Roma, 18 ottobre 2026 – “Mio padre era a un funerale ieri. La chiesa era piena, mancava solo la bara, che è arrivata molto tardi: il carro funebre non riusciva a trovare un distributore per fare rifornimento, quelli lungo la strada erano tutti esauriti”. Silvia Chiaravalle Imperiale, originaria di Triggiano, una decina di chilometri a sud di Bari, ancora non ci crede. Una vicenda che ha del surreale, in una regione, la Puglia, che da giorni sta facendo i conti con una grave carenza di carburante. Non è un caso isolato, in tutto il Sud Italia circa il 60-70% degli impianti è a secco. A stimarlo, il segretario del sindacato Fegica, Alessandro Zavalloni.
La crisi dei rifornimenti al Sud
Prima le manifestazioni dei lavoratori dell’ex Ilva e il blocco – ormai concluso – degli accessi nella raffineria Eni di Taranto, polo cruciale per la produzione e l’approvvigionamento di carburanti in Puglia, Basilicata e Calabria. Ora, mentre il prezzo medio del gasolio continua a salire, le proteste e i blocchi temporanei degli autotrasportatori contro il caro carburante: c’è tutto questo alla base della crisi dei rifornimenti al Sud. E in molti casi la paura di rimanere a secco ha provocato una corsa alle pompe, accelerando l’esaurimento delle scorte.
Ieri i rifornimenti sono gradualmente ripresi, ma la distribuzione procede a rilento. Molti gli impianti ancora in attesa, come quello gestito da Rino Carelli, a Casamassima (Bari): “I rifornimenti vanno a singhiozzo: arrivano col contagocce e finiscono subito. Ho visto persone, ma anche mezzi pubblici e di soccorso, alla disperata ricerca di una pompa di benzina”.
Le proteste degli autotrasportatori
A rallentare le consegne, poi, azioni e presidi degli autotrasportatori. Anche ieri tir fermi lungo le carreggiate. Mezzi pesanti e trattori presidiano diversi snodi della rete stradale in Calabria, Sicilia e Puglia. A crescere inesorabilmente – la denuncia – non solo il costo del carburante, ma anche quello di gestione e di trasporto: dai pedaggi al personale, dalla manutenzione alle assicurazioni. Michele Perrotti, imprenditore di Lucera in prima linea nelle proteste nel Foggiano, rappresenta la terza generazione di un’azienda che trasporta principalmente cereali e prodotti destinati alla filiera agroalimentare del Nord Italia: “Tra gasolio, autostrada, autisti, deperimento del veicolo… Per ogni viaggio stimiamo un fatturato di 2.400 euro, peccato che oggi il costo sia lo stesso, ormai non ci guadagniamo niente”. Se continua così, spiega, “tra un anno mi ritrovo senza camion, senza soldi e pieno di debiti. Se devo fallire, è meglio che fallisco da fermo, senza indebitarmi”.
Non smetteranno, promettono, fino a che non arriveranno risposte concrete. In serata, ieri, l’annuncio di un tavolo convocato in Prefettura a Milano per dopodomani: in quell’occasione il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini incontrerà rappresentanze dell’autotrasporto di Puglia, Calabria e Sicilia. In molti casi, ai cortei dei tir si sono uniti anche i lavoratori dell’agricoltura: le ripercussioni dell’aumento dei costi del carburante si fanno sentire su tutte le materie prime e derivati del petrolio. Camion e trattori parcheggiati fianco a fianco, per dire che il costo della vita è ormai insostenibile. Mentre nei supermercati alcuni scaffali restano vuoti.