A Glasgow per costruire il futuro

L’editoriale del direttore Francesco Loiacono al numero di ottobre della Nuova Ecologia

La diplomazia internazionale ha il compito, il dovere anzi, di ricostruire un clima di fiducia fra i Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo. La concordia si è rotta per via del mancato rispetto degli impegni presi nel 2009, nella Cop di Copenaghen, ovvero il trasferimento entro il 2020 di 100 miliardi di dollari all’anno agli Stati più poveri per ridurre le emissioni e adattarsi ai cambiamenti climatici. Da un’analisi condotta da Oxfam su dati Ocse risulta che nel 2017-2018 la media degli aiuti sulla carta è stata di 59,5 miliardi di dollari. Una cifra che al netto di interessi, spesso a tassi di mercato, restituzioni dei prestiti e altri costi finanziari non arriva a 22 miliardi.

Siamo all’ultima chiamata per dotarci degli strumenti adeguati a combattere la crisi climatica

foto di Francesco Loiacono
Francesco Loiacono, direttore della Nuova Ecologia

Questo, come spiega Mauro Albrizio nella nostra storia di copertina, sta mettendo in ginocchio le economie più fragili del pianeta, che oggi reclamano anche aiuti adeguati a fronteggiare l’emergenza sanitaria in corso. Una situazione drammatica, che ha spinto il G20 a sospendere il pagamento del debito per tutto il 2021. Ma non basta. È per questo che oltre 100 Paesi in via di sviluppo hanno messo sul tavolo il loro “Piano in cinque punti per la solidarietà, l’equità e la prosperità”. Sono esattamente questi i nodi che la diplomazia dovrà affrontare, e sciogliere, in vista della Cop26 in programma in Scozia dal 31 ottobre, passando dalla pre Cop di Milano e dal G20 di Roma (30-31 ottobre). Siamo insomma all’ultima chiamata per dotarci degli strumenti adeguati a combattere la crisi climatica e ricreare solidarietà e giustizia fra i popoli: “Glasgow Calling” recita la nostra copertina, disegnata per noi dal fumettista Davide Reviati.

Un cammino verso un futuro diverso lo stanno percorrendo quei tanti giovani che nel Mezzogiorno investono energie per creare un’economia nuova, civile, sostenibile. In Calabria, a San Floro, una cooperativa di ragazzi, come raccontano per noi Marco Carlone e Daniela Sestito, ha rilanciato la tradizionale e antica produzione di seta. E un po’ più a sud, in Aspromonte, gruppi di giovani guide portano sempre più turisti sui sentieri del Parco nazionale. Questa estate le fiamme hanno bruciato oltre 7.000 ettari di vegetazione aspromontana ma siamo certi, come spiega Rocco Bellantone nella sua inchiesta, che l’ombra delle mafie e la noncuranza di una certa politica non sconfiggeranno l’ostinata voglia di costruire un avvenire migliore

 

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