Caccia, Ispra: “Necessario assumere provvedimenti limitativi eccezionali”

Le temperature elevate, i prolungati periodi di siccità e le ondate di incendi hanno danneggiato pesantemente boschi, macchia mediterranea, pascoli e fauna selvatica. Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la situazione è destinata a peggiorare con l’inizio della stagione venatoria

Una situazione meteorologica critica, contraddistinta da temperature massime e medie elevate e prolungati periodi di siccità, a cui è andata a sommarsi, nel corso del periodo estivo, una drammatica ricorrenza di incendi, molti dei quali di comprovata origine dolosa, che ha interessato estese superfici in Calabria, Sardegna e Sicilia. È questo il quadro in cui sta per prendere avvio la nuova stagione venatoria. Boschi, macchia mediterranea, pascoli e fauna selvatica sono stati pesantemente danneggiati da questo insieme di fattori, e proprio per questo motivo Ispra in una nota richiama l’attenzione sulla necessità di assumere una serie provvedimenti limitativi eccezionali per evitare che popolazioni poste in condizioni di particolare vulnerabilità possano subire ulteriori danni.

Per ciò che concerne l’addestramento e l’allenamento dei cani da caccia, queste pratiche comportano uno stress aggiuntivo per le popolazioni di fauna stanziale, particolarmente nel caso dei Galliformi, dei Lagomorfi e degli Ungulati e possono pertanto indurre una mortalità non trascurabile. Per questa ragione, secondo Ispra, “sarebbe opportuno sospendere l’autorizzazione a svolgere questo genere di attività sino al ripristino delle condizioni ambientali, incluse quelle vegetazionali”.

Sulla caccia da appostamento, Ispra ritiene opportuno che sino a quando continuerà il deficit idrico ne venga previsto il divieto. Questo tipo di caccia, infatti, potrebbe determinare una concentrazione del prelievo in corrispondenza dei punti di abbeverata. Questo divieto è di particolare rilevanza soprattutto qualora sia stata autorizzata l’anticipazione del prelievo (la cosiddetta preapertura) nei confronti di taluni uccelli.

Riguardo la caccia agli uccelli acquatici, Ispra chiede in particolare che venga considerato un posticipo all’inizio di ottobre dell’apertura della stagione venatoria agli Anatidi e agli altri uccelli di palude.

Per ciò che concerne la caccia alle specie stanziali, per Ispra “particolare attenzione andrebbe prestata nelle situazioni ove è prassi abituale effettuare ripopolamenti di lepri o di Galliformi nel corso dell’estate”, poiché “la mortalità dei soggetti rilasciati, già elevata in condizioni ambientali normali, nella situazione attuale potrebbe diventare talmente alta da rendere pressoché inefficace lo stesso intervento di ripopolamento”.

Infine, in merito alla caccia nelle aree interessate da incendi, secondo Ispra “l’esercizio dell’attività venatoria a carico di determinate specie può rappresentare un ulteriore motivo di aggravamento delle condizioni demografiche delle popolazioni interessate, non solo nelle aree percorse dai roghi, ma anche nei settori limitrofi e interclusi, allorquando l’azione del fuoco abbia interessato percentuali importanti di un’area (es. oltre il 30%) e quando gli incendi si siano succeduti nell’arco degli ultimi anni negli stessi comprensori”. In particolare, l’Istituto suggerisce di considerare l’estensione del divieto di caccia nelle aree forestali incendiate “almeno per due anni a tutte le aree percorse dal fuoco (cespuglieti, praterie naturali e seminaturali, ecc.), nonché ad una fascia contigua alle aree medesime, le cui dimensioni andrebbero stabilite caso per caso in funzione delle superfici incendiate, della loro distribuzione e delle caratteristiche ambientali delle aree circostanti”.

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