
Ci sono tanti spunti utili ma mancano parole come cambiamento climatico, natura, integrazione delle politiche. Serve un ente sovracomunale con una struttura operativa e competenze che aiutino i cittadini e le comunità nella gestione quotidiana dei loro bisogni
Lo scorso 10 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge per lo sviluppo e la valorizzazione della montagna, un documento che introduce misure e fornisce strumenti amministrativi e finanziari per realizzare la Strategia nazionale per la montagna italiana (SNAMI). Con questa prima formulazione del provvedimento si aggiorna la normativa vigente, la legge 97 del 1994, e si procederà a risolvere l’annosa questione della classificazione dei comuni montani con l’inserimento di questi in un elenco che servirà anche a finanziare quelli con popolazione inferiore ai 10mila abitanti con 200 milioni di euro all’anno. La classificazione dei comuni montani è un obiettivo che si rincorre invano da anni, come del resto non si è ancora dipanato il nodo della organizzazione degli enti territoriali: unioni dei comuni montani o comunità montane. Su questo punto forse serviva più incisività perché, al netto delle esagerazioni, alla nostra montagna serve un ente sovracomunale con un minimo di struttura operativa e competenze che aiuti i cittadini e le comunità nella gestione quotidiana dei loro bisogni.
Questi elementi sono poco valorizzati nella proposta di legge, anche se ci sono spunti interessanti e incentivi per la sanità, la scuola, le professioni, la telefonia e le attività agro-silvo-pastorali. Ci sono tanti piccoli fattori utili ma non abbastanza per fornire una “visione” alle nostre montagne e, si tratti della montagna alpina o di quella appenninica, nel testo di legge non si trovano parole come cambiamento climatico, natura, integrazione delle politiche o simili.
Tutte parole imponenti come montagne che però nella legge latitano, e queste mancanze rischiano di trasformare la legge in un esercizio burocratico. La legge dovrebbe puntare a coordinare le politiche tra i diversi Ministeri che si occupano di territori montani (MITE, MIMS, MIPAAF, etc…); la legge dovrebbe puntare a coordinare le attività tra i comuni montani e gli altri attori territoriali che si occupano delle nostre montagne (gli enti gestori delle aree protette ad esempio); la legge deve cercare una forte integrazione con la Strategia nazionale per le aree interne, le Zone Economiche Ambientali e le prospettive anche economiche per i Piccoli comuni e, infine, deve prevedere anche la presenza dei cittadini e delle associazioni al Tavolo tecnico scientifico previsto per promuovere lo sviluppo della montagna.
Mancano ancora troppi elementi nella proposta di legge, che auspichiamo si possa emendare per migliorare e sottolineare che le condizioni fisiche e geomorfologiche delle nostre montagne necessitano di una Strategia nazionale per le montagne italiane che metta anch’essa al centro le sfide del cambiamento climatico. Perché il cambiamento climatico ha un’influenza diretta sulla perdita di biodiversità e sul mantenimento di ecosistemi fondamentali per l’economia della montagna e per il futuro del Pianeta.
Le nostre montagne sono luoghi abitati dove sono presenti una pluralità di culture e di identità, ricche di paesaggi unici e di natura imperiosa che negli ultimi decenni hanno subito un forte spopolamento e abbandono e una conseguente marginalità sociale ed economica. Fenomeni a cui si cerca di fare fronte da anni e che oggi si sommano alle difficoltà dei rischi naturali amplificati dai cambiamenti climatici (es. aumentano gli incendi, gli eventi estremi e le patologie delle piante) che rendono ancora più fragili le nostre montagne già alle prese con il dissesto provocato dall’abbandono e da un connaturato rischio idrogeologico oltre che elevato rischio sismico.
Nella consapevolezza che le montagne saranno decisive per vincere la sfida del cambiamento climatico, poiché rappresentano uno spazio politico e progettuale decisivo per il nostro Paese, crediamo che il disegno di legge per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane possa essere migliorato e portato al dibattito pubblico nel Paese per farne un’occasione unica di discussione e partecipazione dei territori montani e dei cittadini e delle associazioni che difendono le montagne.
Leggi anche
La montagna è luogo di libertà. Intervista a Paolo Cognetti
di Rocco Bellantone