
Dal mensile – L’editoriale del numero di marzo di Nuova Ecologia a firma del direttore Francesco Loiacono
Entro il 2050 i due terzi della popolazione mondiale vivranno nelle aree urbane. In Italia, l’Onu stima per metà secolo una percentuale di circa l’80%, e già oggi siamo intorno al 70%. Nelle città si consumano le risorse e si producono rifiuti, ripensarle in armonia con la natura è dunque indispensabile, oltre che conveniente. La natura in città riempie e colora gli spazi. E genera i benefici di cui abbiamo bisogno: mitiga le ondate di calore e i danni delle alluvioni, riduce l’inquinamento atmosferico e favorisce il benessere psicofisico dei cittadini. Rifacciamo allora il look alle nostre città progettando il verde urbano non come “oggetto” di arredo ma come elemento connettivo dei quartieri. Lasciamo crescere la natura fra strade e palazzi e governiamo con sapienza la convivenza fra specie vegetali, specie animali e fra queste e i cittadini. Perché più verde vuol dire più biodiversità e per tenere sotto controllo la presenza di specie selvatiche nei nostri quartieri basta poco, innanzitutto effettuare un’efficiente raccolta dei rifiuti e tenere pulite le strade. Come mostriamo nella copertina di questo mese, illustrata da Carol Nazatto, l’armonia e l’equilibrio fra gli elementi vegetali, umani e animali è possibile, oltre che bella.
Ben prima di noi lo ha immaginato e descritto nelle sue opere Italo Calvino. A Nuova Ecologia, Serenella Iovino, professoressa di Italianistica e Scienze dell’ambiente nell’Università del North Carolina e autrice di Calvino’s animal Antropocene stories, ha spiegato che «l’ambientalismo di Calvino è nelle città immaginate che rincorrono o anticipano l’immaginario dell’abitare, con i suoi problemi di sostenibilità, sovrappopolazione, globalizzazione».
L’8 febbraio, l’ambiente e la tutela degli animali e degli ecosistemi sono finalmente entrati nella nostra Costituzione. La modifica degli articoli 9 e 41 è stata approvata dalla Camera a maggioranza assoluta, superando anche la soglia dei due terzi ed evitando dunque il ricorso al referendum costituzionale. Un aggiornamento storico per la nostra Carta, che curiosamente non ha trovato spazio sulle prime pagine dei principali quotidiani italiani. Un’occasione mancata per il mondo dell’informazione.