Aboubakar Soumahoro, suocera: “2 anni stipendi non pagati”/ Coop e affari con il Pd

CASO SOUMAHORO: LE NUOVE ACCUSE DEGLI EX LAVORATORI DELLA COOP

Non si “sgonfia” la polemica politica su Aboubakar Soumahoro, anche perché continuano ad emergere ogni giorni dettagli e nuove accuse sul sistema di cooperative per l’accoglienza dei migranti gestite dalla suocera Marie Therese Mukamitsindo e dalla moglie Liliane Murekatete. Ancora ieri sera “Striscia La Notizia” è tornata ad occuparsi del “caso Soumahoro” andando a sentire l’ex socio del deputato (autosospeso) di Verdi e Sinistra Italiana nella sua Lega Braccianti. Soumaila Sambare accusa non solo la famiglia di Soumahoro ma pure lo stesso Aboubakar per alcune vicende legate al passato: «Ci aveva promesso di comprare un pulmino per la Lega per evitare che di spendere un sacco di soldi in affitti di mezzi», quando poi invece quel furgone venne poi comprato dalla coop “Karibu” di proprietà della suocera.

Non solo, resta dirimente il tema dei fondi “spariti” dalla Lega Braccianti con gli ex soci e alcuni collaboratori che accusano proprio Soumahoro di non aver speso tutti i fondi raccolti per aiutare braccianti e migranti contro il fenomeno indegno del caporalato: l’ex socio sempre a “Striscia” racconta, «Ci sono stati dei morti qui, Soumahoro poteva pagare il trasferimento delle salme in Africa. I soldi sul conto c’erano, perché non li usava». Altra vicenda, stessa famiglia: su “La Repubblica” Yussef Kadmiri, un ex lavoratore delle cooperative dei Soumahoro, denuncia «Marie Thérèse e i suoi figli sono andati avanti sempre con scuse, sempre dicendo che avevano i soldi bloccati e non potevano pagare. Adesso Marie Thérèse lo ha ammesso. Spero che finalmente mi paghi. Ma lo sapevano tutti. Lo sapeva anche Soumahoro». Il deputato ed ex leader dei braccianti, spiega ancora Kadmiri, «Veniva a portare la spesa per i ragazzi minorenni che erano trattati male, spesso non gli davano la colazione, poco cibo ed erano costretti a lavorare fuori e non andare a scuola perché gli toglievano anche il poket money».

LE AMMISSIONI DELLA SUOCERA DI ABOUBAKAR SOUMAHORO E GLI AFFARI CON ESPONENTI LOCALI DEL PD

Mentre occorre sempre ricordare che in tutta la vasta indagine della Procura di Latina sulle coop di accoglienza migranti gestite da Marie Therese Mukamitsindo non vi sono altri indagati se non la stessa suocera di Aboubakar Soumahoro (per malversazione, truffa e false fatturazioni), da ieri è emersa la prima ammissione della donna davanti alla commissione dell’ispettorato del lavoro di Latina. «È vero non le abbiamo pagato gli stipendi per due anni», spiega la madre della moglie di Soumahoro che ha accettato di pagare a rate 20mila euro come risarcimento per stipendi e tredicesime non versate tra il gennaio 2021 e l’ottobre 2022 ad una sua lavoratrice nella coop “Karibu”. Lo si evince dal verbale di conciliazione dell’ispettorato del Lavoro di Latina, riportato ieri dall’ANSA: a questo punto, le parole della suocera di Soumahoro potrebbero comunque entrare nel fascicolo di indagine di Latina dal momento che contro quelle stesse coop vengono contestati già in reati di fatturazioni false e truffa.

Gli inquirenti temono infatti che vi siano stati degli illeciti contabili per “drogare” i bilanci delle strutture di “Karibu” e “Consorzio Aid”, le due coop della famiglia Soumahoro per l’accoglienza migranti. Nel frattempo nel marasma tra indagini, accuse e polemiche politiche, emergono nuovi dettagli riportati da “Repubblica” e “Tempo” circa i rapporti tra le coop di Marie Therese Mukamitsindo e alcuni amministratori locali del Pd. «Il rapporto tra il Pd pontino e le coop della suocera e della moglie del deputato Aboubakar Soumahoro sembra più profondo. La Karibu, la cooperativa con sede a Sezze e che nell’arco di venti anni ha portato a Maria Therese Mukamitsindo e poi pure a Liliane Murekatete circa 65 milioni di euro, dai Monti Lepini ha ben presto allargato il giro d’affari a Latina», si legge nell’inchiesta di Clemente Pistilli oggi su “Rep”. Nel 2004 la suocera di Soumahoro affidò la procura speciale per presentare il bilancio a Sergio Di Raimo, esponente dem e anche sindaco a Sezze (lo scorso anno dimessosi dopo le indagini sullo svolgimento di festini a base di escort e cocaina nella casa del custode del camposanto di Sezze). In quegli anni però si occupava dei documenti contabili della “Karibu”, lavoro poi passato nel 2007 a Domenico Stirpe, «assessore al bilancio Pd in tre giunte di centrosinistra nella vicina Priverno, un altro centro lepino dove la cooperativa di Maria Therese Mukamitsindo ha portato avanti progetti remunerativi», conclude “Rep” riportando anche del ruolo avuto nel 2008 da Tobia Tommasi, attuale assessore al bilancio, sempre a Priverno, e di fatto prosecutore dei lavori fatti in precedenza da Di Raimo e Stirpe. Non vi è alcuna ipotesi di reato al momento, ma resta singolare come per così tanti anni vi sia stata una strettissima collaborazione-vicinanza tra il Pd locale e le coop della famiglia di Soumahoro.

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