Associazioni e comitati locali contro la decisione del governo e del ministero della Transizione ecologica, appoggiata dalla Regione Lazio: “Il disastro ambientale che tutti conosciamo originato dalle industrie e da un’idea di sviluppo industriale malata e predatoria”
Continua a far discutere l’iniziativa congiunta del presidente del Consiglio Mario Draghi e del ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani di procedere alla sospensione del decreto di perimetrazione del Sin (Sito di interesse nazionale) Bacino del fiume Sacco. Una decisione condivisa anche dalla Regione Lazio, come ha avuto modo di rimarcare nel corso dell’assemblea generale di fine aprile di Unindustria il presidente Nicola Zingaretti. “La Regione Lazio ha chiesto la sospensione, eccetto le aree ripariali, del decreto di perimetrazione del Sin del Bacino Valle del Sacco”, ha dichiarato Zingaretti nell’occasione. “Un decreto figlio di errori e illusioni che hanno finito nel tempo per bloccare tutto. Una sospensiva non per perdere tempo ma per definire in pochi mesi col territorio un perimetro che garantisca tutela, bonifica e rilancio produttivo. Un equilibrio tra sostenibilità e crescita, come ci chiede l’Europa”.
Non la pensano allo stesso modo associazioni e comitati locali che da anni si battono per la tutela di questo Sin. Un dissenso espresso in una nota congiunta da Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (ReTuVaSa), Circolo Legambiente Anagni, Associazione Diritto alla Salute (DAS), Associazione Big Brother Ambiente, Associazione Unione Giovani Indipendenti (UGI)/Scaffale Ambientalista, Associazione Anagni Viva, Movimento No Biodigestore Anagni e Circolo Legambiente Frosinone.
“Ricordiamo che lo stato di emergenza socio-sanitaria che interessa ancora il territorio del Sin Bacino del fiume Sacco è attivo dal 2005 – si legge nella nota – Oggi con le intenzioni dichiarate dal Presidente Zingaretti e applaudite da Unindustria si torna indietro di ben 8 anni, il tutto condito dalle richieste lobbistiche della categoria industriale che avrebbe dovuto vigilare sull’operato dei propri associati. Il disastro ambientale che tutti conosciamo non ci è piovuto dal cielo: è originato dalle industrie e da un’idea di sviluppo industriale malata e predatoria. Aggiungiamo il ricatto dell’abbandono Catalent da Anagni utilizzato come cavallo di troia per rilanciare intenzioni politico economiche di de-perimetrazione nell’aria già da tempo. È chiara, prevaricante e provocatoria l’intenzione di dimenticarsi del passato e chi sul territorio ha sofferto sulla propria salute il massiccio impatto industriale”.
“Le dichiarazioni mostrano anche una ignoranza abissale, la contaminazione delle aree ripariali e di quelle di esondazione non c’entrano nulla con la contaminazione endogena delle aree industriali”, prosegue la nota. “Come sempre accade per le questioni ambientali – conclude il comunicato – si accusa l’eccesso di burocrazia, nascondendo le proprie responsabilità per non aver adeguato l’organizzazione e le risorse necessarie a gestire uno dei Sin più vasti del nostro Paese ed il più complesso per la pluralità delle fonti di contaminazione provenienti dalle diverse aree industriali collocate lungo il fiume”.
Una posizione netta, ribadita in un altro comunicato dal Circolo Legambiente Anagni. “Tutti i Sin in Italia avrebbero bisogno di procedure più snelle e, su tutti, lo Stato deve intervenire per proteggere i cittadini residenti a cominciare dalla messa in sicurezza delle fonti di contaminazione esistenti – spiega il circolo laziale – Ci aspettiamo che la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente vada almeno di pari passo con la tutela degli interessi degli investitori, nelle azioni dei nostri amministratori”.
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L’articolo Bacino del fiume Sacco, ambientalisti contrari alla sospensione della perimentrazione del Sin proviene da La Nuova Ecologia.