Antonello Fassari, nato a Roma il 4 ottobre 1952, diploma all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, una carriera costruita tra teatro, cinema e televisione, è morto il 5 aprile 2025 a Roma, all’età di 72 anni, per problemi cardiovascolari. La malattia non era un segreto: lui stesso l’aveva raccontata pubblicamente, con quella sincerità diretta che aveva caratterizzato tutta la sua presenza pubblica. A La Volta Buona, il programma condotto da Caterina Balivo, aveva descritto la sua esperienza con l’angina pectoris usando un’immagine che è rimasta: “Stavo male, non riuscivo a fare le cose di tutti i giorni. Sentivo come una carpa dentro, qualcosa che mi mordeva. Ero divorato dalle ansie.”
L’angina pectoris è una patologia causata da una riduzione dell’afflusso di sangue al cuore con conseguente mancanza di ossigeno al tessuto cardiaco, il sintomo principale è una sensazione di oppressione o bruciore al torace, che può irradiarsi verso spalle, braccia, collo e mandibola. Nei casi più gravi può manifestarsi anche durante il sonno, in modo subdolo e difficile da intercettare.
La malattia cardiovascolare non era l’unica battaglia che Fassari aveva combattuto negli anni. In più occasioni aveva parlato del lungo periodo di crisi psicologica attraversato dopo la fine del matrimonio con Maria Fano, sposata nel 1982 e dalla quale si era separato nel 2005 dopo oltre vent’anni. Da quella frattura sentimentale era nata una depressione seria, accompagnata da ansia che lo aveva paralizzato nel quotidiano. “Fortunatamente le cure mediche e le attenzioni di persone preparate mi hanno salvato la vita”, aveva detto. Lo diceva senza retorica, come si direbbe una cosa vera. Aveva una figlia, Flaminia, nata nel 1989.

Una carriera tra teatro, Avanzi e I Cesaroni
Prima di diventare Cesare Cesaroni, l’oste romano sanguigno e generoso che milioni di spettatori hanno imparato ad amare nella serie cult di Canale 5, Antonello Fassari aveva costruito una carriera solida e sfaccettata. Il teatro era stato il suo punto di partenza: aveva lavorato con Luca Ronconi, una delle presenze più autorevoli del teatro italiano del Novecento. Poi era arrivata la televisione, con il programma comico Avanzi di Serena Dandini negli anni Novanta, il programma che aveva lanciato una generazione di comici italiani e in cui Fassari interpretava il personaggio dell’Antonio con eskimo e borsa di Tolfa, diventato un piccolo cult. Nel mezzo, apparizioni in Suburra, ne I ragazzi della 3ª C, e una filmografia cinematografica che includeva titoli come Camerieri (1995).
La sua ultima apparizione è in Morbo K — Chi salva una vita salva il mondo intero, miniserie uscita su Rai postuma nel gennaio 2026. La settima stagione de I Cesaroni — Il ritorno, le cui riprese sono iniziate il 17 marzo 2025 e a cui Fassari avrebbe dovuto prendere parte secondo i piani originali, gli sarà dedicata.
Le lacrime di Claudio Amendola: “Non ero pronto. Mi manca tanto”
Il 12 aprile 2026, ospite a Verissimo, Claudio Amendola, 63 anni, collega di Fassari ne I Cesaroni e suo amico, ha ricordato l’attore con la voce spezzata e le lacrime agli occhi.
Ha mostrato in studio il ciak della nuova stagione della serie, su cui era scritto “Ciao Antonello”. “È una delle persone migliori che abbia conosciuto nella vita. Come uomo e come essere umano. Mi manca tanto“, ha detto. Poi ha aggiunto, quasi sottovoce: “Sono sicuro che lunedì 13 aprile si collegherà su Canale 5.”
Già il giorno della morte, il 5 aprile 2025, Amendola aveva rilasciato all’Ansa parole che rendevano bene il senso di una perdita non elaborata: “Ci era nota la malattia bastarda che lo aveva colpito ma non eravamo preparati alla notizia. Per me è un pezzo di vita che va via, è dura anche parlare. Mi aspetto che stia borbottando qualcosa da qualche parte lassù.” E ancora: “Le sue condizioni sono precipitate nell’ultimo mese. Sul set lo aspettavamo, sperando che ce l’avrebbe fatta.”