Tutti i guai di Trump: schiaffo dei giudici ‘amici’. E sprofonda nei sondaggi

New York, 16 settembre 2026 – Quarantotto giorni alle elezioni di midterm. Troppo pochi, secondo la maggioranza dei giudici della Corte Suprema, per cambiare i processi del voto a distanza, visto che in diversi stati le schede sono già state stampate e distribuite. Ci sarebbe anche un argomento costituzionale di fondo: lo svolgimento delle elezioni è materia statale, nella costituzione americana, non federale; ma il tema non viene neanche discusso. Insomma, una sconfitta per Trump, perfino con il voto a favore di uno dei suoi fedelissimi, il giudice Brett Kavanaugh. Non è la prima volta che i giudici della corte (a maggioranza conservatrice) “disobbediscono”, ma su un tema così identitario per il mondo Maga è una botta notevole.

Eppure, forse da un certo punto di vista è proprio l’esito di cui il presidente americano, in affanno nei sondaggi, aveva bisogno. Perché si inserisce bene nella narrativa che prepara già da mesi in caso di sconfitta, uno scenario peraltro sempre più probabile: vedete, volevamo mettere sotto controllo le elezioni per evitare le frodi dei democratici, non ce l’hanno lasciato fare, e quindi ci sono frodi ovunque, abbiamo perso soltanto per quello.

In realtà, a dar retta ai sondaggi (soprattutto il più recente, di Reuters/Ipsos), il problema non è il voto a distanza, ma la disaffezione degli elettori, compresi quelli repubblicani: due anni fa Trump ha convinto con una campagna che parlava di economia, di inflazione e di stop alle guerre; oggi, gli americani si ritrovano impelagati in Iran, con i prezzi della benzina alle stelle e con un’economia che cresce solo intorno alla scommessa dell’intelligenza artificiale.

Trump ha organizzato un’intera convention per ricordare ai suoi elettori che votare repubblicano è votare per lui, anche quando il suo nome non compare sulla scheda: ma il problema è proprio quello, come dimostrano i sondaggi locali secondo cui anche in Stati tradizionalmente repubblicani (come Texas, Ohio o Alaska) sembra sempre più probabile la vittoria di senatori e deputati democratici. Con un potenziale cambio della guardia nelle due camere, certo nessuno si aspetta che Trump osservi prassi e eleganza istituzionale come aveva fatto Obama a suo tempo; ma anche un presidente irrituale, con un congresso ostile, può fare poco.

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Non sorprende affatto, quindi, la reazione viscerale di Donald Trump ai campanelli d’allarme del settore dell’IA: non serve nessun rallentamento, non serve nessun controllo, l’unico argine necessario sono io, basto io, e per il resto è giusto correre e innovare. Perché se si blocca la macchina della crescita di NVidia e del suo indotto tech, la borsa crolla per intero. E a quel punto nemmeno un aumento dei tassi, prospettiva che Trump vede come fumo negli occhi ma che potrebbe arrivare già questa settimana, risolverebbe gran che. Il presidente lo vivrebbe come un tradimento da parte di un altro fedelissimo, il neopresidente della Fed Kevin Warsh, scelto in teoria proprio per la sua docilità: ma anche Warsh, come Kavanaugh, sa bene che la responsabilità del suo ruolo in fin dei conti è soltanto sua.

Di fronte a un’economia sempre più traballante, sfuggono tra le dita gli elettori e sfuggono perfino i fedelissimi, che cominciano a non rispettare gli ordini trumpiani. Dinamica difficilissima da alterare prima delle midterm, in così poco tempo.

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