
Dopo il 2025 i mezzi a metano e biometano non saranno i più vantaggiosi. Quelli a idrogeno costeranno sempre il doppio, anche nel 2030. I risultati di due interessanti studi
I falsi miti crollano. Ancora un anno fa l’Associazione delle società di trasporto pubblico locale (Asstra) sosteneva che, per affrontare la crisi del trasporto pubblico nelle ristrettezze di bilancio, non esistessero alternative credibili all’autobus diesel. Tanto è vero che, con lo scoppio dell’epidemia, il governo è stato indotto a estendere i benefici dedicati ai bus elettrici anche all’acquisto di nuove vetture a gasolio, magari con l’aggiunta di “bio” alla palma. Fu un errore.
Nel 2020 si sono messi su strada meno autobus degli ultimi decenni, meno di mille su un parco di 50mila, neanche il 5% elettrici, in controtendenza con la direttiva “Clean vehicule” (percentuale minima di veicoli non a combustione) e con il Piano Energia e Clima che imporrebbe nelle città inquinate di raggiungere l’obiettivo del 30% di veicoli a basse emissioni o elettrici entro il 2022, per poi raggiungere il 50% al 2025 e l’85% entro il 2030. Oggi, in aggiunta agli stanziamenti del Piano nazionale mobilità sostenibile, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini, ha già dato il via alla spesa prevista nel Pnrr e nei fondi complementari per 1,095 miliardi dedicati a bus urbani “full electric” e 1,4 ad autobus innovativi a basse o nulle emissioni, più altri 600 milioni per autobus extraurbani elettrici, metano liquido o idrogeno. Decisioni che portano il ministro a dichiarare il 16 dicembre 2021 che “per il trasporto pubblico abbiamo fatto la scelta chiara di non finanziare più l’acquisto di autobus diesel”. Speriamo nella svolta.
Nel 2020 si sono messi su strada meno autobus degli ultimi decenni, meno di mille su un parco di 50mila, neanche il 5% elettrici, in controtendenza con la direttiva Clean vehicule e con il Piano Energia e Clima
È del 15 ottobre scorso l’uscita di un approfondito studio dell’Università Bocconi in collaborazione con Enel Foundation (coordinatore della ricerca Oliviero Baccelli) “Scenari e prospettive dell’elettrificazione del trasporto pubblico su strada”. Nello studio si confrontano i costi complessivi: dall’acquisto dei mezzi alla manutenzione e i consumi, ma anche le infrastrutture, sino alla vendita a fine vita delle batterie, non solo dei bus elettrici con gli omologhi diesel, ma anche il metano, il biometano e l’idrogeno verde da elettricità rinnovabile. Oggi acquistare un 12 metri elettrico costa quasi il doppio di un veicolo diesel. Mai quanto uno a idrogeno, che ne costa il triplo. Ma attualizzando il costo di uso e gestione del mezzo di 10 anni, il differenziale di costo tra diesel, metano ed elettrico si assottiglia: per 55mila km percorsi all’anno il costo attualizzato scende appena sotto 1 euro a km percorso, con una differenza di appena 1 o 2 centesimi ancora a vantaggio del diesel (0,979 euro contro 0,968 euro al km). Più costoso il bus a metano liquefatto (circa 10 centesimi più caro). Non c’è storia per l’idrogeno, che costerebbe il doppio (quasi 2 euro al km).
Interessante il confronto negli anni e per percorrenze maggiori: più strada fa il mezzo e più passare all’elettrico conviene, già oggi. Ma nei prossimi anni i costi peggiorano per mezzi a combustione: dopo il 2025 il metano e il biometano non converrà più. Ha senso destinare i mezzi a biometano, magari liquefatto (bio-Gnl) solo alle lunghe percorrenze extraurbane dove l’elettrico puro non arriva. L’idrogeno costerà sempre il doppio, anche nel 2030.
E in montagna? Quasi sempre si possono usare bus elettrici. Ad affermarlo è uno studio Eurac Research sul servizio di trasporto pubblico in Alto Adige, dopo aver mappato in modo accurato distanze, dislivelli e pendenze di tutte le 235 linee oggi attive: ne è risultato che gli autobus elettrici potrebbero garantire la maggior parte delle tratte anche nelle condizioni peggiori, cioè a pieno carico sulla pendenza massima in una giornata invernale di maltempo. Un’ultima considerazione: tutti gli studi sono stati fatti prima dell’impennata dei prezzi del metano e del petrolio di questi mesi.