L’ecoacustica è una disciplina scientifica emergente che permette di comprendere e monitorare gli ecosistemi attraverso le loro “impronte sonore”. La storia di due progetti realizzati in Italia
Che suono fa il vento quando è di tramontana, quando è di mare oppure quando è una calda brezza? Quale impatto ha sugli animali? Che cosa accade in un ecosistema quando, a causa dei cambiamenti climatici, le stagioni sono particolarmente calde, piovose o ventose? E quando i suoni antropici prodotti dall’uomo interferiscono con quelli delle altre specie? Quali sono i trend delle specie canore presenti in un territorio? Queste e altre domande sono l’oggetto dell’Ecoacustica, una disciplina emergente che permette di comprendere e monitorare gli ecosistemi attraverso le loro “impronte sonore”. In Italia, nel corso dell’estate, sono entrati a pieno regime due progetti molto interessanti.

Il 16 giugno, in occasione del simposio britannico “Ukan+ Monitoring Uk biodiversity”, il professore onorario di Ecologia Almo Farina ha presentato il progetto “Eco-soundscape. Osservatorio della biodiversità acustica”, che per il momento prevede l’istallazione di quattro stazioni di rilevamento acustico nel territorio del comune di Fivizzano, in Lunigiana (Ms). Grazie a quattro registratori appositamente concepiti, e alla realizzazione di un sito web dedicato, sarà possibile ascoltare in tempo reale i paesaggi sonori dei siti scelti. Un progetto interamente made in Italy, annunciato nel 2020 dal Comune di Fivizzano e ora finalmente entrato in fase di rodaggio con l’istallazione del primo prototipo. «Abbiamo voluto valorizzare il lavoro del professore Almo Farina, nostro concittadino e fra i massimi esperti del settore – spiega a Nuova Ecologia il sindaco Gianluigi Giannetti – Situato fra il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e il Parco regionale delle Alpi Apuane, il territorio di Fivizzano presenta un grande interesse dal punto di vista naturalistico. Questo progetto consentirà di comprendere meglio, scientificamente, il territorio e anche, sulla base delle conoscenze acquisite, di individuare eventuali interventi da realizzare per proteggere la biodiversità e la diversità rurale». I registratori digitali, alimentati da celle solari, realizzati dalla cooperativa Lunilettronik di Fivizzano, lavoreranno in modo continuativo. Un ponte radio consentirà di trasmettere le informazioni al server dell’Istituto di ecoacustica, per poi confluire in un sito web dove tutti potranno mettersi in ascolto. Nel corso dei prossimi mesi, il sito verrà integrato con immagini e descrizioni delle principali caratteristiche ambientali dei luoghi che ospiteranno le stazioni acustiche. Il visitatore potrà così capire “dove si trova” e quali siano gli animali dominanti. L’auspicio del professor Farina è che altri Comuni della Lunigiana aderiscano al progetto e si mettano in rete. La Lunigiana, sostiene il professore, «è una terra da studiare e capire». Oltre a dare visibilità al territorio, questa iniziativa ha importanti risvolti didattici. I bambini potranno imparare a riconoscere i canti degli animali, ma anche prestare attenzione ai ritmi stagionali o ancora ai suoni prodotti dagli eventi atmosferici o dall’uomo. L’aspetto scientifico, a sua volta, è molto rilevante. Attraverso un software abbastanza complesso, i suoni in alta definizione vengono registrati su una memoria. Tramite una chiave d’accesso potranno poi essere scaricati e messi a disposizione dei ricercatori che ne faranno richiesta. «Macchine di questo tipo sono una grande evoluzione dal punto di vista dello studio dell’ecoacustica – spiega Farina – Non sarà più necessario andare sul campo e il flusso continuativo di dati permetterà di avviare ricerche a lungo termine monitorando la qualità dell’ecosistema e anche, per esempio, l’impatto dei cambiamenti climatici».
