Bari, 24 ottobre 2026 – Il sindaco di Bari, Vito Leccese, è appena uscito dalla Prefettura. Oggi in città è in programma una manifestazione che si annuncia tesa. Ieri è scattata un’operazione della polizia contro “un folto gruppo di giovani e giovanissimi” che preparava piani di saccheggio nei negozi del centro.
Il blocco dei trasporti è appena finito, ma lei si è rammaricato: il Governo, ha detto, ha ignorato i sindaci.
“Sono contento che la morsa sulle città, soprattutto del Sud, si sia allentata, e ho preso atto che il confronto con il Governo abbia dato risultati positivi. Il rammarico riguarda altro. Noi sindaci delle città metropolitane avevamo offerto la disponibilità a ragionare su quanto è accaduto a Milano e a Torino, e siamo stati bellamente ignorati. In certi casi si sono sentite espressioni poco decenti sul piano istituzionale: penso a quelle di Piantedosi e Zangrillo contro il sindaco di Milano, Sala”.
La battaglia contro il carovita è la bandiera dei sindaci di centrosinistra. Questo la colloca, di fatto, dall’altra parte della barricata rispetto al Governo?
“Il carovita non ha colore politico: analisi come la mia le ho ascoltate anche da sindaci di centrodestra. Credo che il Governo abbia gli strumenti per frenare l’escalation dei prezzi. L’abolizione del bollo auto costa allo Stato 2 miliardi e 300 milioni. Quei soldi potevano servire a tagliare le accise sul carburante o a rendere gratuito il trasporto pubblico, invece di alimentare la propaganda del “bollo ciao”, che a me suona come uno scherno”.
Quali misure strutturali chiede per evitare che Bari diventi preda di scorribande e devastazioni, come è accaduto a Milano?
“Avevamo proposto una pattuglia interforze ogni 25mila abitanti. Su questo siamo rimasti inascoltati”.
Domani (oggi, ndr) si annuncia una giornata complicata: teme una piazza violenta?
“Eravamo in apprensione. Da due giorni giravano sui social le card del Movimento 17 ottobre con inviti a flash mob violenti, e mi erano arrivate segnalazioni precise”.
Interrogatori e perquisizioni per presunti piani di saccheggio nel centro: l’ha colta di sorpresa l’operazione della polizia?
“Sì, non me l’aspettavo, ma i segnali c’erano tutti, da due giorni. È stata un’operazione di prevenzione e ha rassicurato chi temeva il peggio. L’attività di intelligence si fa, e dimostra che lo Stato c’è. Bari non è mai stata una città di manifestazioni violente, e mi aspetto lo stesso domani (oggi, ndr)”.
Il Governo ha presentato l’ennesimo decreto sicurezza. Che cosa non la convince, in particolare nelle norme sui minorenni?
“Non mi convince l’approccio repressivo, la risposta affidata a nuovi reati. Siamo all’ottavo decreto sicurezza in quattro anni: il codice penale sta diventando voluminoso come l’enciclopedia Treccani. Stavolta le norme colpiscono direttamente i minori, che possono finire reclusi negli istituti penitenziari per adulti. La violenza va condannata sempre, di qualsiasi colore sia. Ma, essendo autorità pubblica, abbiamo il dovere di capire i fenomeni e di rispondere con politiche strutturali, che nascono dallo studio e dal confronto tra i livelli di governo. In questi anni sono mancate proprio le politiche sociali. Tre anni fa il Governo ha cancellato dalla sera alla mattina il contributo alloggiativo che arrivava ai Comuni tramite le Regioni: un ammortizzatore sociale, un sostegno al bilancio delle famiglie. A Bari ho dovuto sostituirlo con fondi comunali, 3,6 milioni, ma la coperta è sempre corta: quei soldi li devo togliere da un altro capitolo, e a pagare è la spesa sociale”.
Undicenni in piazza a sfasciare vetrine, anche il centrosinistra deve farsi un esame di coscienza?
“Non penso a una responsabilità della politica progressista. I ragazzi di 11 o 12 anni fermati a Milano non sono portatori di un’idea politica”.