Roma – Sta per compiere 33 anni: è già stato sindaco (di Borgoricco) e parlamentare del Carroccio, è vice segretario federale della Lega. E corre, appoggiato dal centrodestra, per diventare governatore del Veneto.
Alberto Stefani, nel caso venga eletto, come sarà il suo Veneto?
«Un Veneto collegiale e un Veneto che guarda alla sanità e al sociale. Davanti a una popolazione che invecchierà sempre di più ci sarà necessità di garantire strutture residenziali per anziani all’avanguardia, quartieri inclusivi, villaggi inclusivi per le non auto-sufficienze. Garantire la cura dei bisogni fisici e psicologici e non più solo la cura dei sintomi dell’età anziana. Oltre a questo, una particolare attenzione alla prima infanzia e ai servizi educativi, con asili nido aperti anche in orario tardo pomeridiano, e al disagio giovanile, con sportelli di ascolto nelle scuole e negli enti pubblici».
Parliamo di sanità: Giovanni Manildo, candidato del centrosinistra, ha detto che, se sarà eletto, sceglierà un assessore ‘tecnico’ «fuori dalle logiche della spartizione politica». Lei farà la stessa scelta?
«Non è una questione di tecnico o politico, è una questione di qualità. Ciò che conta è la qualità, ci possono essere politici incapaci e tecnici bravi, così come politici bravi e tecnici incapaci. Conta garantire qualità al servizio e una sanità sempre più territoriale, idee chiare e semplici, capaci di affrontare una sfida che richiede territorialità, senso di comunità, implementazione delle tecnologie».
Le liste d’attesa sono anche in Veneto un problema…
«Dobbiamo considerare la tecnologia come un alleato, ci sono alcune Ulss che hanno già sviluppato dei sistemi di Intelligenza artificiale applicati alla sanità con dei grandissimi risultati in materia di liste di attesa e di riduzione di accessi impropri. Sono dei risultati che si possono raggiungere implementando degli strumenti tecnologici, questa è una frontiera che va percorsa».
Milita nel partito da quando aveva 15 anni, la Lega è cambiato e oggi c’è chi dice che corre il rischio di snaturarsi, cosa ne pensa?
«Io non vedo nessun rischio, a maggior ragione adesso che, dopo 30 anni, abbiamo approvato la legge quadro sull’autonomia e abbiamo iniziato il percorso di federalismo fiscale. La Lega, ancora una volta, si dimostra prossima ai territori con 161 sindaci solo in Veneto, 1.200 amministratori nel nostro territorio e una squadra amministrativa che viene dal mondo delle amministrazioni locali: questo è quello che conta».
Ma cosa direbbe a un elettore leghista che oggi, magari, non si sente più così rappresentato sul territorio, in Veneto?
«A livello regionale abbiamo dimostrato che i cittadini si fidano di noi, lo abbiamo dimostrato anche alle ultime elezioni regionali, lo dimostrerà la Lega ancora una volta».
Zaia ha lanciato l’idea di un modello di partito ‘federale’, lei è d’accordo?
«Mi sono sempre espresso a favore e continuo ad esprimermi a favore, sapendo però che già abbiamo un’autonomia statutaria all’interno della Lega in Veneto. Dobbiamo partire da questo, il Veneto ha una responsabilità in più, più che un privilegio, quella di rappresentare una vocazione autonomista. Continueremo a farlo, ma soprattutto continueremo a portare a casa dei risultati, in particolare alla fine di quest’anno con le tre materie non Lep, l’anno prossimo con le materie Lep e il federalismo fiscale».
Quale ruolo per Zaia nella Lega?
«Zaia rappresenta un patrimonio fondamentale da un punto di vista politico e amministrativo e in qualsiasi ruolo saprà far tesoro di questa grande esperienza e soprattutto del suo percorso politico».
Quale sarà la prima cosa che farà se verrà eletto governatore?
«Fare una giunta di alta qualità e scrivere insieme una programmazione per affrontare i temi maggiormente richiesti dai veneti: la sanità, il sociale, il lavoro, il mondo dell’impresa, i settori strategici, agricoltura, allevamento e pesca, e un’attenzione per i giovani che sono la linfa vitale del territorio».
Seguirà le orme di Zaia che alla fine ha sempre preferito stare in Veneto che a Roma?
«Chi si candida a presidente del Veneto deve pensare al Veneto e ai veneti».