Guardiani sonori
Nel 2021 un altro progetto, intrapreso dal Wwf Italia in collaborazione con Huawei e l’organizzazione no profit californiana Rainforest connection, ha visto l’istallazione, nelle oasi gestite dall’associazione ambientalista, di due tipi di dispositivi: 35 registratori “Edge Audiomoth” e 10 “Guardian”. «I primi, più semplici, permettono di registrare offline un ambiente acustico immagazzinando l’informazione per circa 15-30 giorni. Le memorie devono essere scaricate manualmente e le batterie sostituite, ma presentano il vantaggio che possono funzionare ovunque, indipendentemente dalla quantità di luce e dalla copertura del cellulare», sottolinea Gianni Pavan, docente di Bio ed Ecoacustica coinvolto nel progetto. Piccoli e discreti, si mimetizzano bene e possono essere posizionati nella penombra del bosco e persino nelle grotte. Le registrazioni immagazzinate, analizzate in collaborazione con il Centro interdisciplinare di bioacustica del dipartimento di Scienze della terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, permetteranno di monitorare i trend delle specie presenti e lo stato di salute dell’ecosistema. I dispositivi “Guardian”, al momento istallati nelle riserve naturali di Stato e oasi Wwf Cratere degli Astroni (Campania), Laguna di Orbetello (Toscana) e Lago di Burano (Toscana), sono dotati invece di pannelli solari e funzionano in cloud. In grado di registrare suoni fino a 3 km2 di distanza, trasmettono le informazioni alla piattaforma internazionale Arbimon, dove i suoni vengono analizzati attraverso specifici algoritmi di intelligenza artificiale allo scopo d’identificare le specie presenti ma anche possibili attività illegali – bracconaggio, disboscamento o penetrazione di veicoli motorizzati – e allertare in tempo reale le guardie delle riserve. «Si tratta di un sistema di sorveglianza utilizzato da anni in diverse parti del mondo», sottolinea Pavan. «In futuro – spiega Marco Galaverni, direttore programma e oasi Wwf – ci attrezzeremo anche per permettere al pubblico di ascoltare i paesaggi sonori delle oasi Wwf».
Tante le sfide di questa disciplina. Dallo sviluppo di nuovi dispositivi
a quello di indici sonori e software
Dagli anni 2000 si riconosce che l’ambiente acustico è una componente necessaria degli ecosistemi. Mentre la bioacustica è focalizzata sul comportamento acustico di singole specie animali, che vocalizzano per comunicare e/o ecolocalizzare, l’ecoacustica studia le relazioni delle specie fra loro e con l’ambiente all’interno dell’ecosistema. Le sfide di questa disciplina, che permetterà di monitorare in modo sempre più efficace e poco impattante la salute di un ambiente naturale per lunghi periodi, sono numerose. Dallo sviluppo di dispositivi di registrazione e trasmissione dati sempre più efficienti alla concezione di indici sonori che permettano di misurare la ricchezza e la diversità di un ecosistema, passando per software in grado d’identificare anche le specie animali caratterizzate da una grande varietà di vocalizzazioni. (Dal mensile di settembre)
dove ascoltare
Stazioni acustiche situate nel comune di Fivizzano (Ms)
ecosoundscape.it
Reti internazionali di stazioni acustiche
locusonus.org/soundmap/051
app.birdweather.com
L’app per riconoscere il canto degli uccelli
Il riconoscimento automatico dei suoni prodotti dalle specie animali implica enormi sfide, anche per via dell’ampia gamma di vocalizzazioni emesse da molte specie. Attualmente sono in corso di sviluppo software per il riconoscimento di pipistrelli e uccelli. In particolare, la Cornell University ha sviluppato un’app per identificare in tempo reale i canti degli uccelli e che ora è possibile scaricare su pc e smartphone.
birdnet.cornell.edu
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
REGISTRATI SUL SITO
