Anche nella città piemontese che ha messo al bando l’amianto 5 anni prima della legge nazionale le bonifiche vanno a rilento. E il tributo in vite umane è ancora troppo alto
Dal mensile di Aprile. La pandemia da Covid-19 ha silenziato il dramma tutt’ora in corso, causato dall’amianto. Purtroppo le nuove emergenze si sommano a quelle che ci sono da sempre». Giuliana Busto, presidente dell’Associazione familiari e vittime dell’amianto (Afeva) di Casale Monferrato, non nasconde la sua preoccupazione. «Non abbiamo certo rinunciato alla lotta contro l’asbesto che ci vede da sempre in prima linea. Ma tutto va a rilento. Le bonifiche delle coperture in amianto e i siti ancora contaminati dal “polverino”, che nella nostra città avrebbero dovuto essere completate entro il 2020, oggi sono al 76%», precisa. Anche se non possiamo dimenticare che in un’Italia ancora tutta da bonificare, là dove c’era Eternit, la più grande fabbrica di cemento-amianto, oggi c’è il Parco Eternot, inaugurato il 10 settembre del 2016. Casale Monferrato è poi la città che per prima in Italia ha messo al bando l’amianto con l’ordinanza del sindaco Riccardo Coppo del 1987, ben 5 anni prima che venisse approvata la legge nazionale 257/1992. Ed è l’unica che attualmente gestisce, sotto diretto controllo dell’amministrazione comunale, la discarica per lo smaltimento delle lastre di cemento-amianto, gratuita per i cittadini. Ma qui le aspettative della società civile sono altissime ed è più che comprensibile.
Il 28 aprile è la giornata internazionale dedicata alle vittime dell’amianto
La comunità di Casale Monferrato è quella che più nel mondo ha patito, con migliaia di vittime tra i lavoratori e la popolazione, i danni irreversibili della fibra killer, causa certa del terribile mesotelioma, tumore maligno che non lascia scampo. Ancora oggi, solo in città, sono almeno cinquanta le persone che ogni anno perdono la vita a causa dell’amianto. «Eppure, ci arrivano segnalazioni del fatto che si siano indeboliti i percorsi di cura e assistenza per i nostri malati, a causa della riduzione di personale nell’ex Ufim (Unità funzionale interaziendale mesotelioma, ndr) ora Ssd (Struttura semplice dipartimentale mesotelioma, ndr) dell’ospedale di Casale Monferrato e Alessandria», ribadisce la presidente di Afeva. Tutti motivi per cui le richieste di bonifiche, cure, ricerca medica e giustizia non possono arrestarsi. Anzi, proprio nella capitale monferrina, oltre l’istituzione del “Premio Eternot” dal 2016, dedicato a tutti coloro che si battono in ogni campo nella lotta contro l’amianto, e del premio “Ambientalista dell’anno”, intitolato alla pasionaria della lotta contro Eternit, Luisa Minazzi, ogni generazione è coinvolta in una grande opera di sensibilizzazione contro l’inquinamento, a tutela dell’ambiente e per la sostenibilità. Impegno che vede il suo culmine il 28 aprile di ogni anno, giornata internazionale dedicata alle vittime dell’amianto.«I ragazzi e le ragazze delle scuole – spiega Giuliana Busto – sono sempre molto attivi e presenti, quest’anno faranno anche un flash mob». Alcuni di loro, insieme ad Afeva, Legambiente e le altre associazioni del territorio sono stati presenti all’apertura del processo Eternit bis il 9 giugno 2021, tuttora in corso alla Corte di Assise di Novara. «Stiamo partecipando alle udienze del processo Eternit Bis che vede sul banco degli imputati l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, patron di Eternit», ricorda la presidente di Afeva. L’accusa è di omicidio volontario, con dolo eventuale, per la morte di 392 casalesi a causa dell’esposizione all’amianto prodotto nello stabilimento. «Ma anche in questo caso, tutto va a rilento. Sempre a causa del Covid la macchina giudiziaria ha subito diverse battute di arresto». Tra i grandi assenti lo Stato italiano, che pure si è costituito parte civile. «Un’assenza – commenta Giuliana Busto – che si fa sentire. Noi come Afeva siamo sempre presenti a ogni udienza. L’Avvocatura di Stato, finora, non si è ancora presentata».
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