologna, città che in Emilia, dice Salsi con un sorriso, “in genere se possono non si fanno la guerra, ma quasi.” Salsi all’epoca non era ancora in Progeo, lavorava nell’associazione delle cooperative agricole, ma quella fusione l’ha seguita da vicino, e ancora oggi, dice, “me lo sto chiedendo”: come hanno fatto davvero, tre realtà con confini territoriali ben marcati, a mettersi insieme?

La risposta, spiega, sta nella natura stessa delle tre cooperative, nate tutte negli anni Quaranta, con radici sociali fatte di agricoltori che facevano più o meno lo stesso mestiere: Reggio Emilia un po’ più orientata ai mangimi, Modena e Bologna più sulle materie prime. “A un certo punto hanno detto: facciamo lo stesso mestiere, ci mettiamo insieme”, racconta Salsi. Fu un lavoro tutt’altro che semplice, fatto di assemblee, di basi sociali da convincere, di consigli di amministrazione chiamati a rinunciare a un pezzo della propria autonomia in cambio di una dimensione più grande.

Tra le foto che porta con sé quel giorno, una in particolare fissa il momento esatto: un tavolo, l’anno è il 1992, e intorno ci sono i tre presidenti delle cooperative fondatrici, Augusto Ferrarini per Reggio Emilia e gli omologhi di Modena e Bologna, nell’atto di firmare la nascita di Progeo. “Si percepisce anche un po’ di tensione, nei sorrisi di quella foto”, osserva Salsi. “Crescere vuol dire anche accettare il rischio di perdere il controllo delle proprie cose.” Eppure, dice, in tutti questi anni non ha mai sentito nessuno affermare che quella scelta fu sbagliata: “Questa è stata la chiave per creare successo in tutti gli anni successivi.”

Da allora Progeo ha fatto un salto dimensionale importante, soprattutto negli ultimi otto-dieci anni, crescendo da una base che già nel 1992 produceva e vendeva circa 320mila tonnellate di prodotto.

Il mangime che decide la qualità del Parmigiano Reggiano

Un mangime, spiega Salsi, nasce da cereali e materie prime proteiche, con formulazioni che negli anni si sono evolute per dare performance migliori agli allevatori. Servono stabilimenti importanti, investimenti significativi, e soprattutto una responsabilità che raramente arriva fino al consumatore finale: perché un Parmigiano Reggiano stagionato per mesi, curato in ogni fase, può perdere valore se alla base non c’è un mangime all’altezza. “Se il mangime non ha una sua caratteristica di qualità, la filiera si fa ben poco”, riassume Salsi.

Per questo il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha istituito da anni un vero e proprio albo dei mangimi, con un disciplinare che tutti i fornitori devono rispettare. Una delle differenze più nette rispetto al “cugino” Grana Padano, spiega Salsi, riguarda gli insilati: materie prime come il mais trinciato, che fermentano e non sono compatibili con il percorso di maturazione del Parmigiano Reggiano. Progeo gestisce quattro stabilimenti, uno dei quali dedicato esclusivamente alla produzione no OGM e biologica, e per garantire gli standard richiesti effettua centinaia e migliaia di controlli sulle materie prime prima ancora che entrino in produzione.

“In questo modo siamo in grado di garantire che quel mangime che esce corrisponda assolutamente al disciplinare”, dice. Non è un dettaglio secondario: Progeo è oggi leader nella fornitura di mangimi nell’area del Parmigiano Reggiano, un prodotto che negli ultimi anni, nonostante alcune difficoltà di mercato, “per fortuna è andato molto bene.”

Una farina che pesa poco, ma vale molto di più

Accanto ai mangimi, Progeo lavora anche nella filiera molitoria, trasformando il grano dei propri soci in farina. Solo una piccola parte di quella produzione, spiega Salsi, arriva davvero sullo scaffale dei supermercati, destinata alle famiglie: il resto va a pizzerie, panifici, grande industria. Eppure quella piccola parte non è un dettaglio marginale ma un modo per restare in contatto diretto con il consumatore finale, per dare un volto a una filiera che parte dal campo di un socio agricoltore e arriva, passando per uno stabilimento che per produrre un chilo di farina richiede l’equivalente di dieci piani di impianti, fino al sacchetto in cucina.

Una parte importante di quella produzione lavora con grano cento per cento italiano, in gran parte proveniente dall’Emilia-Romagna, e Progeo sta portando avanti un progetto di filiera certificata che rafforza la tracciabilità, soprattutto in vista dei mercati esteri, dove alcune catene distributive sono particolarmente esigenti su questo fronte. “Cerchiamo di dare un valore alla filiera e, soprattutto, di valorizzare il nostro socio”, spiega Salsi, ricordando che l’obiettivo ultimo di una cooperativa resta sempre lo stesso: garantire un buon riparto economico all’agricoltore che ha portato la materia prima, e quando i bilanci lo permettono, anche un ristorno, uno degli istituti che definisce “più nobili” del sistema cooperativo.

Presiedere significa ascoltare

Chiedere a un presidente di cooperativa come si faccia a guidare un’azienda di quelle dimensioni senza essere né proprietario né unico decisore è, ammette Salsi ridendo, una domanda “complessa”. La sua risposta parte da un principio che ripete più volte nel corso della conversazione: essere amministratore di una cooperativa significa avere ben chiaro il rispetto per la propria base sociale, interpretare il più possibile i valori che ne hanno caratterizzato la nascita. “Significa anche umiltà”, dice, “nonostante magari uno sia a capo di un’azienda con un grande fatturato.”

