Roma, 14 ottobre 2026 – Un’intervista inedita datata maggio 2007 riemerge sul Sunday Times Magazine del 10 ottobre 2026 e cattura Amy Winehouse nel momento di passaggio da esordiente di talento a star internazionale.
L’intervista ritrovata si era svolta al Mondrian Hotel di Sunset Boulevard, a Los Angeles e la giornalista Ariel Leve l’aveva realizzata per il Sunday Times. Prima che fosse pubblicata, il Times, testata dello stesso gruppo editoriale, aveva acquistato un’intervista con Amy Winehouse già uscita su Rolling Stone. Il pezzo di Leve quindi non era più un’esclusiva e venne accantonato. A giugno del 2026, Shane O’Neill, ex-addetto stampa della cantante, incontrando una redattrice del Sunday Times, le ha chiesto che fine avesse fatto quell’intervista mai comparsa. La giornalista ha poi contattato Leve, che ha ritrovato la registrazione.
So che ho solo 23 anni, ma…
Nell’intervista, la cantante ricorda di essere stata scoperta a soli 16 anni quando cantava in un jazz club londinese e si dichiara convinta di poter affrontare un’esistenza anche lontano dal successo: “Sono solo una musicista. Mi piace prendermi cura degli altri”. Subito dopo però ammette che in passato il desiderio di ottenere un riconoscimento era molto forte: “Quando ero più giovane, la mia paura più grande era morire senza aver lasciato un segno. So che ho solo 23 anni, ma…”. In quel momento però ‘Back To Black’ ha spazzato via quelle insicurezze. L’album era uscito a ottobre del 2006 e aveva conquistato pubblico e critica. Il timbro vocale di Winehouse e la sua intensità di interprete si erano già fatti notare e in questo album si inseriscono perfettamente in arrangiamenti che guardano al r&b degli anni 60. E lei si dichiara entusiasta del risultato: “Ho appena realizzato un album di cui sono davvero orgogliosa. Se muoio domani, va bene così”. La fama appena conquistata non sembra averla impressionata più di tanto: Winehouse dice di sentirsi più serena mentre puliva casa e cucinava per gli amici.
Il matrimonio istintivo
Pochi giorni prima dell’intervista, Winehouse si era sposata con Blake Fielder-Civil, un matrimonio nato da una decisione impulsiva, una convinzione istintiva che fossero destinati a “morire insieme”. Ovviamente, l’argomento entra nell’intervista e le parole della cantante mostrano una personalità ancora piena di insicurezze. Lei si dichiara affascinata dall’immaginazione di Blake, ma fatica a riconoscere il proprio valore. Racconta di sentirsi spesso poco intelligente e teme di sempre di mandare qualsiasi cosa in rovina per la sua stupidità. Lui, al contrario, non sopporta che lei si sminuisca e cerca di frenare questa tendenza esagerata all’autocritica .
A distanza di decenni, l’immagine del neomarito come presenza stabilizzatrice stride con quella del compagno di eccessi, emersa successivamente.
Il ventennale di ‘Back to Black’
Il finale tragico, con la separazione da Civil nel 2009 e la morte due anni per intossicazione acuta da alcol è una storia arcinota. L’intervista al Sunday Times rievoca invece il periodo in cui il mondo ha abbracciato Amy Winehouse e arriva (molto probabilmente non per caso) in contemporanea con il ventesimo anniversario dell’uscita di ‘Back To Black’. L’album responsabile di quell’innamoramento collettivo verrà ripubblicato il prossimo 30 ottobre in versione CD e LP (tre dischi in entrambi i casi) vario materiale extra, tra demo, lati b e registrazioni dal vivo. Inutile dire che il suo segno Amy Winehouse l’ha lasciato, ed è ancora ben visibile.