Animali in città: solo 1 Comune su 3 ha performance sufficienti

Foto di un cucciolo di cane sul prato

È stato presentato da Legambiente l’XI rapporto nazionale “Animali in città” sui servizi pubblici per la gestione e il benessere degli animali nei contesti urbani

L’Italia non si prende abbastanza cura del benessere degli animali in città, con forti conseguenze di tipo economico, sociale e ambientale. È quanto sottolinea il XI rapporto nazionale “Animali in città” di Legambiente sui servizi offerti dalle amministrazioni comunali e dalle aziende sanitarie per la gestione degli animali d’affezione e per la qualità della nostra convivenza con animali padronali e selvatici in contesti urbani.

Nel 2022 l’indagine dell’associazione ambientalista ha coinvolto 986 amministrazioni comunali e 42 aziende sanitarie. Il dossier è stato presentato questa mattina presso la Fiera di Milano, con il patrocinio di Anci, Conferenza delle regioni e delle Province autonome, Enci, Fnovi, Amvi e Società italiana di medicina veterinaria preventiva.

In base alle valutazioni, Legambiente ha assegnato il premio nazionale “Animali in città 2022” ad alcune realtà virtuose nell’offerta di servizi e azioni dedicate alla prevenzione. Tra i premiati, dal primo al terzo posto, i Comuni di Prato, Modena e Verona. Per le aziende sanitarie sono state invece premiate, anche qui dalla prima alla terza: l’Ats della Montagna, l’Ausl Toscana centro e l’Ats Brescia. I risultati complessivi sono comunque ancora una volta negativi: la spesa pubblica è in aumento, ci sono milioni di “animali fantasma” e una scarsa attuazione dei regolamenti nella prevenzione in molti territori. Nonostante il 39,6% delle amministrazioni comunali dichiari di aver attivato un ufficio o un servizio dedicato al settore, ancora oggi solo una su tre (30,8%) raggiunge una performance sufficiente. I costi sostenuti da amministrazioni e aziende sanitarie per i servizi agli amici a quattro zampe sono in aumento: 219 milioni di euro, rispetto ai 193 milioni del 2019.

Uno dei problemi maggiori rilevati è la mancanza di una anagrafe canina aggiornata. Solo 290 comuni (29,4%) dichiarano di conoscere il numero complessivo dei cani iscritti all’anagrafe canina presenti sul proprio territorio, oltre il 70% dei Comuni non ha fornito alcun dato. E sono proprio i cani vaganti, padronali o randagi il costo più significativo a carico della collettività. Un problema accentuato dalla mancanza di una politica seria di controllo demografico e di prevenzione del randagismo tramite la sterilizzazione di cani e gatti. A questo proposito, meno della metà delle aziende sanitarie (47,6%) dichiara di effettuare azioni a riguardo. Complessivamente, nel 2021 si contano appena 4.307 cani e 19.595 gatti sterilizzati: un numero insufficiente se si pensa che, nel solo 2021, il numero ufficiale dei cani entrati nei canili sanitari è di 30.595, dei gatti entrati nei gattili sanitari di 16.259 e di quelli presenti nelle colonie feline di 338.985. Per quanto riguarda l’attuazione di specifici regolamenti o ordinanze comunali, nel 2021 solo il 37,4% dei Comuni ha adottato un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città e appena il 33,4% ha effettuato regolari controlli.

Per Legambiente bisognerebbe innanzitutto istituire un’anagrafe unica nazionale obbligatoria per tutte le specie animali d’affezione o compagnia, per fornire i servizi necessari ai cittadini e rendere sicura la convivenza con gli animali.

“Con la modifica dell’art. 9 della Costituzione, la tutela degli animali è entrata a far parte dei principi fondamentali dello Stato: un passo importante per la difesa del loro benessere ma anche per la salute umana – ha spiegato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – In Italia però c’è ancora molto da fare, a partire dall’attivazione dell’anagrafe unica nazionale obbligatoria per tutte le specie animali in cui convogliare le informazioni delle banche dati regionali. Siamo in attesa di conoscere il testo del decreto del ministro della Salute che dovrebbe essere adottato, entro marzo 2023, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, per stabilire le modalità tecniche e operative per l’implementazione del Sinac (Sistema informativo nazionale degli animali da compagnia) all’interno del sistema I&R (identificazione e registrazione) degli animali. Si acceleri al più presto.”

Tra le proposte di Legambiente c’è l’assunzione, entro il 2030, di diecimila veterinari pubblici per rafforzare il personale in servizio, attualmente composto da 4.642 unità, di cui il 78,5% uomini e con età media di 56,9 anni. Un intervento necessario anche per inaugurare, entro il 2030, mille strutture veterinarie pubbliche, tra canili e gattili sanitari e ospedali veterinari opportunamente distribuiti sul territorio (uno ogni 300-400mila cittadini).

“Il quadro che emerge dall’XI rapporto nazionale ‘Animali in città’ rimarca l’urgenza di investimenti preventivi basati su una visione e una strategia condivise, fondata sulla cooperazione tra i diversi attori istituzionali e sociali responsabili: governo, Regioni, amministrazioni comunali, associazioni e cittadini – ha dichiarato Antonino Morabito, responsabile nazionale Cites, Fauna e Benessere animale di Legambiente – Bisogna superare le attuali criticità, che vedono involontari protagonisti gli altri animali, accrescere la consapevolezza nei cittadini delle conseguenze sanitarie, ambientali, sociali ed economiche dei diversi comportamenti possibili, specie nella cosiddetta ‘era delle crisi’, comprese le pandemie, che ha visto e vedrà aumentare il disagio socioeconomico di parte importante della popolazione italiana”.

Il dossier è disponibile su  www.legambienteanimalhelp.it/animalincitta