Roma, 3 ottobre 2026 – Un’altra portaerei americana è in viaggio verso il Medio Oriente, mentre torna a salire la tensione con l’Iran. Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono starebbe per inviare nella regione un terzo gruppo d’attacco con la portaerei Theodore Roosevelt e tre navi anfibie con a bordo i Marines, tra cui la Uss Makin Island. Un contingente compreso tra 9mila e 10mila soldati potrebbe dunque arrivare entro la fine di novembre, proprio mentre Donald Trump starebbe valutando di riprendere gli attacchi contro la Repubblica islamica dopo le elezioni di midterm.
“Ora devo prendere una decisione: o l’Iran firma l’accordo, oppure non esisterà più”, ha dichiarato il tycoon. Con l’arrivo della Roosevelt salirebbero a tre i gruppi d’attacco statunitensi in Medio Oriente: non accadeva dall’aprile scorso, quando Stati Uniti e Iran raggiunsero un cessate il fuoco. Il numero complessivo dei militari americani nella regione arriverebbe così a quota 60mila. Attualmente in Medio Oriente ci sono già due portaerei, la George H.W. Bush e la George Washington, oltre alle navi del gruppo anfibio Uss Boxer. Non è da escludere, però, che la Washington lasci la regione per raggiungere la sua base di Yokosuka, in Giappone. Nelle scorse settimane, scrive Axios, gli Stati Uniti avrebbero inoltre inviato altre due batterie di missili Patriot per proteggere gli impianti petroliferi e del gas in Qatar e Arabia Saudita. Una mossa che potrebbe rassicurare i due alleati in vista di un’eventuale ripresa delle operazioni belliche.
Il voto in Israele
Sul fronte israeliano, intanto, la tensione regionale si intreccia con una partita politica interna destinata a pesare sugli equilibri della prossima Knesset. Due milioni di arabi, circa il 20% dell’elettorato: sono questi i numeri della partita politica al centro della sentenza della Corte suprema israeliana, che ha riammesso alle elezioni della Knesset i due principali partiti arabi, ovvero Lista unita, l’unione di Ta’al, Balad e Hadash, e Ra’am.
I giudici hanno dunque annullato all’unanimità la decisione del Comitato elettorale centrale, controllato dalla coalizione di governo, che accusava i due partiti di incitare al razzismo e alla lotta armata contro Tel Aviv e di essere contrari all’esistenza di Israele come Stato ebraico e democratico.
Non saranno inoltre esclusi dalle elezioni il deputato di Hadash Ofer Cassif e il leader di Balad, Sami Abu Shehadeh.
La decisione della Corte suprema potrebbe aprire nuovi scenari elettorali. Sebbene la maggior parte dei leader del blocco sionista anti-Netanyahu, scrive il Times of Israel, abbia ribadito di non voler formare un governo con il sostegno dei partiti arabi, i sondaggi indicano che questa potrebbe essere l’unica strada per assicurarsi la maggioranza alla Knesset.
Il racconto del pilota-eroe
Testa fasciata, cannula nasale e il volto ancora provato dalla paura. È questa l’immagine di Smit Machchhar, il pilota che, nonostante l’accoltellamento, è stato fondamentale per evitare lo schianto del volo FlyDubai e che ha raccontato quei momenti concitati durante una videochiamata con il premier indiano Narendra Modi. “Avevo riportato numerose ferite – ha detto il pilota –, ma dovevo alzarmi e reagire. Quando sono caduto, ho sentito l’aereo precipitare. In quel momento ho trovato la forza di aprire la porta della cabina di pilotaggio”. E ha aggiunto: “Se non avessi mostrato coraggio, 170 passeggeri sarebbero morti”. Machchhar si trova attualmente in un ospedale ad Abu Dhabi e le sue condizioni sono stabili.