Andrea Orlando (Pd): “I leader del campo largo tutti in una foto, un buon inizio. Vannacci? C’è un rischio di tenuta democratica”

Roma – Dopo la visita a un’azienda – tappa intermedia di un lungo viaggio intrapreso nell’Italia produttiva – Andrea Orlando sale in auto, direzione La Spezia. Il tragitto è lungo, c’è il tempo per fare il punto sulla scacchiera politica italiana e sul futuro del suo partito, il Pd, per cui è stato ministro, deputato e oggi consigliere regionale nella sua Liguria.

Orlando, per prima cosa l’attualità: Vannacci cresce nei sondaggi. Un vantaggio elettorale per la sinistra o un rischio per la tenuta democratica del Paese?

“Io vedo soprattutto l’aspetto del rischio, perché porterà a una polarizzazione e a una delle campagne elettorali più brutte del dopoguerra. Il centrodestra gestirà l’inclusione di Vannacci in coalizione esternalizzando le posizioni liberali a Calenda, la legge elettorale che si sta discutendo è scritta per questo.”

Il Pd ha dimostrato di avere una base che ancora lo sostiene, anche attraverso il 2×1000. Ma come si tutela questo legame?

“Indubbiamente sul fronte del finanziamento al partito è stato fatto un buon lavoro, che è anche il segno di potenzialità. Soprattutto in una fase così difficile per la democrazia come quella attuale, è fondamentale ripensare i partiti come strumenti di partecipazione e dare loro un’organizzazione conseguente. La raccolta di risorse è un segnale incoraggiante che ci deve spingere ancora di più in questa direzione”.


In che modo?

“Costruendo le condizioni ed evitando di concentrare la discussione tutta sul tema delle alleanze e della leadership. Vanno pensati i modi non solo per mobilitare, ma anche per dare un protagonismo a chi si riconosce nell’area del centrosinistra, a partire dalla costruzione della piattaforma programmatica”.

Intanto i leader del campo largo si sono visti, come testimonia una foto che hanno postato insieme.

“L’annuncio di oggi è un primo passo molto importante, dopo il quale si deve aprire ad altre forze e al complesso della società che guarda al centrosinistra. Se guardiamo alla tornata del referendum, vediamo che il salto di qualità da fare è passare da un’alleanza di centrosinistra a un’alleanza costituzionale, provando a coinvolgere tutti coloro che condividono i valori della Costituzione”.

Per il suo ruolo di responsabile per le politiche industriali viaggia spesso nei distretti economici. Che problemi segnalano imprese e lavoratori?

“Il costo dell’energia è il tema più urgente. Reperibilità della manodopera e livello dei salari sono altri aspetti fondamentali, anche legati al rischio di un crollo della domanda interna in una fase in cui la leva delle esportazioni è più limitata. E poi c’è il tema di come lo Stato aiuta i processi di innovazione”.

Pare che Renzi abbia deciso di stare col centrosinistra, come altri soggetti civici. E Calenda credo stia riflettendo su come può essere funzionale alla destra

Veniamo alle spine del campo largo. Schlein parla di patrimoniale, ma Conte ha già risposto che non è in programma.

“Il nome può spaventare, ma se pensiamo all’obiettivo credo che una risposta la sapremo trovare. In Italia c’è una concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi senza precedenti che crea una serie di squilibri, anche a danno delle piccole imprese, che rendono il Paese fragile. Redistribuirla è una questione che non dovrebbe riguardare solo il centrosinistra: è un problema di giustizia sociale, ma anche di tenuta democratica”.

E come si sceglierà il leader? Attendiamo le primarie?

“Sarebbe un controsenso discutere del leader senza aver prima sciolto fino in fondo il nodo del progetto. Il tema della leadership si può risolvere in modi diversi, ma quello del progetto non può che essere il frutto di un’iniziativa delle forze politiche che finalmente è stata avviata. Non credo sia giusto inseguire la destra sul terreno su cui vuole giocare la partita, cioè solo quello della leadership”.

Guardando al centro, come sta cambiando?

“Pare che Renzi abbia deciso di stare col centrosinistra, come altri soggetti civici. E Calenda credo stia riflettendo su come può essere funzionale alla destra”.

Il Pd perde pezzi. Madia, poi Picierno. La preoccupa?

“Quando se ne va qualcuno bisogna sempre preoccuparsi. Sarebbe ancora più preoccupante se le ragioni fossero fondate su contraddizioni che dividono il popolo del Pd o il campo del socialismo europeo, e non mi pare questo francamente il caso”.