C’è una storia che arriva dai campi di atletica e finisce dentro le stanze del potere cittadino.
È quella di Silvia Salis, sindaca di Genova, che si presenta con un profilo lontano dalle classiche traiettorie di partito. Ma chi è?
Genovese, cresciuta a pochi passi dal campo di Villa Gentile, Salis porta con sé un legame profondo con la città e con le sue radici. Il padre, figura centrale nella sua vita, è stato per anni custode proprio di quell’impianto sportivo dove tutto è iniziato. A lui ha dedicato uno dei pensieri più intensi dopo l’elezione, in un passaggio che mescola orgoglio e memoria personale.
Una carriera tra medaglie, istituzioni e vita privata
Prima della politica, lo sport. E non come parentesi, ma come identità. Silvia Salis è nata il 17 settembre 1985, ha 41 anni. Ha conseguito la laurea in Scienze Politiche, ma è stata anche una protagonista dell’atletica leggera italiana, specialista nel lancio del martello, con convocazioni in nazionale e partecipazioni a due edizioni dei Giochi Olimpici.
Nel suo percorso agonistico ha collezionato titoli nazionali e risultati importanti anche in ambito internazionale, costruendo una reputazione solida dentro e fuori le piste.

Terminata la carriera da atleta, una nuova fase: quella dirigenziale. Il passaggio alle istituzioni sportive è stato naturale, fino ad arrivare a ruoli di primo piano nel Comitato Olimpico Nazionale Italiano, dove ha ricoperto la carica di vicepresidente accanto a Giovanni Malagò. Un’esperienza che ha consolidato competenze e visione, poi trasferite nel salto verso la politica.
La candidatura, arrivata nel 2025, ha rappresentato una scelta quasi controcorrente: una figura civica, estranea ai percorsi tradizionali, capace però di mettere insieme un ampio fronte politico. Attorno al suo nome si è costruita una coalizione trasversale, segno di una fiducia costruita più sul profilo personale che sulle appartenenze.
Sul piano privato, Salis è madre di Eugenio, nato dalla relazione con il regista Fausto Brizzi. Una dimensione familiare che convive con quella pubblica, senza mai essere ostentata ma restando parte integrante del suo racconto.