Il dottor Costa: “Dovrei dire di essere straziato dal dolore, ma Alessandro Zanardi ha ridisegnato i confini della mia anima di medico e di uomo”

Bologna, 2 maggio 2026 – Il rapporto tra Alessandro Zanardi e il dottor Claudio Marcello Costa, genio medico di Imola e fondatore di quella Clinica Mobile con la quale ha salvato la vita e guarito a tempo di record tanti piloti del motomondiale, va ben oltre la semplice amicizia. Un legame viscerale e indissolubile che i due hanno costruito passo dopo passo da quel primo incontro datato 1993.

L'incidente nel 2001. "Dopo 17 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci, però, Alessandro sorprese tutti ingannando la morte "

Il primo incontro nell’ambulatorio di Costa e il prodigio sanitario

Zanardi, pilota della scuderia Lotus in Formula 1, dopo una caduta in bicicletta con rottura di tre metatarsi di un piede si recò nell’ambulatorio di Costa a Bologna per bruciare le tappe del recupero e tornare in pista a Hockenheim, in Germania. Detto fatto. L’ennesimo prodigio sanitario del figlio del grande Checco Costa (ideatore dell’autodromo di Imola, ndr), già medico personale e segretissimo di Ayrton Senna, per sancire l’inizio di un rapporto fraterno.

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L’incidente del 2001 in Germania: “Alex ingannò la morte”

Così il ‘dottorcosta’ fu tra i primi a correre all’ospedale di Berlino per assistere il campione bolognese dopo il terribile incidente del 15 settembre 2001 al Lausitzring: “Arrivò al nosocomio tedesco con meno di un litro di sangue e in condizioni cliniche gravissime – ha ricordato Costa oggi sui suoi social con un lungo post di addio a Zanardi –. Un quadro, secondo i libri di testo della Nasa, con poche possibilità di scampo. Dopo 17 interventi chirurgici e 7 arresti cardiaci, però, Alessandro sorprese tutti ingannando la morte e obbligando la Nasa a riscrivere i suoi saggi”. Un miracolo dopo quattro giorni di coma farmacologico, l’amputazione di entrambi gli arti inferiori e aver ricevuto perfino l’estrema unzione: “Dalle macerie di Berlino, Alessandro si risollevò per stupire tutto il mondo – ha aggiunto il ‘dottorcosta’ –. Si rialzò in piedi al Motor Show di Bologna tre mesi dopo l’incidente, durante la cerimonia per la consegna dei ‘Caschi d’Oro’ di Autosprint, davanti agli occhi del ferrarista Michael Schumacher”.

La lunga riabilitazione per tornare alla normalità, poi Zanardi tornò in pista

Quella battuta ironica: “Per l’emozione mi tremano le gambe”

Già, una serata da pelle d’oca con quella battuta ironica pronunciata da Zanardi capace di fare il giro del mondo: “Per l’emozione mi tremano le gambe”. Una sorta di marchio di fabbrica della sua indole. Poi la lunga riabilitazione per tornare alla normalità con un team di cura messo a punto all’ospedale di Budrio: all’affetto della moglie Daniela e del figlio Niccolò, alla moto, al kart e addirittura al nuoto e agli sci. Nel 2003, come nelle fiabe, i 13 giri per esorcizzare la maledizione della gara del Lausitzring e nel 2006 a Valencia al volante di una monoposto di Formula 1 con tempi cronometrati non lontani da quelli di Vettel.

Zanardi e Costa: un legame viscerale e indissolubile che i due hanno costruito passo dopo passo da quel primo incontro datato 1993

Costa: “Ha dato più lui a me che io a lui”

Tutto sotto lo sguardo attento di Costa che, tra cene, risate, giornate di relax a pesca e partite a biliardo, raccontò l’impresa insieme a Zanardi nel libro capolavoro ‘Alex guarda il cielo’: “Ha dato più lui a me che io a lui – ha sottolineato Costa –. Era curioso e intelligente. Dalla medicina voleva risposte in virtù di quel suo innato talento a plasmare le mie valutazioni sul suo corpo per renderlo una macchina perfetta e vincente”.

Un binomio vincente anche nel Gran Turismo, nel Wtcc e con l’handbike, con intere giornate di lavoro per studiare la preparazione atletica più adeguata per affrontare quei mondiali e Giochi Paralimpici conditi da record e da una pioggia di medaglie: “In questo momento dovrei dire di essere straziato dal dolore ma Alessandro, con la sua amicizia e sensibilità, ha ridisegnato i confini della mia anima di medico e di uomo – ha concluso il ‘dottorcosta’ –. I suoi insegnamenti e la sua ironia mi hanno dato modo di non finire le lacrime e sopportare il peso di questa assenza rinnovando il sogno che dalla tragedia nasca, ancora una volta, il bello”.