Roma, 18 ottobre 2026 – Matteo Renzi, ex premier e leader di Italia Viva, partiamo dallo spoiler finale: le opposizioni riusciranno a presentarsi unite alla sfida elettorale?
“Sì. Divisi perdiamo”.
E dunque?
“Dunque se non ci uniremo, stavolta il popolo del centrosinistra verrà a prenderci a casa coi forconi”.
Il punto che non pare vi stiate prendendo moltissimo tra voi leader.
“Nessuna simpatia o antipatia personale giustifica una nuova sconfitta elettorale: prima degli ego dei politici vengono i bisogni dei cittadini”.
A proposito di elezioni: quando si vota?
“Si voterà a maggio o a novembre, ma cambia poco. Quello che cambia è su cosa si vota”.
Lei che temi porterà al tavolo?
“Noi dobbiamo insistere che sulla sicurezza e sull’economia le cose vanno peggio di cinque anni fa. E che con questi confermati al Governo peggiorerebbero ancora”.
C’è poi da capire quale sia il tavolo. Ieri lei ha ammesso di non far parte del campo largo.
“Il campo largo è composto da Pd, Avs e M5s. Ma se vogliono vincere devono allargare al centro: solo con un centrosinistra si può vincere. Quei tre partiti da soli non bastano: lo dicono i sondaggi, lo dice la politica”.
Le alleanze si fondano sulla fiducia, ma Conte continua a chiedere al Pd di farsi da garante su Renzi. I patti di desistenza esistono fin dai tempi di Bertinotti, senza aver mai funzionato granché. Alternative?
“Questa legge elettorale non permette alcuna desistenza. C’è il proporzionale e ognuno vota chi vuole. Ma se una coalizione vince ottiene il premio di maggioranza e può governare”.
La base grillina, si dice, non voterebbe mai per lei.
“Nessun grillino dovrà votare per me e io non voterò per nessun grillino. Se vinciamo governiamo insieme sulla base di un programma preciso, deciso insieme. Quanto a Conte non so a cosa si riferisca: le garanzie per il passato deve darle lui visto che ha portato Salvini al Viminale e firmato i decreti con la Lega. Ma io voglio ragionare di futuro”.
Facciamolo.
“Noi siamo pronti domani a firmare un contratto con idee precise su stipendi, Europa, sicurezza, capitale umano, innovazione. Ma per fare un’alleanza servono sempre compromessi. Vale a destra come a sinistra. L’alternativa è andare da soli. Magari prendi il 5% anziché il 3% ma poi di questo 5% non sai che fartene. Meglio il 3% ed essere decisivi che il 10% ed essere irrilevanti”.
L’elefante nella stanza è una posizione comune sul sostegno all’Ucraina…
“Ci sono divisioni sull’Ucraina, certo, ma in entrambi gli schieramenti. Noi difendiamo il sostegno a Kiev da sempre e diciamo anche dal 2022 che serve un’iniziativa diplomatica europea. Forse questo può essere uno degli elementi per raggiungere un accordo. In generale penso che sulla politica estera l’altro grande tema sia essere uniti in un giudizio severo e negativo su Trump. Salvini e Meloni lo hanno elogiato fino a ieri, noi siamo dall’altra parte del campo”.
Sempre che i campi saranno due. Ma se nessuno superasse il 42% e non scattasse il premio?
“Secondo me alla fine il tema del voto utile sarà decisivo. Non esiste rischio di pareggio. O vinciamo noi o la Meloni si prende il Quirinale e a quel punto anche la Corte Costituzionale diventerà strumento di parte. Finché le nomine le fa un galantuomo come Mattarella, la Corte è di tutti. Quando la destra prende tutto, lo sappiamo, usa tutto”.
Parlando di Palazzi e di potere: esattamente dieci anni fa lasciava Palazzo Chigi. Se potesse tornarci domani, da cosa ripartirebbe?
“Dalle condizioni di vita del ceto medio. Dieci anni fa facemmo gli 80 euro, abolimmo l’Imu prima casa, lanciammo industria 4.0, togliemmo l’Irap sul costo del lavoro e molte altre misure per le famiglie. Dopo quattro anni di Meloni sono aumentati i poveri e diminuiti gli stipendi. Ripartirei dalle condizioni di vita concreta, non dagli slogan dell’attuale Premier”.
Presidente, non posso non ricordarglielo: mentre parliamo, il generale Vannacci l’aspetta in Sardegna per una sfida di nuoto e maratona.
“Mi fa piacere che il Generale sia andato a fare il bagnetto in Sardegna, ma ci siamo sfidati a fare la Maratona. La mia prossima sarà Firenze il 29 novembre: se il Generale è pronto, lo aspetto. Nel frattempo vorrei sfidarlo sui contenuti: diritti, disabilità, economia, sicurezza. Su questi temi sono pronto a un confronto all’americana con Vannacci. Se poi lui vuol farsi anche una bella nuotata faccia pure: da Firenze a Viareggio ci arriva nuotando nell’Arno che è un po’ sporco ma comunque più pulito dei camerati di Afd e degli altri alleati di Vannacci”.