Per legge i petrolieri aggiungono componenti green e vegetali al diesel e alla benzina per aumentare le quote di rinnovabili, ma così facendo in tutta Europa si aumenta il prezzo dei carburanti: pari a 7 miliardi di euro all’anno negli anni 2018 e 2019, fino a raggiungere l’incredibile cifra di 17 miliardi di euro in base ai prezzi di maggio 2022 (prezzo tendenziale su base annua). Ciascuno di noi paga di più per biocarburanti che, in larga maggioranza, fanno aumentare le emissioni di gas a effetto serra, danneggiano la natura, la biodiversità e la fame nel mondo
Negli ultimi anni, i biocarburanti sono stati costantemente più costosi rispetto ai combustibili fossili in Europa. Con gli attuali aumenti dei prezzi di molte delle materie prime utilizzate per i biocarburanti, come oli vegetali, cereali, olio da cucina usato e grassi animali, la differenza di prezzo rispetto ai combustibili fossili è aumentata, nonostante gli aumenti del petrolio per la guerra. A seconda della materia prima, l’energia fornita dal biodiesel costa attualmente dal 70% al 130% in più rispetto al diesel fossile. E’ quanto emerge dall’evoluzione sui prezzi elaborate dall’associazione Transpor&Environment tenendo conto del differente contenuto energetico tra il petrolio e gli oli vegetali (vedi figura con andamenti dei prezzi dei biocarburanti confrontati con benzina e diesel).
Negli anni piuttosto stabili 2018/19, rispetto al diesel, il biodiesel (FAME) venduto all’ingrosso era stato il 72% più costoso (vedi figura tratta dal report T&E 2022). La situazione è cambiata radicalmente con la pandemia che si è diffusa in tutto il mondo, facendo precipitare i prezzi del carburante per un breve periodo su tutta la linea con i prezzi dell’etanolo (alcol) alle stelle a volte a causa della forte domanda di disinfettanti. Con la ripresa dell’economia, il 2021 ha visto massicci aumenti dei prezzi dei combustibili fossili e dei biocarburanti. La guerra in Ucraina iniziata alla fine di febbraio 2022 ha provocato un ulteriore prezzi dei combustibili fossili, ma i prezzi delle colture alimentari e dei prodotti correlati come i biocarburanti sono aumentati ancora di più. Ma ai petrolieri poco importa, perché i “premi” nel mercato governata dei titoli “green” (i così detti “certificati immissione al consumo”) compensano ampiamente la spesa, scaricata a valle sui prezzi al consumatore.
Sulla base dei prezzi di maggio 2022, la miscelazione obbligatoria dei biocarburanti costa ai cittadini europei 17 miliardi di euro in più all’anno, mentre era “solo” di 7 miliardi di euro all’anno negli anni 2018 e 2019. Un costo aggiuntivo, scaricato ovviamente sul consumatore finale, visto che le società petrolifere vantano attivi formidabili (7 miliardi nel primo semestre 22 solo per l’Eni). Serviranno alla protezione dell’ambiente? No, purtroppo, perchè la quasi totalità dei biocarburanti sono peggiori per il clima perché aumentano le emissioni di CO2 a causa della deforestazione, per la stessa ragione distruggono la biodiversità e contribuiscono all’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
Popichè gli esseri umani non hanno sostanzialmente cambiato i loro fabbisogni alimentare nel corso degli anni di pandemia, è evidente che le variazioni sui prezzi sono frutto di speculazioni e non di carenze di prodotto. Il nuovo mercato dei biocombustibili non fa che amplificare gli appetiti e la fame. I biocarburanti a base di colture devono essere gradualmente eliminati il prima possibile e altri fortemente limitati.
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