Milano, 14 ottobre 2026 – Le tensioni geopolitiche tornano a intrecciarsi con le fragilità dei conti pubblici e con il rischio di una nuova fiammata dei prezzi energetici, complicando le prospettive dei mercati finanziari. Il petrolio Brent viaggia intorno a quota 105 dollari, mentre le tensioni in Medio Oriente e i rischi per i traffici nello Stretto di Hormuz mantengono elevata l’incertezza sulle forniture. Il gas europeo ha raggiunto gli 86,50 euro per megawattora, con un aumento del 170% rispetto ai livelli precedenti al conflitto con l’Iran.
Sul fronte obbligazionario, il mercato sta chiedendo un premio crescente per finanziare gli Stati più esposti sul piano fiscale. Il 12 ottobre lo spread tra Btp decennali e Bund tedeschi si attestava a 109 punti base, con il rendimento italiano al 4,55%; quello francese è arrivato nei giorni precedenti a circa 140 punti base sopra il Bund, con il decennale vicino al 5%. Negli Stati Uniti, il Treasury decennale rendeva quasi il 5,2%, dopo aver toccato nei giorni precedenti i massimi da oltre 20 anni. A spiegare questa pressione è anche la dimensione del debito sovrano. Nel primo trimestre del 2026 il debito pubblico era pari al 138,9% del Pil in Italia e al 117,6% in Francia, contro circa il 63% della Germania; negli Stati Uniti, il debito federale detenuto dal pubblico è previsto al 101% del Pil a fine 2026. La combinazione tra maggiori spese per difesa, infrastrutture e intelligenza artificiale, deficit persistenti e costi energetici più alti alimenta dunque il rischio di tassi elevati più a lungo, con conseguenze sulle valutazioni azionarie e sul prezzo delle obbligazioni. In questo scenario, ING invita a mantenere un portafoglio equilibrato, senza rinunciare alle opportunità offerte dai rendimenti obbligazionari e dalla crescita degli utili aziendali. “Manteniamo un’allocazione neutrale tra azioni e obbligazioni, con particolare attenzione alla qualità, alla diversificazione e alla selettività”, spiega Bob Homan, Global Chief Investment Officer di ING. Un’impostazione che non esclude le opportunità, ma punta a individuare i segmenti di mercato in cui la remunerazione compensa adeguatamente i rischi.
Obbligazioni, rendimenti più alti ma cautela sui titoli di Stato
Il reddito fisso ha recuperato un ruolo centrale nei portafogli dopo gli anni dei tassi prossimi allo zero. “I rendimenti restano interessanti rispetto al periodo precedente al 2022 e offrono una maggiore protezione dalla volatilità”. ING mantiene tuttavia prudenza sui titoli di Stato a lunga scadenza, più sensibili alle variazioni dei tassi, e guarda con maggiore favore alle obbligazioni high yield e al debito dei mercati emergenti. A pesare è soprattutto la prospettiva di un aumento strutturale dell’offerta di debito. Deficit persistenti e maggiori spese per difesa, infrastrutture e intelligenza artificiale alimentano il fabbisogno di finanziamento, in particolare negli Stati Uniti, dove i Treasury continuano a condizionare le principali asset class. “Gli investitori devono prepararsi a un contesto di tassi più elevati rispetto al decennio precedente la pandemia”.
Francia e Italia, il mercato torna a valutare il rischio sovrano
La maggiore attenzione ai conti pubblici si riflette anche in Europa. L’allargamento degli spread francesi segnala che gli investitori stanno rivalutando rischi fiscali e politici finora rimasti in secondo piano. “Non riteniamo che la Francia stia affrontando una crisi di solvibilità, ma l’ampliamento degli spread potrebbe avere una componente strutturale, con livelli destinati a rimanere superiori rispetto agli anni passati”, osserva Homan. Per l’Italia, ING non individua rischi immediati per i Btp, ma invita a non sottovalutare la sensibilità dello spread all’andamento del debito pubblico, alla crescita e al sentiment dei mercati. Il rischio di contagio nell’Eurozona appare gestibile grazie a un quadro istituzionale più solido, anche se pressioni prolungate potrebbero coinvolgere i Paesi più indebitati. “Oggi il rischio sovrano viene remunerato in maniera più adeguata rispetto a qualche anno fa”.
Azioni, tecnologia e sanità al centro delle scelte
Sul fronte azionario, il sostegno arriva dalla crescita degli utili, che si sta estendendo oltre le grandi società tecnologiche. Secondo Homan, il fatto che i profitti siano aumentati più rapidamente delle quotazioni ha riportato le valutazioni sostanzialmente in linea con le medie di lungo periodo. A sostenere il mercato contribuiscono la resilienza dell’economia, i bilanci aziendali solidi e gli investimenti nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale. Ma le aspettative restano elevate: le imprese dovranno continuare a dimostrare di poter generare risultati. Tra i settori preferiti figurano la tecnologia legata all’AI, la sanità, le società industriali coinvolte negli investimenti infrastrutturali e nella transizione energetica, oltre al comparto finanziario.
La selettività resta fondamentale per distinguere le aziende capaci di trasformare i nuovi investimenti in crescita effettiva degli utili.
Mercati emergenti ed energia, le variabili da seguire
Sul piano geografico, ING preferisce i mercati emergenti all’Europa, grazie a valutazioni e prospettive di crescita degli utili considerate più interessanti, oltre all’esposizione ai temi tecnologici. Il Vecchio continente risente invece dell’incertezza politica, dei costi energetici e di una minore partecipazione alla crescita trainata dall’intelligenza artificiale. Tra i principali rischi figurano nuove tensioni geopolitiche, una ripresa dell’inflazione, tassi a lungo termine più alti e una crescita inferiore alle attese. Il petrolio è una variabile decisiva: un rincaro dell’energia potrebbe prolungare le pressioni sui prezzi e ritardare i tagli delle banche centrali, con conseguenze particolarmente rilevanti per l’Europa. Al contrario, una distensione internazionale e una riduzione dei prezzi energetici favorirebbero la discesa dell’inflazione, sostenendo sia azioni sia obbligazioni. In questo scenario, in definitiva per ING i rendimenti più elevati rappresentano al tempo stesso una sfida e un’opportunità: da un lato esercitano pressioni sulle valutazioni azionarie e sulle obbligazioni a lunga duration, dall’altro restituiscono al reddito fisso un ruolo importante nella generazione di reddito. Per questo manteniamo un posizionamento neutrale tra azioni e obbligazioni, privilegiando la diversificazione e la selettività, con una preferenza per high yield e debito emergente nell’obbligazionario e per le società legate ai trend strutturali di crescita e i mercati emergenti.