Con la bonifica dei Sin di Broni (Pv) e Bari, ciò che restava della Fibronit non esiste più
Dal mensile di Aprile. I dati sono discordanti e incompleti. Non sappiamo esattamente quanti sono gli stabilimenti industriali contaminati dall’amianto ancora da bonificare nel nostro Paese. Ma una cosa è certa: dal sito di interesse nazionale di Broni, in provincia di Pavia, a quello di Bari, ciò che restava della Fibronit, il secondo gruppo che ha prodotto cemento-amianto in Italia dopo la Eternit, non esiste più. A Broni, la messa in sicurezza del sito industriale è stata completata a settembre 2020. Della fabbrica resta solo uno scheletro blu e la città a settembre 2021 si è liberata anche di due importanti poli contaminati da amianto, quali l’ospedale e il polo scolastico Biffi. Sul tavolo del ministero della Transizione ecologica resta però la richiesta della Regione Lombardia affinché la superficie del sito di interesse nazionale venga estesa a tutta la cittadina, definita amaramente “la Casale dell’Oltrepò pavese” con oltre 50 casi di mesotelioma ogni anno e almeno 900 persone morte su una popolazione totale di circa novemila persone. A quasi 900 km di distanza anche cittadini e cittadine baresi, a partire dal Comitato cittadino Fibronit, hanno finalmente vinto la loro battaglia. Abbattuto completamente lo scheletro della fabbrica, presto verranno avviati i lavori per la realizzazione del Parco della Rinascita, dopo la ratifica del ministero della Transizione ecologica, che sarà intitolato, tra operai e cittadini, alle tante vittime per mesotelioma pleurico causate dallo stabilimento.