La devastazione di Milano, i giovani e la voglia di farsi sentire: “La politica interessa. Ma è lontana”

Milano, 24 ottobre 2026 – “La voglia di partecipare e contare è forte: in grande maggioranza i giovani non sono rassegnati, non hanno rinunciato all’idea di poter cambiare la società”. Alessandro Rosina è professore di Demografia e Statistica sociale e coordinatore scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo che oggi, con Parole O_Stili, presenterà all’università Cattolica l’ultima indagine condotta da Ipsos Doxa su un campione di 2.002 giovani italiani dai 18 ai 34 anni.

Milano 17102026 Incendi e fuoco barricate con impalcature diveltr Scontri in Duomo e Corso Vittorio Emanuele Corteo Italia In Piazza foto Ansa Paolo Salmoirago

Professor Rosina, che rapporto hanno con la politica?

“Oltre 3 giovani su 4 ritengono che la politica possa essere utile per migliorare la vita delle persone e lo sviluppo di un paese. Il problema non è la politica in sé, ma l’attuale offerta politica, considerata inadeguata rispetto alle risposte di cui le nuove generazioni hanno bisogno per sentirsi parte attiva di un paese che cresce con loro”.

Si sentono ascoltati?

“Oltre il 55% afferma che attualmente la politica non offre spazi adeguati per un autentico coinvolgimento e il 62% percepisce di non avere alcuna influenza su chi ha responsabilità di governo. Questo è ancora più sentito da chi appartiene alle classi sociali con meno risorse socio-culturali. C’è una responsabilità delle istituzioni, della politica e degli adulti in generale”.

In che senso?

“La disponibilità ad ascoltare i giovani è condizionata dalle aspettative che si hanno su di loro. Si è accondiscendenti quanto pensano e agiscono in sintonia con ciò che il mondo adulto desidera che siano. Molto meno si è disposti a farsi mettere in discussione da ciò che di diverso e inatteso esprimono. La partecipazione non è una concessione che gli adulti fanno ai giovani. Se non offriamo occasioni concrete per esercitarla, anche in modo disturbante, non possiamo lamentarci del fatto che manchino partecipazione e senso di responsabilità”.

Polizia in piazza del Duomo
Polizia in piazza del Duomo: la cattedrale, insieme alla basilica di Sant’Ambrogio, è tra i luoghi di culto ai quali sarà dedicata particolare attenzione dalle forze dell’ordine durante le feste di Natale e di Capodanno

Come leggere, in questo quadro, le manifestazioni di queste settimane e gli scontri?

“Vanno evitati due errori opposti: liquidare tutto come il segno di una generazione violenta e giustificare qualsiasi comportamento in nome del disagio o della rabbia. Le manifestazioni possono rendere visibili questioni che la politica non affronta abbastanza, riporta al centro diritti, disuguaglianze, paure e aspettative. Gli scontri, le aggressioni e i danneggiamenti sono un’altra cosa: non possono essere giustificati né confusi con l’esercizio del dissenso. Comprendere le ragioni di un comportamento non significa giustificarlo. Ma condannare un comportamento non ci esonera dal comprenderne le cause”.

https://www.quotidiano.net/cronaca/disordini-dodicenne-v4w6fpkk

Il sindaco Giuseppe Sala ha chiesto un piano nazionale sull’adolescenza. Serve?

“Il tema merita una riflessione che vada oltre le emergenze. Un piano nazionale sull’adolescenza può essere un’occasione importante, ma va evitato che si traduca in un insieme di buone intenzioni frammentate. Non possiamo occuparci dei giovani solo quando diventano un problema da gestire. Dobbiamo riconoscerli come cittadini da abilitare nelle scelte personali e collettive del presente”.

https://www.ilgiorno.it/video/milano-militari-in-piazza-duomo-n79l5iyl

Da dove ripartire?

“Da almeno tre direzioni. La prima è investire nelle relazioni educative. Scuola, famiglie, servizi territoriali, associazioni, società sportive e istituzioni devono essere parte di una comunità educante. Prevenzione significa presenza, fiducia, adulti credibili e opportunità accessibili. La seconda riguarda le condizioni materiali dell’autonomia. Non si può chiedere ai giovani di essere protagonisti se non mettiamo loro nelle condizioni di costruirsi un futuro: formazione di qualità, lavoro dignitoso, accesso alla casa, servizi, spazi culturali e opportunità di partecipazione. La terza è l’ascolto. Servono luoghi permanenti di confronto nelle scuole, nelle università, nei quartieri e nei comuni, con la possibilità di incidere sulle decisioni”.