Il sistema, del resto, è pensato apposta per non lasciare spazio a derive personalistiche: si parte dai soci, dalle assemblee previste dallo statuto, si arriva al consiglio di amministrazione, che elegge il presidente per un mandato di tre anni, rinnovabile solo se i risultati lo giustificano. Una parte importante del suo lavoro, oggi, è dedicata proprio alle relazioni istituzionali, mentre la gestione più operativa è affidata a deleghe e a un direttore generale, sempre sulla base di una strategia condivisa con il consiglio. Sul tema, mai sopito in Emilia, delle “cooperative bianche e rosse”, eredità delle diverse tradizioni politiche e associative del movimento cooperativo, Salsi è netto: “Non mi è mai piaciuto, è una semplificazione.” Crede che un’unica grande associazione cooperativa sia, prima o poi, un passaggio inevitabile: “I soci oggi ci chiedono risultati, risposte, strategie, tecnologie e servizi che accomunano tutti. Non credo che percepiscano più quelle differenze.”

Quanto al valore di aver lavorato lui stesso nei campi, prima di arrivare ai vertici di un’azienda che oggi guida da un ufficio, Salsi non ne fa un mito romantico né lo liquida come irrilevante: “Non è probabilmente indispensabile per dirigere un’azienda, ma non c’è dubbio che conoscere alcuni aspetti tecnici facilita.” Ancora oggi, quando trova il tempo, torna a visitare i soci nei campi e negli allevamenti: “Chi è al vertice di un’impresa non può rimanere isolato.”

Il sorgo al posto del mais: la scommessa sul clima che cambia

Nella parte più tecnica della conversazione, Salsi racconta un progetto che smentisce l’idea che il mondo dei mangimi sia un settore statico, sempre uguale a sé stesso. Progeo partecipa a un progetto di ricerca finanziato anche dall’Unione Europea, con capofila l’Università di Bologna e la collaborazione del Consorzio del Parmigiano Reggiano e del CRPA, per studiare colture alternative al mais nell’alimentazione zootecnica. Il cambiamento climatico, con le recenti ondate di calore, sta rendendo il mais una coltura sempre meno affidabile per l’alimentazione delle bovine da latte, soprattutto nei territori dove l’irrigazione non è sempre disponibile.

L’alternativa allo studio è il sorgo, una pianta che Salsi conosce fin dai tempi della scuola, quando non era considerata particolarmente adatta all’alimentazione animale proprio per le caratteristiche del suo amido. “Le ricerche fatte in questi anni hanno smentito questo modo di pensare”, racconta. Il sorgo richiede meno acqua, meno diserbanti, meno concimi: “Una pianta molto più resiliente, molto più sostenibile.” Lo studio, spiega, non è ancora concluso, ma i primi risultati sono incoraggianti, e l’obiettivo è arrivare a sostituire parzialmente il mais con questa coltura in tempi relativamente brevi. Accanto a questo, Progeo sperimenta da anni anche tecniche di semina su sodo, senza aratura, per ridurre i costi di produzione e l’impronta di carbonio delle coltivazioni: un modo, dice Salsi, per rispondere a un’agricoltura che “non è più quella degli anni Settanta”, e che non può permettersi di ripetere all’infinito gli stessi metodi solo perché “si è sempre fatto così”.

Un’agenda che comincia presto e non finisce mai alle diciassette

Guardando l’agenda settimanale di Salsi, tra pranzi di lavoro con il vicepresidente e il direttore generale e riunioni con Legacoop, emerge il ritratto di una giornata che sulla carta finisce alle diciassette e nella realtà raramente rispetta l’orario. “Mi piace arrivare presto al mattino, sono mattiniero”, racconta, per poi ammettere con un sorriso che la sera “diciassette diventa diciotto, un pochino.” A questo si aggiunge un’attività meno visibile ma altrettanto reale: essendo Progeo una cooperativa fatta di soci agricoltori e allevatori, spesso legati a ritmi di lavoro serali o notturni, molte riunioni si svolgono fuori dagli orari d’ufficio classici, la sera, proprio per essere davvero presenti nella vita dei soci.

Anche i pranzi, spiega, restano quasi sempre momenti di lavoro, ma con un valore che va oltre l’agenda: un modo per scambiarsi qualche battuta fuori dal contesto più formale e trovare, insieme, soluzioni ai problemi quotidiani. “È sempre piacevole”, dice.

La cooperazione come scommessa che continua

Nel racconto di Graziano Salsi, il futuro di Progeo si gioca su più fronti insieme: la sostenibilità ambientale, con colture come il sorgo pensate per resistere a un clima che cambia sempre più in fretta; la tracciabilità e la certificazione della filiera del grano, per rispondere a un mercato, soprattutto estero, sempre più esigente; e la tenuta di un modello cooperativo che, trentatré anni dopo la fusione tra Reggio Emilia, Modena e Bologna, continua a doversi guadagnare ogni giorno la fiducia della propria base sociale.

Alla domanda se ci siano ancora giovani disposti a lavorare nei campi, Salsi risponde con un ottimismo che non nasconde la complessità del momento: il lavoro agricolo di oggi, dice, non è più quello di una volta, richiede competenze nuove, tecnologie di precisione capaci di concimare e irrigare solo dove e quando serve davvero, evitando sprechi. Perché queste tecnologie diventino la norma, però, servono risorse e una politica agricola comune europea capace di accompagnare davvero la transizione verso un’agricoltura più verde. È un impegno che, nelle parole di Salsi, non riguarda solo un’azienda o un settore, ma un intero territorio che dal grano, ancora oggi, continua a far nascere pane, valore e lavoro.