Roma – Una presunta “regia unitaria” per manipolare il mercato, orchestrare il calo delle azioni della S.S. Lazio S.p.A. in Borsa e costringere Claudio Lotito a cedere il club. È questo il terremoto giudiziario scatenato dall’inchiesta della Procura di Roma, guidata dai pm della Dda, che ha portato i carabinieri del Nucleo Investigativo a eseguire una serie di perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e del giornalista e consulente Luigi Bisignani.
Nel capo di imputazione gli inquirenti scrivono che gli indagati, e a riguardo non si hanno conferme sui nomi, “agendo in concorso tra loro e con terzi, alcuni dei quali in corso di identificazione, concorrevano alla diffusione di notizie false”. Tra le “pseudonotizie” individuate dai magistrati figurano la presunta imminente vendita della società, lo “stato di decozione” delle aziende del patron e perfino l’intenzione di far retrocedere la squadra per incassare il paracadute da 35 milioni di euro. Notizie bollate come del tutto infondate ma “concretamente idonee a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni”.
Dalle carte del decreto emerge che l’attività denigratoria sarebbe stata veicolata tramite la testata online Millenovecento, “in tutto o in parte finanziata da Maiolini”. Poco dopo la campagna si sarebbe trasferita sulle pagine de Il Tempo, dove Bisignani avrebbe firmato articoli in corrispondenza con reiterati contatti telefonici con i vertici della banca. In un pezzo del 31 maggio 2026 dal titolo “Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone?”, oltre a riportare una offerta da 450 milioni da parte di JP Morgan, si suggeriva a Lotito di avvalersi proprio di Masi e Maiolini per la gestione del club.
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L’inchiesta nasce dalle denunce presentate da Lotito tra giugno e luglio 2025, dopo la comparsa di striscioni di protesta a piazza del Parlamento e piazza San Lorenzo in Lucina, accompagnati da minacce telefoniche. Tra i forum e i social dei tifosi biancocelesti, intanto, il clima non cambia: la tifoseria resta compatta nel proseguire la protesta contro la dirigenza, chiedendo la cessione del club a prescindere dall’inchiesta. Di fronte alle perquisizioni, Mauro Masi si è detto “basito per accuse completamente e totalmente false”, ribadendo di essere soltanto un tifoso della Lazio e annunciando una denuncia per calunnia. La Banca del Fucino ha chiarito in una nota ufficiale di non essere indagata, di non aver mai finanziato campagne contro la Lazio, di non possedere azioni e di aver dato mandato ai legali per tutelare la propria reputazione.
Lotito ha preferito non commentare, mentre la vicenda ha scatenato un duro scontro politico. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Vigilanza Rai hanno attaccato Il Tempo e il direttore Daniele Capezzone: “Quando il suo giornale cannoneggiava contro Lotito con gli articoli di Bisignani, quando lui stesso si rivolgeva al presidente della Lazio dicendo ’Ci dia retta, sarà un calvario’, lo faceva in maniera indipendente? Può uno come Capezzone su cui pendono simili ombre continuare a fare ospitate e pontificare nelle trasmissioni Rai?”.