Casa, proteste e strappo a sinistra: Sanchez si gioca tutto con le elezioni anticipate. Ma le destre volano nei sondaggi

Roma, 6 ottobre 2026 – Non inizia nel modo più sereno la campagna elettorale in Spagna per le elezioni anticipate del 29 novembre, convocate ieri mattina – concludendo nove mesi prima la legislatura – dal premier uscente Pedro Sanchez, leader del Partito socialista operaio, dopo che i suoi decreti legislativi sul caro affitti sono stati bocciati venerdì alla Camera e hanno innescato le manifestazioni di sabato in tutto il Paese del “popolo delle chiavi”, che ha protestato per l’emergenza abitativa invocando uno sciopero generale e riportando le tende in Plaza Mayor, come fecero gli Indignados quindici anni fa.

https://www.quotidiano.net/video/esteri/spagna-sanchez-annuncia-elezioni-anticipate-per-il-29-novembre-b6cnx0gd

Nel suo sofferto discorso, Sanchez ha accusato “la peggiore opposizione di sempre” di giocare contro i cittadini spagnoli a vantaggio soltanto dei ricchi speculatori e dei proprietari immobiliari che strozzano gli inquilini con le loro richieste e fra i quali ci sarebbero molti politici. Gli spagnoli, ha detto il premier uscente, “devono scegliere che ruolo giocare: se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa oppure dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia, perché continui a essere un baluardo di apertura e giustizia sociale e un punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità”.

epa13282229 A view shows tents at a housing protest encampment at Puerta del Sol in Madrid, Spain, 05 October 2026. The eviction of an 87-year-old woman from her rental home after 70 years on 23 September 2026 prompted people across the country to take to the streets to protest the ongoing housing crisis. The government has announced early elections after failing to pass an urgent housing law in the Spanish Parliament

Fin dal suo insediamento, da sfavorito, nel 2023 Sanchez ha dovuto fare acrobazie e concessioni per mantenere il potere e proprio venerdì gli alleati catalani di Junts lo hanno “tradito”, votando con i suoi maggiori nemici, i Popolari di Alberto Núñez Feijóo e la destra di Vox guidata da Santiago Abascal, amico fraterno di Giorgia Meloni.

Le due forze insieme potrebbero avere – secondo sondaggi pressoché unanimi effettuati già ieri – la maggioranza ben oltre i 176 seggi, che verrebbe poi ulteriormente rafforzata da altre forze minori: ne vengono attribuiti 140 al Pp, con il 32,6% dei voti, e 63 a Vox, con il 18,3%. Il Psoe arretrerebbe al 25,6%, con 103 eletti, e sarebbe fuori da ogni possibilità di governo con gli alleati di sinistra, quelli che Abascal, tanto per tranquillizzare le acque, ha definito “complici”.

La logica vorrebbe che, stando così le cose, si insediasse un governo di centrodestra, visto che i Popolari senza Vox non potrebbero avere la maggioranza necessaria per portare Feijóo alla tanto sospirata poltrona della Moncloa, che si è visto sfilare nel 2023. Ma il leader del Pp, per governare, deve giocoforza cedere alle richieste dell’arrembante Abascal, che sale nei sondaggi e fa la voce grossa.

“Dobbiamo – ha detto – invertire l’ondata migratoria, che sta avendo tante conseguenze negative per le tasche degli spagnoli, per la loro sicurezza, per la loro assistenza sanitaria e per l’accesso a un alloggio. Non esito a dire che sono per la remigrazione, affinché gli spagnoli non vengano discriminati nel proprio Paese, e porrò fine alla corruzione, alle ideologie e alle tendenze confiscatorie che stanno soffocando i lavoratori autonomi sotto l’attuale governo: quindi giù le tasse”.

E poi gli attacchi a Sánchez, “che ha guidato un governo mafioso e che userà le sue milizie per impedirci di avere elezioni libere, pacifiche ed eque”. Feijóo ascolta e per ora non commenta l’alleato, sostenendo che a vantaggio della possibile maggioranza c’è il fatto che Pp e Vox governano assieme già in quattro regioni: Andalusia, Aragona, Castiglia e León ed Estremadura. Ma il governo centrale potrebbe essere un’altra cosa e infatti alcune fonti del Pp affermano che, in ogni caso, sarà una “consultazione incerta”.