Bari, 2 maggio 2026 – Michelangelo Scamarcia sarebbe morto per 30 euro. Secondo i carabinieri che hanno portato in carcere Wei Lin, il 68enne – trovato cadavere nel negozio ‘Moda Casa’ nel quartiere Carobonara di Bari – e il titolare cinese dell’esercizio commerciale, erano d’accordo per ‘sfruttare’ il reddito di inclusione di Scamarcia. Nei piani, Scamarcia avrebbe effettuato una transazione con il pos di Lin utilizzando la sua carta di inclusione (con cui non è possibile prelevare, ma solo fare acquisti), Lin gli avrebbe reso in contanti 530 euro, trattenendo 70 euro come ‘commissione’. Uno scambio che avrebbe alla vittima di avere soldi liquidi, e al commerciante di guadagnarci. Stando alla ricostruzione, il cinese però non ha rispettato i patti, restituendo solo 500 euro. Da qui sarebbe nata una lite, sfociata poi nell’omicidio.
Il 68enne, scomparso il primo di aprile, è stato ritrovato morto nel negozio: il suo corpo, avvolto in sacchetti, era in avanzato stato di decomposizione. I carabinieri nei giorni scorsi avevano sentito il cinese come persona informata sui fatti a proposito delle transazioni fatte dalla vittima, nel suo negozio. Ieri mattina hanno bussato per una perquisizione. Una volta dentro, li ha insospettiti il cattivo odore proveniente da un piccolo deposito, da cui fuoriusciva anche un liquido giallastro. Dietro la porta c’era il cadavere.

Dopo l’omicidio, stando alla ricostruzione dei militari, Lin avrebbe provato a effettuare dei prelievi in posta il 27 e il 28 aprile con le carte di Scamarcia. Ma non sarebbe riuscito a completare l’operazione per un errore nel pin. Oltre che di omicidio è accusato di occultamento di cadavere e di utilizzo indebito di una carta di inclusione intestata a Scamarcia. Nelle prossime ore il pm Claudio Pinto chiederà la convalida del fermo e disporrà l’autopsia sul corpo della vittima.
