Nel frusinate l’imprenditrice è minacciata da chi vuole prendersi le sue terre per sfruttare i fondi Ue destinati agli allevamenti. Ma nella sua resistenza non è sola
Dal mensile – Donna, imprenditrice, indipendente. Assunta Valente di mestiere fa la pastora. Originaria di San Biagio Saracinisco, il suo mondo gravita attorno a Vallerotonda, montagna del frusinate sul lago di Cardito, al confine con il Parco nazionale d’Abruzzo. Il suo patrimonio è una mandria di settanta mucche allo stato semibrado più un gregge di duecento capi, tra ovini e caprini. Figlia di pastori, madre di tre figli, Assunta è una persona onesta, una lavoratrice instancabile, una sentinella che con i suoi animali “sorveglia” questo pezzo d’Appennino. Tanto, troppo per chi vuole spremere fino all’ultimo ettaro questa terra, forzando i passaggi di proprietà per accaparrarsi i fondi messi a disposizione dall’Ue a sostegno degli allevamenti allo stato brado e semibrado. Un circolo del malaffare, qui e altrove in Italia, gestito dalla criminalità organizzata e alimentato da una mentalità figlia di un pastoralismo patriarcale che vede in esperienze di vita e professionali come quella di Assunta qualcosa di intollerabile.
Assunta è bersaglio di minacce e intimidazioni, atti di violenza al suo bestiame e ai suoi terreni. «Vivo una situazione drammatica – confessa a Nuova Ecologia – non dormo la notte, penso ai miei animali, alla mia famiglia. Da un po’ di tempo notavo che alcuni punti dei miei recinti erano danneggiati, così come i tubi dell’acqua da cui si abbeverano gli animali. Capitava che le vacche si riversassero nel centro abitato, e questo aveva portato tante persone contro di me. All’inizio non ci avevo fatto troppa attenzione, poi man mano che gli episodi si ripetevano ho capito che c’era qualcosa che non andava». Da tre anni il mondo di Assunta è sotto attacco. «Ho trovato morta una vitella, prima le hanno sparato e poi l’hanno tagliata con un coltello – racconta – Hanno avvelenato anche Giulio, il mio cane. Non volevo espormi, temevo per i miei figli. Alla fine, però, sono arrivata a un punto di ritorno». Assunta non si è piegata e ha deciso di denunciare i soprusi. Viene assistita da un avvocato che la segue nella battaglia che porta avanti perché venga scoperchiato il “sistema” che sta provando a metterla all’angolo. «Ho terreni in affitto regolarmente registrati all’Agenzia delle entrate. Più volte ci ho trovato dentro vacche di altri pastori, ma io che ne sono titolare sono stata denunciata per pascolo abusivo, mi hanno diffidato a non entrarci più con i miei animali».

La pastora non intende indietreggiare. «Sto preparando i documenti per aprire un caseificio, oltre il formaggio produco il latte per noi, vendo agnelli, capretti e vitelli da carne, faccio l’orto». Nella sua resistenza non è sola. Anna Kauber, architetta che racconta i paesaggi rurali attraverso la scrittura e il documentario, l’ha ritratta nel suo ultimo lavoro, In questo mondo, e ora sta facendo da megafono alla sua denuncia. Tra i tanti che stanno dalla sua parte c’è Legambiente, che lo scorso 25 novembre l’ha premiata nominandola “ambasciatrice del territorio”.
Un riconoscimento e un appello a stringersi attorno a chi con il suo lavoro difende territori che altrimenti sarebbero preda di sfruttamento di suolo e truffe. «In questi anni hanno fatto di tutto per farmi cadere – conclude – ma io non sono caduta». Chi vuole bene a queste terre, non può voltarsi dall’altra parte.