Appuntamento in piazza a 10 anni dal referendum acqua e nucleare

Acqua pubblica

La vittoria del 2011 ha oggi, in piena pandemia, un significato ancora più attuale.  Un’iniziativa per rilanciare la difesa dei beni comuni

Dieci anni fa una coalizione ampia e determinata ha sancito una vittoria storica nel nostro Paese: con 27 milioni di Sì ai referendum su acqua, servizi pubblici e nucleare un vasto movimento di associazioni e società civile ha costretto ad un passo indietro. Dieci anni dopo, in piena pandemia, quella vittoria basata sulla difesa dei beni comuni e sull’affermazione dei diritti di tutti sui profitti di pochi, ha un significato ancora più attuale. Proprio per questo è stata lanciata la manifestazione nazionale sabato 12 giugno a Roma alle ore 15,30 a Piazza dell’Esquilino.

Le mani sull’acqua

Da dicembre 2020 l’acqua, al pari di una qualsiasi altra merce, è stata quotata in Borsa. Un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni e costituisce una grave minaccia ai diritti umani fondamentali.
Inoltre, la cosiddetta “riforma” del settore idrico contenuta nel Recovery Plan, così come aggiornato dal governo Draghi, punta ad un sostanziale obbligo alla privatizzazione, in particolare nel Mezzogiorno.
“L’attuale versione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risulta in “perfetta” continuità con l’azione dei governi precedenti tesa a disconoscere e tentare di cancellare l’esito referendario – si legge nel comunicato del movimento referendario – un ulteriore incentivo verso la gestione mercantile dei beni comuni, un evidente vulnus democratico per il mancato rispetto della volontà popolare. Una risposta del tutto errata alla crisi endemica, riproponendo le stesse ricette che hanno contribuito a crearla”.

Secondo i promotori del referendum la crisi ecosistemica, climatica, economica, sociale e l’emergenza sanitaria impongono una radicale inversione di rotta. “Una radicale inversione di rotta che metta al centro la tutela dei beni comuni in quanto elementi fondanti le comunità e la società, che garantisca una reale transizione ecologica, un’efficace azione di contrasto ai cambiamenti climatici e una fuoriuscita dai combustibili fossili e che garantisca a tutti i diritti fondamentali, a partire dal diritto all’accesso all’acqua, dal diritto alla salute, dal diritto ad un ambiente salubre, dal diritto ad un lavoro sicuro e non precario, dal diritto alla casa per uscire finalmente dall’emergenza abitativa”.

No al nucleare a 360°

La rete di associazioni e movimenti chiedono di completare con il “deposito nazionale” il recesso da ciclo nucleare risolvendo in modo razionale e partecipato con le comunità locali l’eredità radioattiva di una stagione infausta.
Denunciando contemporaneamente l’ipotesi di rilancio del nucleare sotto ogni forma sia per la produzione di energia elettrica che della filiera dell’ idrogeno.

Per rilanciare con forza e rimettere al centro del dibattito pubblico i temi paradigmatici e fortemente attuali emersi dalla campagna referendaria di 10 anni fa si invitano tutti a partecipare anche alle iniziative diffuse sui territori in occasione del decennale e al dibattito on line a carattere internazionale sui processi di ripubblicizzazione di domenica 13 giugno alle ore 18.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

SOSTIENI IL MENSILE