Auto, l’Italia si ostina a elargire bonus per diesel e benzina

Auto, l’Italia si ostina a elargire bonus per diesel e benzina

In Italia si finanziano auto nuove sino a 135 grammi di emissioni di carbonio, in Europa solo fino a 50. Ma così facendo il governo non difende né l’industria né l’occupazione

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, visto da Bruxelles, appare un po’ come l’ultimo guerriero giapponese sull’isoletta che non era stato avvisato che la guerra era finita. Nel decreto governativo per l’emergenza energetica, è riuscito a far passare un bonus per l’acquisto di “nuove” automobili diesel e benzina con emissioni di CO2 fino a 135 grammi ogni chilometro percorso. L’Italia è l’unico Paese in Europa in cui è stata attuata questa misura.

Le auto che beneficeranno del bonus consumano circa 6 litri di benzina ogni 100 km, pari a 11 euro di spesa in questo periodo. Si tratta di ben 440 milioni di euro nei prossimi 3 anni, per un totale di appena 220mila auto inquinanti. Più o meno il 5% del mercato. Ben poco per rilanciare un mercato che sta perdendo il 20-30% all’anno di vendite dal 2019.

Vendita auto elettriche
Previsione vendita auto elettriche a batteria in Europa nel 2025 e 2030

Eppure il ministro Giorgetti è convinto che l’industria italiana della componentistica auto, che lavora per i motori a combustione delle grandi fabbriche europee, ormai tutte in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Polonia e Slovacchia, si potrà difendere oltre il 2035, solo vendendo auto inquinanti alle famiglie italiane. Ma quali auto saranno prodotte con i carburatori, gli iniettori e le parti dei motori a combustione create in Italia nei prossimi anni? Stellantis, il nuovo marchio franco-italiano in cui sono confluite Fiat, Alfa e Lancia, ha già annunciato che il 70% delle proprie vendite europee al 2027 saranno auto a batteria, per giungere al 100% nel 2030. Come Stellantis, anche tutti gli altri grandi gruppi auto, primi sul mercato europeo e mondiale, hanno deciso di approcciare l’elettrico nei prossimi anni. Per chi produrremo quindi componenti per il motore a combustione nei prossimi anni?

Nei giorni scorsi, a Torino, Cgil e Fiom Piemonte, regione che ospita il 40% dell’industria delle componentistica, le associazioni ambientaliste Legambiente, Kyoto Club, T&E e Wwf e l’industria dell’elettrico (Motus-E), hanno proposto insieme al governo di concentrare tutto il miliardo all’anno previsto da ora al 2030 esclusivamente sulla mobilità elettrica e, soprattutto, sulla riconversione industriale del settore. Chi produce per motori diesel e benzina ha assistito già in questi ultimi tre anni a una contrazione del mercato europeo di oltre il 30%. Si sono vendute meno auto del 2019 a causa delle crisi Covid-19, energetica e degli approvvigionamenti di microchip: a queste ragioni si è poi assommato l’affermarsi delle nuove motorizzazioni tutte elettriche (10% del mercato europeo). Ma se, già nel 2025 tutte le case prevedono di vendere in Europa tra il 10% e il 50% di auto a batteria, vuol dire che la contrazione del mercato si farà sentire già dall’anno prossimo. Ecco perché il ministro Giorgetti sbaglia, sperpera denaro pubblico e non aiuta né l’industria italiana né, tantomeno, i lavoratori.

Si aprono inoltre altri importanti interrogativi, di carattere legale e finanziario nella scelta del governo di elargire bonus per i prossimi anni (sino al 2024) per auto con emissioni sino a 135 grammi. La legge approvata dai due rami dal Parlamento prevede infatti lo stanziamento di un miliardo all’anno per l’automotive con l’obiettivo di promuovere nuove politiche industriali per il settore (decarbonizzazione ed economia circolare) e aggiunge poi “il riconoscimento di incentivi all’acquisto di veicoli non inquinanti”. In base a quale standard, nazionale ed europeo? Tutti, ma proprio tutti – compresi Cipro e l’Ungheria – distribuiscono bonus per l’acquisto di sole auto elettriche e plugin sino a 50 grammi di CO2 a km. La Commissione europea commina multe miliardarie alle case auto che in Europa vendono auto con emissioni oltre i 95 grammi. Alla luce di tutto ciò ci si chiede allora perché per il ministro Giorgetti un’auto è “non inquinante” quando emette sino a 135 grammi a chilometro.

Per approfondire
Speciale Mobilità Sostenibile
a cura di Andrea Poggio

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